Parola stress a fuoco in mezzo ad altre parole sfuocate

Per infarto cardiaco si intende, in medicina, la lesione del cuore conseguente ad una indebita interruzione della circolazione locale del sangue.L'infarto cardiaco (o infarto del miocardio) è un evento traumatico importante, nella gran parte dei casi imprevedibile, di cui si conoscono diversi fattori di rischio: vita sedentaria, sovrappeso e/o obesità, predisposizione genetica / familiare, fumo di sigarette, alterazioni del profilo ematochimico (diabete, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, iperomocisteinemia, eccetera), uso di farmaci, ipertensione, malattie genetiche del sangue relative ai fattori di coagulazione, eccetera.

Quali sono le cause del'inforto cardiaco?

Tra questi fattori è stato indicato, sempre in modo generico ma costante, lo stress. Definire lo stress in medicina è difficile: genericamente si può parlare di stress quando una qualsiasi causa (fisica, chimica, psichica, eccetera) è capace di esercitare sull'organismo, con la sua azione prolungata uno stimolo dannoso causando una reazione dannosa.

Lo stress lavorativo, le forti emozioni, lo stato ansioso psichico, sono tutti elementi che vengono considerati potenzialmente nocivi per l'organismo e dunque un fattore di rischio per infarto. Una connessione tra stress e infarto è sempre stata indicata, tuttavia dati biologici in mano, evidenze scientifiche strette non se ne sono mai avute.

In tempi recenti alcuni studi scientifici hanno evidenziato che l'infarto è, anche una "questione di testa", nel senso letterale del termine. Gli studi negli ultimi anni si sono concentrati sulla amigdala, piccolo componente del sistema limbico (Termine usato per la prima volta da Broca nel XIX secolo, derivante dalla parola limbus = cintura, che indica un insieme di strutture cerebrali che giacciono su un piano mediale e disposte attorno al corpo calloso al diencefalo e al tronco encefalico).

Cosa è l'amigdala?

La amigdala rappresenta per molti studiosi la struttura chiave per l'apprendimento e/o lo sviluppo del significato emotivo di uno stimolo visivo. L'amigdala è composta da più nuclei collegati tra loro, ed il nucleo centrale è importante per risposte emozionali a stimoli nocivi.

La amigdala sembra gestire, collaborando con il resto del sistema nervoso, segni fisiologici e comportamentali della paura e la sua stimolazione protratta sembrerebbe indurre malattie da stress. La conferma di queste sue capacità è dimostrata da patologie specifiche in cui la amigdala non funziona, come nei pazienti affetti dalla patologia di Urbach-Wiethe (privazione bilaterale amigdala per calcificazione).

Questi soggetti hanno una specificità caratteriale, una totale incapacità a riconoscere un pericolo e ad avere paura. Coraggiosi, temerari? No, soltanto incapaci di capire o calcolare il pericolo. Un recente studio di una università americana pubblicato sul Lancet ha dimostrato che la amigdala aumenta la propria attività in presenza di una perdurante condizione di stress; i ricercatori Usa hanno sottoposto quasi trecento pazienti difficili (con disturbo post-traumatico da stress, ansia o depressione), a controlli specifici come la Pet (tomografia ad emissione di positroni), elettroencefalografi, eccetera per circa quattro anni.

Di questi un 10% ha manifestato disturbi cardiaci (infarti o ischemie cardiache ed angine), ed in tutti i casi è stata rilevata la altissima attività dell'amigdala.

Lo stress causa l'infarto?

In sintesi una amigdala che lavora troppo induce troppo stress e questo si ripercuote sul paziente esponendolo ad un maggior rischio di infarto. Se ne deduce che lo stress cronico potrebbe essere trattato come un importante fattore di rischio, al pari di altri come fumo, ipertensione e diabete.

Curare o prevenire lo stress significherebbe ridurre il rischio di infarto. Insomma, una novità scientifica che non è una novità sulla base della esperienza di tutti i giorni: la consapevolezza che lo stress è il sale della vita e che lo stesso stress se elevato può far danni è cosa nota anche nella esperienza popolare (Riposati ogni tanto; un campo che ha riposato dà un raccolto abbondante, cfr Ovidio), ma la evidenza scientifica è altra cosa.

Personalmente mi piace pensarla come Donald Tubesing: "Lo stress è come una spezia, nella giusta proporzione esalta il sapore di un piatto. Troppo poca produce un blando, noioso pasto; troppa può soffocarlo".

Una cosa è comunque certa, per dirla alla Bernstein "Il numero dei fattori di stress si è moltiplicato in modo esponenziale: il traffico, il denaro, il successo, l'equilibrio lavoro/vita, l'economia, l'ambiente, la genitorialità, i conflitti familiari, le relazioni, la malattia. Poiché la natura della vita umana è diventata molto più complicata, la nostra risposta non è stata in grado di tenere il passo con lo stress".

Dunque cerchiamo di trovare un nuovo equilibrio, ma per farlo non consiglio di guardare avanti, ma di fare un passo indietro, citando Aristotele: "Se c'è soluzione perché ti preoccupi? Se non c'è soluzione perché ti preoccupi?".