Allenamento bicipiti

Il bicipite brachiale è un muscolo del braccio del corpo umano che consente la flessione dell’avambraccio sul braccio e collabora nella stabilizzazione e nella mobilizzazione della spalla. Il muscolo presenta in sede prossimale due capi tendinei di ancoraggio, un capo breve ed un capo lungo, più sottile.

Quali sono le cause di rottura del Capo lungo del bicipite brachiale?

La rottura del capo lungo è un evento poco frequente ma possibile, conseguente spesso a traumi distrattivi: l’elevazione di pesi eccessivi, processi di usura progressivi sono alla base di questo danno che può coinvolgere con una certa frequenza atleti che usano con costanza gli arti superiori (atleti di pesistica, tennisti, canottieri, lanciatori, eccetera).

La lesione può essere riconducibile a due elementi: da una parte un movimento che sovraccarica il tendine quando il gomito viene portato in modo brusco in estensione, oppure a seguito della elevazione di un peso tale da superare la resistenza del complesso mio tendineo ed osteotendineo nella fase isometrica massimale.

Quali sono i sintomi da rottura del capo lungo brachiale?

Bicipite

Clinicamente, l’evento traumatico acuto si associa a immediato dolore con impotenza funzionale della spalla; la presenza di vasta ecchimosi sul braccio è una evenienza possibile, il dolore è evocato al tentativo di muovere passivamente la spalla, ma patognomonico della malattia è la formazione di un “bozzo” nella parte centrale ventrale del braccio. Questo “bozzo” (segno di Popeye) è la conseguente retrazione delle fibre muscolari del capo lungo che, come un elastico teso che si rompe, si “raccoglie” tutto nella parte centrale del braccio.

È apprezzabile la depressione (il vuoto) lasciato dal capo lungo che si retrae appunto a seguito della lesione. Dolore e limitazione funzionale in genere perdurano per qualche giorno (non sono infrequenti rotture del tendine “indolori”, il paziente neanche se ne rende conto!), la ripresa delle funzioni è graduale e progressiva: ovviamente residua un danno funzionale di non poco conto, il braccio leso risulterà più debole del contro laterale e non presenterà la stessa capacità di carico massimale, per un ridotto reclutamento di fibre muscolari, e ciò nonostante il ventre muscolare del capo lungo del bicipite brachiale nel tempo aderisca al ventre muscolare del  capo breve, lavorando all’unisono dal punto di vista fisico-meccanico.

Proprio per questo deficit, specie se gli arti superiori devono essere usati al massimo delle capacità prestative, o per lavoro o per sport, in soggetti giovani è consigliabile valutare l’intervento di ricostruzione del tendine lesionato attraverso la tenorrafia, che va praticata dopo conferma della lesione con ecografia ed eventuale risonanza magnetica, in genere nei giorni successivi alla lesione (interventi procrastinati nel tempo, a seguito di aderenze e retrazioni, spesso si concludono con degli insuccessi).

Quali sono i tempi di riabilitazione dopo la rottura del capo lungo del bicipite brachiale?

Muscoli del corpo

Il processo di riabilitazione e recupero funzionale / riatletizzazione completa è variabile, da 90 a 150 giorni, in base alla complessità dell’intervento, alla presenza di complicanze ed alla età del paziente (più grande è maggiori sono i tempi di recupero). Nell’immediato post-operatorio il paziente deve mantenere il gomito immobilizzato tra 40°-60° di flessione con tutore rigido graduato articolato tra trenta e sessanta giorni, durante i quali si cerca di aumentare gradualmente i gradi di estensione (in genere 10° a settimana).

Segue in modo sovrapposto e progressivo un periodo di riabilitazione in cui si lavora sullo scollamento delle cicatrici post-operatorie, con esercizi di riattivazione muscolare del polso, della mano e della spalla, e con esercizi di mobilizzazione articolare attiva e passiva delle articolazioni dell’arto.

Recuperati i gradi di movimento naturali di gomito, spalla e polso, si avvia un programma di rinforzo muscolare in cui esercizi concentrici ed isometrici progressivamente si sovrappongono, su tutto l’arco di movimento, dapprima in prono supinazione neutra, successivamente abbinando flessione e supinazione.

Un buon lavoro va poi personalizzato (consiglio vivamente di affidarsi a personal trainer, laureati in scienze motorie) e consente il recupero completo tra i sei ed i dieci mesi dall’intervento. Esistono certo complicanze, legate all’intervento o alle fasi di recupero (aderenze, fibrosi, retrazioni, limitazioni funzionali articolari) che vanno valutate di volta in volta con le tecniche diagnostiche note (ecografia e risonanza magnetica).