atleta durante una corsa ad ostacoliGinocchio del saltatore, con questa sigla si indica una comune infiammazione del tendine rotuleo che tipicamente colpisce alcuni atleti (The JUMPER’S KNEE = il ginocchio del saltatore) che eseguono gesti atletici caratterizzati da elevata potenza, ma spesso tale patologia interessa, anche se in modo più subdolo, i corridori di lunghe distanze, potendone limitare significativamente la prestazione atletica.

Questa infiammazione colpisce il tendine distale del quadricipite femoro-rotuleo; per la precisione il dolore può insorgere, in ordine di frequenza, sull'inserzione prossimale dell'apice rotuleo, sul ventre tendineo o sull'inserzione distale del tendine, alla tuberosità tibiale anteriore. Il dolore nel caso di ginocchio del saltatore insorge molto lentamente, presente nella fase di decelerazione, nei cambi di direzione e negli arresti improvvisi, e comunemente si può accompagnare a tumefazione in sede con limitazione funzionale, dolore alla digitopressione e, negli stati più avanzati, con la perdita di forza dei muscoli dell'intera catena cinetica dell'arto inferiore, cui segue uno squilibrio muscolare evidente.

Sulle cause di insorgenza non vi possono essere dubbi, essendo il ginocchio del saltatore una patologia prettamente coinvolgente casistiche di atleti: ampio dibattito vi è invece sulla definizione di fattori di rischio predisponenti. Al momento gli autori identificano, grossolanamente ma efficacemente, due gruppi di fattori di rischio: fattori intrinseci ed estrinseci. Al primo gruppo sono riconducibili tutti fattori relativi al soggetto coinvolto: presenza dunque di disfunzioni dell'apparato estensore, squilibri muscolari, dismetrie degli arti, tilt pelvico, eccetera. Al secondo gruppo appartengono fattori legati alla disciplina sportiva stessa, come ad esempio i terreni di gioco, il tipo di calzature usate, errori nei carichi di lavoro e di allenamento, scarso tempo dedicato alla preparazione ed al defaticamento, etc...

Indipendentemente dalle cause, questa tendinopatia da sport (il ginocchio del saltatore) ha origini sicuramente meccaniche, ricollegandosi ai microtraumi ripetuti ed alle ipersollecitazioni funzionali dovute all'eccesso di carico improvviso o ciclico esercitato sulla giunzione osteo-tendinea specifica.

L'identificazione della patologia sportiva è sostanzialmente legata all'anamnesi ed alla valutazione clinica, tuttavia ottime informazioni si possono ottenere, sullo stato e sui tempi di recupero, dall'esame ecografico il suo trattamento è molto semplice, consistendo nel riposo funzionale del tendine, che va quindi considerato come un'unica essenza funzionale insieme al muscolo ed all'osso, nell'utilizzo di anti-infiammatori ed analgesici (topici come pomate, spray, cerotti e sistemici) e, inizialmente, di crioterapia (ghiaccio).

Se il processo infiammatorio dovesse persistere, protocolli fisioterapici possono essere utili per agevolare o accorciare i tempi di recupero; la scelta delle terapie fisiche strumentali (ultrasuoni, laser, eccetera) o manuali (rieducazione funzionale, elongazione, eccetera) è di stretta pertinenza del medico specialista, fisiatra, medico dello sport o ortopedico. Dopo la valutazione clinica che confermi la scomparsa della patologia de il ginocchio del saltatore, è utile avviare un adeguato programma di recupero, curando in particolare la flessibilità muscolare e la capacità di sviluppo di forza eccentrica, recuperando così il giusto equilibrio tra flessione ed estensione.

Secondo diversi tecnici, il giusto rapporto fisiologico tra estensori e flessori del ginocchio è da definirsi al 100%-60%, sicché con tale percentuale il rischio di lesioni muscolari e tendinee è sostanzialmente minimo. Nel complesso, dunque, si può affermare che nel recupero di un JUMPER’S KNEE, bisogna curare molto la fase di riscaldamento e la fase di defaticamento. In particolare, nel riscaldamento bisogna agire con esercizi di stretching: prima un easy stretch (semplice stretching), poi un development stretch (stretching complesso), interessante il retto femorale del quadricipite, gli ischio-gambieri, il tibiale anteriore, il gastro-soleo, il tensore della fascia lata ed i muscoli flessori ed estensori dell’anca. La costante applicazione dello stretching, sia nel riscaldamento che nel defaticamento, ha lo scopo di ridurre lo stato di contrazione anomala che può momentaneamente ostacolare l'estensione del ginocchio, favorendo così il sovraccarico del tendine. In tal senso può anche essere utile un taping o un cinturino infrapatellare, capaci di attenuare gli stress tensionali diretti sul tendine femoro-rotuleo.

Tuttavia, appare sempre più evidente che il recupero funzionale del tendine sia legato in particolare al ripristino dei livelli ottimali di flessibilità, forza e resistenza muscolo-tendinea, attraverso esercitazioni che utilizzino particolarmente il regime eccentrico; questa considerazione parte dal presupposto che l'esercizio ed il carico precoce hanno effetti benefici sui processi riparativi del tendine, come scientificamente dimostrato. Per un approccio semplice al recupero della patologia, può essere utile uno schema esemplificativo:

Schema allenamento

1) Stretching
a) statico
b) tenuto da 15 a 30 secondi
c) ripetuto da 3 a 5 volte
2) Esercizio eccentrico
a) 3 serie di 10 ripetizioni
b) progressione da lento a moderato e veloce in 1 settimana
c) aumento della resistenza esterna, con ripetizione del ciclo dopo il 7° giorno
3) Stretching
4) Esercizio specifico
5) Crioterapia: ghiaccio per 5-15 minuti sul punto eventualmente dolente

Altrettanto utile, nel recupero funzionale in caso di patologia de il ginocchio del saltatore, sembra la tecnica pliometrica: per pliometria o Depth Jumpingsi intende una metodica di allenamento avente per obiettivo l'elasticità muscolo-tendinea, tramite una serie di salti dall'alto in basso con ammortizzamento e successivo balzo verticale. Una funzionale progressione dell'allenamento può essere la seguente:

  1. pliometria semplice: uso di cerchi e plinti bassi;
  2. pliometria media: uso di ostacoli e panche;
  3. pliometria intensa: uso di plinti alti.

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