Stretto ToracicoLa sindrome dello stretto toracico è una patologia che prevalentemente colpisce gli sportivi, sottoposti a carichi atletici importanti dove sono usati particolarmente gli arti superiori (baseball, canottaggio, atletica leggera, anelli nella ginnastica, pallanuoto, pallavolo, scherma), ma può colpire anche soggetti sedentari (prevalentemente soggetti longilinei di sesso femminile).

Traumi sportivi, usura da sforzo, predisposizione familiare (in genere chi ne soffre può anche manifestare la sindrome di Raynaud alle mani) e costituzionale (cingolo scapolare scarno, con poca massa muscolare) possono nel loro insieme determinare un fenomeno meccanico che determina una compressione estrinseca degli elementi vascolo nervosi presenti alla radice dell’arto superiore da parte delle strutture muscolo-aponeurotiche ed ossee che delimitano appunto lo stretto toracico, scatenando un quadro di segni e sintomi che sono di natura prevalentemente appunto vascolare e nervosa, talora molto violente:

  • dolore di tipo puntorio o trafittivo dell’arto;
  • edema (gonfiore) dell’arto;
  • addormentamenti, formicolii, riduzione della sensibilità (parestesie e disestesie) dell’arto colpito;
  • ipotermia dell’arto colpito;
  • alterazioni trofiche della cute (più frequente nelle forme croniche e subdole, con perdita di bulbi piliferi e pelle più atrofizzata dell’arto colpito);
  • importante riduzione del battito cardiaco sul polso dell’arto colpito nei movimenti di abduzione ed extrarotazione;
  • La diagnosi si basa essenzialmente sui dati anamnestici, sulla visita clinica e su accertamenti strumentali importanti come ecocolordoppler dell’arto, elettromiografiadell’arto, eventuale angiografia.

La terapia si basa su un approccio multifocale comune a molte patologie da sovraccarico funzionale:

  • riposo funzionale o sportivo dell’arto colpito (fondamentale!);
  • farmaci cortisonici e vasodilatatori (usati per via topica o per bocca, hanno la funzione di attenuare il processo infiammatorio a carico di vasi e nervi coinvolti nel trauma compressivo);
  • integratori (alcuni integratori per tessuto nervoso come la L-acetilcarnitina, l'acido alfa-lipoico e l'acido gamma-linolenico, associati ad antiossidanti naturali come diosmina e ribes nero del circolo vascolare agevolano il recupero del trofismo del tessuto vascolare e nervoso danneggiati);
  • fisioterapia (strumentazione laser, ad ultrasuoni, correnti faradiche, tecarterapia possono ridurre il processo flogistico degenerativo a carico dello stretto toracico, mentre una rieducazione funzionale del cingolo scapolare può consentire un riequilibrio nel sinergismo tra il meccanismo di apertura posteriore e di chiusura anteriore dello stretto toracico);

L’intervento chirurgico è da prendersi in considerazione nei casi complicati da ischemia, embolia, aneurismi e trombosi conseguenti al persistente fenomeno compressivo e prevede diversi tipi di approcci:

  • resezione della prima costola
  • scalenotomia
  • scalenectomia