Lettera D formata da frutta e verdura

Sempre più autori si sono spinti nell’indicare, a fronte delle crescente malattie autoimmuni che hanno come target (obiettivo) l’intestino, nella dieta l’elemento scatenante: cattive e continuate condotte alimentari espongono le pareti dell’apparato gastroenterico ad insulti costanti, innescando processi infiammatori che, se cronicizzano, possono scatenare l’evento autoimmune.Personalmente la mia sensazione è che ogni caso è a se stante, e che per ogni malattia si debbano indicare e verificare sia fattori congeniti che ambientali. 

Certamente l’alimentazione dei paesi occidentali è sempre più messa al microscopio dai ricercatori: carenze nutrizionali vitaminiche e di oligominerali, conseguenti a slow food o junk food, sono spesso palesi, ma anche per chi mangia bene, la qualità degli alimenti a tavola è discutibile: il processo di industrializzazione e di massificazione degli alimenti su vasta scala spesso porta gli operatori a nutrire polli, vacche, tacchini, maiali, conigli, con mangimi discutibili e con ormoni di accrescimento i cui effetti non credo cessino con la macellazione dell’animale… a nulla vale il marchio DOP o DOC se poi il mangime viene acquistato in Tunisia.

Molti studi indicano nelle nano particelle un elemento che potrebbe spiegare molte cose: le nano particelle sono molecole piccolissime che possono staccarsi ad esempio dalle plastiche, a seguito di fenomeni di raffreddamento o surriscaldamento, per attraversare le membrane cellulari dell’alimento conservato. Il danno poi potrebbe trasferirsi a chi lo ingerisce… insomma, a voler cercare, dubbi ve ne sono tanti, dunque che fare? Certo di fronte ad una diagnosi di malattia autoimmune, la terapia farmacologica prescritta è fondamentale, i controlli preventivi altrettanto, poiché mirati al singolo caso, ma due elementi vengono formalmente consigliati in tutte le malattie autoimmuni: dieta equilibrata e regolare attività fisica! Tra gli elementi nutrizionali più studiati bisogna ricordare la vitamina D, prodotta normalmente dal rene e dalla pelle per esposizione al sole, ed in parte assunta con gli alimenti.

Come prevenire le malattie atoimmuni?

Per decenni, i ricercatori hanno notato una relazione tra esposizione al sole e vitamina D prodotta e rischio di malattia autoimmune. Alcuni studi hanno trovato che le persone con malattie autoimmuni come la sclerosi multipla hanno maggiori probabilità di avere livelli più bassi di vitamina D rispetto alle altre persone così come molte malattie autoimmuni sono più comuni se si vive più lontano dall'equatore, come nel caso della sclerosi multipla, del diabete di tipo 1 e del lupus. Diversi studi suggeriscono che la vitamina D può ridurre il rischio di sviluppare la sclerosi multipla, nonché ridurre la frequenza e la gravità dei sintomi. L'esposizione alla vitamina D prima dell'inizio sclerosi multipla può rallentare la neurodegenerazione correlata alla malattia e ritardare la progressione della disabilità.

Come la vitamina D influenza in positivo il sistema immunitario? La vitamina D aiuta a mantenere il sistema immunitario inibendo la proliferazione delle cellule T e diminuendo la produzione di citochine pro-infiammatorie (piccoli ormoni che fanno comunicare le cellule del sangue con le cellule degli altri tessuti). Ma se tanti studi indicano nella carenza vitaminica D un elemento importante per la insorgenza di malattie autoimmuni, tanti altri indicano nel mantenimento della flora intestinale un elemento essenziale; l’alterato equilibrio dell'ecosistema intestinale è stato collegato con molte malattie autoimmuni, ecco perché alimenti prebiotici e probiotici sono stati chiamati la "nuova frontiera" nelle terapie di malattie autoimmuni, specie di quelle che interessano il fegato, il pancreas e l’intestino in genere.

Un discorso a parte merita la malattia celiaca: seguire una dieta priva di glutine per tutta la vita è la terapia consigliata. Tre fattori svolgono un ruolo importante nello sviluppo della malattia celiaca: marcatori genetici specifici HLA DQ2 e DQ8, uso di glutine, e fattori ambientali; recenti studi hanno rivelato che la composizione batterica intestinale può essere uno dei possibili fattori ambientali dietro celiachia. Anche se sono necessarie ulteriori ricerche, è noto che soggetti che seguono una dieta priva di glutine hanno minor rischio di complicanze come l'osteoporosi, il cancro gastrointestinale, e lo sviluppo di altre malattie autoimmuni.

Oggi una dieta celiaca è consigliata scientificamente per molte altre malattie autoimmuni al di fuori della celiachia, come il lupus, la sclerosi multipla, l'artrite reumatoide, e la tiroidite di hashimoto. Non ci sono prove conclamate che le diete senza glutine aiutano tutte le malattie autoimmuni, ma l’evidence based medicine di molti specialisti porta a ricondurre nell’ambito della utilità questo approccio dietetico. Alcuni autori si sono spinti a consigliare a molti che hanno alcune malattie autoimmuni ad indagare se possono avere una malattia celiaca non diagnosticata.

Altri elementi dietetici, carenti in molte malattie autoimmuni, sono stati tirati in ballo: gli acidi grassi Omega-3, in particolare quelle da olio di pesce-EPA e DHA, possiedono attività immunomodulanti potenti, proprietà anti-infiammatorie che potrebbero renderli utili nel trattamento di malattie autoimmuni, ma altri segnali di rilievo sono stati dati anche dagli studi sul coenzima Q10 o su altri antiossidanti.

Ciò che si nota, analizzando tutti questi studi, è che al miglioramento della qualità della vita nelle società industriali, è seguito un decadimento nutrizionale inversamente proporzionale: ciò che i nostri nonni e bisnonni introducevano con alimenti semplici e poveri (verdure, ortaggi, frutta) nel nostro corpo, e cioè oligoelementi, minerali, vitamine, fattori pro-enzimatici, oggi abbiamo bisogno di integrarlo comunque, nonostante abbiamo il frigorifero più pieno dei nostri avi!

Un controsenso… certo è che la medicina spinge sempre di più i pazienti con malattie autoimmuni a mangiare in modo “anti-infiammatorio”, a sostenere cioè una strategia ed un comportamento alimentare che aumenti nel nostro corpo la presenza di elementi antiossidanti, tipicamente contenuti in frutta, verdura ed ortaggi, capaci di diminuire l'infiammazione e lo stress ossidativo e la promozione di un equilibrio immunitario sano.

La vitamina E antiossidante è carente nel 60% dei pazienti con artrite reumatoide; pazienti con sclerosi multipla sono stati trovati avere una capacità antiossidante significativamente inferiore rispetto ai soggetti di controllo: sono alcune delle evidenze sperimentali documentate scientificamente, ve ne sono altre centinaia che riconducono i medici quanto meno a provare delle alimentazioni sane, ricche di frutta, verdura, ortaggi, nei pazienti con malattie autoimmuni. L’idea di una dieta anti-infiammatoria ai pazienti con malattie autoimmuni è una cosa corretta, bisogna incoraggiare l’uso di verdure a foglia verde e altri alimenti che possono ridurre l'infiammazione, come il pesce, l’olio di semi di lino, la soia, eliminando al contempo i “cibi infiammatori”.

Non c'è nulla di male nel sostenere una dieta ottimale per quasi tutti, ricca di alimenti vegetali integrali come frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci e semi, di fonti di grassi salutari come l'olio extra-vergine di oliva, avocado, noci e pesce. Questo stile, associato ad una regolare attività fisica, notoriamente capace di modulare il sistema immunitario attraverso le endorfine, piccoli ormoni che modulano le citochine riducendo lo stress ossidativo, possono rappresentare forse per alcuni (si spera molti) una soluzione migliore per la loro malattia autoimmune, rispetto agli stessi farmaci oggi in commercio.