Piede e pietra pomice per la rimozione dell'occhio di pernice

Non c’è uomo o donna che non abbia mai sentito parlare almeno una volta nella vita dell’occhio di pernice; ma cosa è?

Fisicamente è rappresentabile come un accumulo eccessivo di pelle in genere sul piede e che, comunemente, si forma in particolare tra gli interstizi delle dita e sulla fascia plantare, all’altezza delle teste metatarsali, più rara è la sua formazione sulla parte superiore delle dita (in genere primo, quarto e quinto dito sono i più coinvolti).

Cos'è l'occhio di pernice?

Tecnicamente l’occhio di pernice è dunque una ipercheratosi, un accumulo di pelle, di forma tondeggiante e piccola quanto un cece, di consistenza duro-elastica, vagamente tondeggiante, dolente alla digitopressione (in genere fanno male le strutture sottostanti all’accumulo), e spesso dalla superficie irregolare per abrasioni della cute stessa, che si può presentare desquamata.

Quali sono le cause dell'occhio di pernice o ipercheratosi?

Piede con occhio di pernice

Detto anche  heloma molle, l’occhio di pernice si associa ad altre varianti di ipercheratosi plantari, come la placca callosa (ipercheratosi estesa) o il tiloma (durone rotondeggiante e circoscritto) ed insieme a queste forme ha una genesi riconducibile a sovraccarichi di natura meccanica: si pensi a chi zappa il terreno.

Nelle prime occasioni sulle mani che reggono la zappa si formano delle bolle e papole, successivamente, con la reiterazione del carico, a queste segue un ispessimento della cute per contrastare l’usura meccanica: i calli. Beh, l’occhio di pernice è un callo, e come tale nasce da un sovraccarico in loco.

Il sovraccarico può avvenire per diversi motivi.

  • Modifiche biomeccaniche peculiari della volta plantare: uno slargamento dell'articolazione interfalangea definito dal caratteristico aspetto del "Brim of Mexican Sombrero" riscontrabile all’esame radiologico, un appianamento della volta plantare trasversa, un piede piatto o valgo-pronato possono predisporre alla patologia
  • Uso di scarpe da lavoro o incongrue: scarpe coi tacchi alti, scarpe pesanti da lavoro o strette (mocassini) possono accentuare i fenomeni di attrito tra la cute e la scarpa stessa favorendo la genesi delle ipercheratosi
  • Lavori usuranti che costringono ad una postura eretta prolungata (camerieri, poliziotti, carabinieri, baristi, pizzaioli, eccetera)
  • Presenza di malattie cutanee concomitanti: la psoriasi è tra le malattie che più comunemente facilita la formazione di calli, così come la dermatomiosite.

Come si cura l’occhio di pernice oipercheratosi?

In generale si può affermare che l’occhio di pernice, come le altre ipercheratosi, vanno trattate con la rimozione della callosità, cosa di cui comunemente si occupano podologi ed estetisti, e tale rimozione, che può anche essere dolorosa, in base alla estensione e profondità delle callosità, avviene attraverso curettage, uso di callifughi, o prodotti che sono capaci di agevolare la esfoliazione della lesione.

Pediluvi con acqua calda e bicarbonato, associati a levigazioni con pietra pomice, impacchi o massaggi plantari con oli e creme emollienti (molto valide le creme a base di aloe), possono attenuare o prevenire la formazione delle ipercheratosi, che in alcuni casi possono richiedere un intervento chirurgico vero e proprio.

L’uso di plantari, solette anatomiche o sostegni ortesici per attenuare l’ipercarico in sede di ipercheratosi è da valutare attentamente, i rapporti costi-beneficio sono importanti in questo caso e l’uso di un baropodometro  consente di definire la ortesi plantare più adatta e personalizzata.

Il trattamento chirurgico va considerato nel caso le terapie convenzionali non ottengono benefici per il paziente: spesso una minima incisione, eseguita ambulatorialmente, in anestesia locale, permette di rimuovere la lesione, cui segue una pulitura delle superfici con una miniraspa e dei lavaggi con soluzione fisiologica.