Donna che si tocca la gola all'altessa della tiroide

La tiroide è una piccola ghiandola endocrina (che cioè produce una secrezione interna) capace di sintetizzare ormoni importanti per il funzionamento del metabolismo, la Triiodotironina (fT3) e la Tiroxina (fT4), allocata sul collo, nella regione anteriore. Ha la forma di una farfalla adagiata fra trachea e laringe, composta da due lobi, destro e sinistro, uniti da una porzione centrale detta istmo.

A cosa serve la tiroide?

La tiroide è presente sin dalla nascita negli individui e cresce con il crescere dell’individuo stesso (un suo mancato sviluppo può associarsi a deficit della crescita nei bambini). Nella struttura ghiandolare della tiroide sono ospitate cellule (tireociti) che sintetizzano gli ormoni tiroidei, disposte a guisa di guaina attorno a delle cavità chiamate follicoli, che diventano una sorta di otre in cui gli ormoni prodotti si accumulano legandosi ad una molecola (tireoglobulina); al bisogno questi ormoni vengono dismessi nel circolo ematico.

L'ormone tiroxina (fT4) rappresenta il 90% della secrezione della tiroide, e perifericamente questo ormone viene trasformato in triiodotironina (fT3), che tra l’altro rappresenta il restante 10 % della secrezione ormonale, per il cui funzionamento è indispensabile lo iodio; nella dieta settimanale deve essere presente circa un milligrammo di iodio perché la tiroide funzioni bene. Gli ormoni tiroidei incidono in modo stimolante sul metabolismo corporeo (aumentano il metabolismo basale e l’attività metabolica), e stimolano come detto la crescita nei bambini.

Come funziona la tiroide?

La funzione della ghiandola tiroide è controllata dal sistema nervoso tramite altre due ghiandole situate sotto il cervello: l'ipotalamo, che produce l’ormone TRH e l'ipofisi, ghiandola che sotto il controllo del TRH produce il TSH (ormone stimolante la tiroide), responsabile dell'aumentata secrezione degli ormoni tiroidei. Il controllo del sistema nervoso sul funzionamento della tiroide e sul rilascio degli ormoni nel sangue è ovviamente legato a diversi fattori: ad esempio, in presenza di condizioni climatiche avverse, in inverno, il freddo stimola il sistema nervoso che induce il rilascio di ormoni tiroidei che, immessi nel sangue, aumentano il metabolismo corporeo, favorendo la produzione di calore endogeno per il mantenimento e l’omeostasi termica del corpo.

Cos'è il nodulo tiroideo?

Il nodulo tiroideo è una condizione patologica che può interessare la tiroide; i noduli tiroidei possono presentarsi singolarmente o multipli, sono relativamente frequenti ed il loro riscontro clinico è casuale; con l’avanzare della età le probabilità di sviluppare noduli aumenta, specie nel sesso femminile e talora in concomitanza con la condizione di menopausa, a sostegno del fatto che la tiroide è correlata al resto dell’apparato ormonale della persona. Il riscontro di un nodulo della tiroide può verificarsi con una semplice palpazione della ghiandola sul collo o attraverso l’uso diagnostico di una ecografia della tiroide.

In presenza di noduli tiroidei non bisogna allarmarsi, ma è opportuno attenzionarli e devono essere stabiliti:

  • natura (benigna o maligna),
  • funzione (quiescenti o attivi, detti anche noduli tiroidei freddi e noduli della tiroide caldi, che cioè producono ormoni)
  • funzionalità della ghiandola tiroide nel suo complesso
  • eventuali effetti meccanici sulle strutture adiacenti (qualche nodulo può infatti causare disturbi nella deglutizione o nel respiro).

Una condizione a se stante è lo struma multi nodulare, una condizione in cui la tiroide sembra produrre noduli di continuo, con evoluzioni che sono le più svariate dal punto di vista clinico.

Quali sono i sintomi che possono rivelare la presenza di un nodulo tiroideo?

I noduli tiroidei, clinicamente non si presentano in modo uniforme, i sintomi sono vari e in funzione, come accennato, alla loro localizzazione ed alla loro capacità di produrre ormoni tiroidei svincolati dal controllo del sistema nervoso. Si va dalla totale asintomaticità a sintomi come la compressione delle strutture del collo o dello stretto toracico superiore, dolore o fastidio alla palpazione del collo, senso di soffocamento, tosse stizzosa, disfagia (dolore nella deglutizione) soprattutto per i liquidi, difficoltà a dormire in posizione supina, dispnea, stridore inspiratorio che si accentuano nel sollevare le braccia verso l’alto, disfonia (rara) da paralisi del nervo ricorrente o paresi del nervo frenico o della catena del simpatico cervicale, presenza di linfonodi lateralmente nel collo, segni di iperfunzione tiroidea (aumento della frequenza cardiaca, tremori fini alle dita e alle palpebre, retrazione palpebrale con occhi spalancati, cute sudata e calda, aumento della pressione differenziale, ansia, aumento medio della temperatura corporea, dimagramento ingiustificato).

Di fronte ad un sospetto clinico di nodulo il medico deve ricorrere ad una serie di indagini:

  • ecografia della tiroide
  • esami ematochimici con dosaggio basale di emocromo con formula leucocitaria, TSH, fT3, fT4, auto-anticorpi antitireoglobulina ed autoanticorpi anti-tireoperossidasi, VES, PCR, elettroforesi proteica.

Come si diagnostica un nodulo tiroideo?

Un test controverso è il dosaggio della calcitonina nella diagnostica dei noduli tiroidei (marker del carcinoma midollare della tiroide, la cui concentrazione plasmatica è direttamente proporzionale alla massa tumorale). Di fronte a nodulo certo con rischi di malignità, sono da considerarsi in seconda battuta metodiche  di diagnostica strumentale come scintigrafia, TAC, RMN, PET ed agoaspirato.

Ad oggi  l’agoaspirato viene considerato il metodo più affidabile per caratterizzare i noduli tiroidei, di semplice esecuzione e a basso costo, eseguita in regime ambulatoriale e quasi esente da complicazioni, la cui percentuale di successo dipende anche e soprattutto dall’esperienza dell’operatore e del citopatologo che analizza l’aspirato.

Come si cura un nodulo tiroideo?

Fatta diagnosi, la terapia può consistere o in un apporto supplementare di integratore di iodio (nei paesi montani a carenza di iodio), nella terapia soppressiva con L-tiroxina, nella chirurgia e nella terapia radiometabolica. Odierne tecniche sono l’alcolizzazione percutanea dei noduli o il trattamento percutaneo termoablativo con laser o radiofrequenze, ancora in fase di sviluppo.