Medici e ShoahNel ricordo della Shoah mi piace riferire di persone o episodi che, legati al mondo della medicina, raccontano di storie di eroi di uomini comuni.

Una storia bella e triste nel contempo è quella di Vincenzo Colantonio (classe 1914), di Ercolano: imbarcato sulla unità C.T. Bombardiere, in qualità di ufficiale medico di Marina, è stato insignito della  medaglia d’argento alla memoria al valore militare. Un eroe, un uomo comune, questo ufficiale medico col grado di Sottotenente di Vascello: una volta operativo il bombardiere fu destinato alle missioni di scorta sulle rotte del Mediterraneo orientale e poi su quelle per la Tunisia. Tornando in Italia, il 17 gennaio 1943 salpò da Biserta per scortare a Palermo, insieme al Legionario, la motonave Mario Roselli; nel pomeriggio, poco dopo il tramonto, quando ormai la Sicilia era già in vista, fu avvistata la scia di un siluro, lanciato dal sommergibile britannico United: il Bombardiere cercò di virare a dritta per evitare l’arma, ma fu centrato alla altezza della plancia: l’esplosione la distrusse, gettandone in mare una parte, e fece scoppiare le caldaie, spezzando in due la nave. Il troncone di poppa affondò quasi subito, la prua s’inabissò qualche minuto dopo. Il comandante Moschini liberò il timoniere intrappolato nei rottami e lo gettò in acqua, prima di scomparire con la nave: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare. Vincenzo Colantonio morì lì, e per capire perché fu considerato un medico eroe basta leggere la motivazione: “Giovane ufficiale medico imbarcato su CT Bombardiere affondato per siluramento di sommergibile nemico, durante servizio di scorta a convoglio proveniente dall’Africa settentrionale, rimaneva miracolosamente illeso dallo scoppio del siluro, e nei brevi istanti precedenti l’affondamento si prodigava per portare ai numerosi feriti i primi soccorsi oltre alla sua parola consolatrice. Inabissatosi il cacciatorpediniere, rinunziava a prendere posto su zattera già sovraccarica di naufraghi per non toglierlo ad altri marinai. Allontanatosi, si perdeva nella notte e, nel fugace chiarore di un razzo luminoso, il suo corpo veniva visto galleggiare nei pressi della zattera stessa. Sublime esempio di sentimento del dovere e di spirito di sacrificio”. Abbiamo perso grandi piccoli uomini in quella assurda guerra, in cui la Shoa ha rappresentato l’apice della follia umana, e nonostante un certo risibile revisionismo storico, mi piace pensare che a quello scempio tanti italiani hanno risposto come si deve, anche con la vita; ed anche nella categoria dei medici ci sono stati silenziosi protagonisti, eroi per un giorno, che vanno ricordati: una memoria che deve rimanere indelebile