Cuore in tilt

In atletica leggera, e nello sport in genere, i test di valutazione funzionale sono molto importanti poiché, per i medici sportivi, gli allenatori, i preparatori atletici, forniscono informazioni sullo stato di salute dell’atleta, sulle sue capacità di performance, e sui progressi conseguiti in seguito a specifici programmi di allenamento. Anche l’atleta autodidatta può se accuratamente informato, con la ripetizione di prove piuttosto semplici, gestirsi la propria condizione fisico-atletica nel corso della stagione agonistica.

Quando si sceglie un test funzionale, bisogna seguire regole fondamentali e semplici:

  1. Devono essere semplici da eseguire (semplicità di esecuzione);
  2. Non sempre c’è un medico a disposizione per prelievi di sangue o macchinari di stretto uso medico, quindi devono essere effettuabili da chiunque (non invasivi);
  3. La possibilità che siano facilmente ripetibili e riproducibili;
  4. La possibilità di potere confrontare sempre i dati, dunque effettuare i test funzionali con criteri di analisi (ad esempio prima e dopo un specifico periodo di allenamento)
  5. Identificazione del criterio funzionale che si vuole valutare (forza, velocità, resistenza, capacità propriocettive, eccetera).

Vi sono dunque test utili ad esplorare maggiormente la capacità energetica di un atleta, ed altri più indicativi della sua capacità strutturale, muscolare. Volendo usare termini comprensibili per tutti, che riassumano grossolanamente quanto detto, con i test si può analizzare:

Potenza Aerobica

  1. La Potenza Aerobica: è la capacità di compiere lavoro in regime aerobico, cioè consumando ossigeno, dunque indica la “cilindrata” della “macchina atleta”. Si definisce come “massima potenza aerobica”, indicata con acronimo VO2max il massimo consumo di ossigeno (millilitri per minuto, ml/min) che un atleta può consumare senza accumulare progressivamente acido lattico (che deriva invece da un consumo di energia in assenza di ossigeno) nell’unità di tempo, nel corso di una attività fisica coinvolgente grandi gruppi muscolari, di intensità progressivamente crescente e protratta fino all’esaurimento.
  2. La soglia Anaerobica: si indica il massimo carico di lavoro che non determini accumulo di acido lattico nei muscoli e nel sangue. Tanto più alto è questo carico, tanto maggiore è il VO2max dell’atleta. Al di sotto di questa soglia, il metabolismo dell'atleta è sostenuto sostanzialmente da meccanismi energetici aerobici. Sopra la soglia si attivano meccanismi energetici anaerobici (in assenza di ossigeno) che attingono a riserve limitate di energia. Dunque la soglia indica una capacità di lavoro intensissima ma di breve durata, di pochi minuti al massimo.
  3. La Forza: è la capacità fisica di compiere un lavoro, ed è dunque un parametro funzionale della muscolatura dell’uomo. Nella pratica sportiva si hanno diversi concetti di forza:
    • Forza massimale (la forza più elevata che il sistema neuromuscolare può esprimere con contrazione volontaria, a discapito della velocità);
    • Forza veloce (capacità in cui prevale la componente velocità del sistema neuromuscolare a superare le resistenze con una elevata rapidità di contrazione, a carico conseguentemente ridotto);
    • Forza resistente (capacità dell’organismo di opporsi alla fatica per un tempo relativamente lungo in cui carico e velocità si mantengono in valori medi costanti; questa forma di forza dipende da apparato muscolare, cardiovascolare e respiratorio);
    • Forza esplosiva (manifestazione di forza in cui il massimo impegno viene raggiunto con molta rapidità, si può distinguere forza esplosiva pura, forza veloce esplosiva e forza veloce esplosiva con capacità reattiva).

Seconda parte dell'articolo: Test funzionali dell'atleta - Cap. 2