L'attività fisica contro l'osteoporosi

L'osteoporosi è una malattia osteoarticolare. Questa patologia determina la riduzione della massa ossea per unità di volume, caratterizzata istologicamente da una riduzione dello spessore della corticale e del numero e delle dimensioni delle trabecole dell'osso spongioso.

Secondo una classificazione ancora in auge, si distingue:

  • Osteoporosi di tipo I, che si sviluppa nella menopausa, la più frequente, caratterizzata da un'aumentata e sproporzionata perdita dell'osso trasecolare. L'etiopatogenesi è legata al deficit estrogenino, la frattura di polso è l'episodio più frequente.
  • Osteoporosi di tipo II, che si sviluppa in età superiore ai 70 anni, in entrambi i sessi, conseguente ad una condizione di iperparatiroidismo secondario (aumento del PTH), a sua volta dipendente da: ridotto introito e/o sintesi di vitamina D, ridotte concentrazioni plasmatiche di vitamina D, ridotto intake alimentare di calcio, malassorbimento intestinale di calcio.
  • Osteoporosi secondaria ad altre patologie:
    1. Sindrome di Cushing;
    2. Diabete mellito di tipo 2;
    3. Ipertiroidismo;
    4. Anoressia;
    5. Neoplasie maligne (es. mieloma multiplo)

L'osteoporosi, quasi sempre, procede in modo asintomatico e la sua prima manifestazione è rappresentata proprio da una frattura (il polso è quello più frequentemente interessato, insieme alle vertebre, meno frequente ma molto invalidante la frattura del collo del femore).

La diagnosi precoce aiuta a migliorare le prospettive di vita e di qualità della vita, e si basa essenzialmente sulla densitometria, tecnica capace di rilevare la densità dell'osso, generalmente effettuata sui tratti di radio-ulna, rachide lombare e collo femorale. Una volta accertata la patologia, la terapia si basa su:

  • correzione del profilo ormonale nelle donne in menopausa
  • terapia farmacologica (vitamina D, alendronati)
  • correzioni delle malattie determinanti l'osteoporosi
  • aumentare l'introito di calcio con gli alimenti (latte, latticini e altri derivati, cereali, frutta)

Anche l'attività fisica regolare sembra giocare un ruolo importante nella terapia e, soprattutto, nella prevenzione della patologia. Diversi studi hanno dimostrato che in soggetti con eguale rischio di osteoporosi, coloro che erano dediti ad una regolare attività fisica possedevano livelli di mineralizzazione ossea superiori rispetto a coloro che erano sedentari; altri studi hanno altresì dimostrato che soggetti con osteoporosi migliorano il loro quadro clinico se associano alla terapia classica anche un minimo di attività fisica (almeno tre sedute settimanali di un'ora ciascuno).

Relativamente al tipo di attività fisica, non ci sono ad oggi particolari indicazioni: la corsa in genere sembra in sé sufficiente a dare uno stimolo di crescita positivo per le ossa; vanno comunque evitate – soprattutto all'inizio – le attività di carico eccessivo per le articolazioni (quindi no sport come body building, sollevamento pesi, eccetera), dato che l'osso è più debole e quindi più esposto alle fratture.

Alle persone in buone condizioni fisiche è sufficiente (e consigliabile) anche una passeggiata di 3 km al giorno, specie in zone dove l'aria è pura, con passo svelto.

Leggi anche: Osteoporosi e artrosi. L'attività fisica come cura e prevenzione. Prima parte.