Tutte queste sensazioni, non sempre sono sintomo di malessere al cuore

Un tuffo al cuore, palpitazioni, battiti accelerati, dolore al petto, fitte al cuore, battito che salta, battito che rallenta, si ferma: è sempre colpa del cuore? La sensazione è quella giusta: è il cuore che perde il battito, lo salta, lo accelera, eccetera.

Quali sono le cause e come interpretrare i sintomi?

Ma se i sintomi descritti derivano dal cuore, non sempre essi sono espressione di una reale sofferenza del cuore. Sono molti i casi di pazienti che in presenza di uno di questi sintomi corrono in ospedale a far controlli cardiologici, spesso scavando un buco nell’acqua, e magari talora beccandosi i rimproveri dei medici stessi per il falso allarme creato. E allora? Beh, quando elettrocardiogramma, ecocolordoppler cardiaco, eventuali esami ematochimici escludono che il cuore abbia una patologia di base, bisogna indagare su una possibile causa che, esterna al cuore, determini comunque una sollecitazione dello stesso. Può sembrare assurdo ma l’elenco di condizioni più o meno patologiche che possono  causare un problema di aritmia cardiaca è notevole. Per semplicità e per frequenza elencheremo i principali:

  • ansia: attacchi di panico, stress, stati ansiosi non gestiti possono determinare brusche accelerazioni o decelerazioni del battito cardiaco, amplificando ulteriormente lo stato ansioso del soggetto;
  • sofferenza gastrica: è ormai accertato scientificamente che la prima causa di aritmie cardiache (benigne) a causa extracardiaca sia da ricercarsi in una sofferenza del tratto gastroesofageo. Ernia iatale, reflusso gastroesofageo, esofagite da reflusso, gastrite, ulcera gastrica sono tra le cause più frequenti di patologia capace di “irritare” anche il limitrofo cuore inducendo, con meccanismi ancora da definire sicuramente su base neurovegetativa, le sensazioni fastidiose di cui si è detto;
  • disturbi ormonali: tiroiditi, ipertiroidismo, disfunzioni dei surreni, possono indurre accelerazioni cardiache e comparsa di aritmie anche fastidiose;
  • alterazioni dei parametri ematochimici: un calo di ferro nel sangue (sideremia), tipico nelle anemie, un aumento di indici di flogosi (VES, PCR) a seguito di infezioni o infiammazioni, possono concorrere nel determinare alterazioni del ritmo cardiaco, così come alterazioni dell’equilibrio idroelettrolitico;
  • uso di farmaci: quando si prendono farmaci, la comparsa di sintomi cardiaci deve indurre a controllare le caratteristiche del farmaco. Sono infatti diversi i farmaci capaci di influenzare la capacità ritmica del cuore.
  • peso corporeo: una condizione di sovrappeso ed obesità rappresenta un carico di lavoro importante per il corpo stesso, dunque anche il cuore può essere sottoposto a carico ulteriore.

Fatte salve le dovute eccezioni, dunque, bisogna affermare con certezza che in presenza di un sintomo relativo al cuore, effettuati i dovuti accertamenti, che escludano anomalie cardiache, bisogna anche guardare altrove per trovare una eventuale causa e rimuoverla!