Disegno di ragazzo che gioca a calcio

Definita tecnicamente come una condrite, ma anche il termine entesite è molto usato, è definibile come una patologia che colpisce il ginocchio di giovani atleti, ma è possibile che tale patologia colpisca anche soggetti sedentari che magari sono sottoposti a lavori usuranti per il ginocchio.

Cos'è la Malattia di Sinding-Larsen?

La malattia si inquadra come una patologia della età evolutiva, colpendo particolarmente giovani atleti (calcio, basket, volley, atletica leggera) in età compresa tra 11 e 14 anni, da sovraccarico funzionale.

Dal punto di vista anatomo-funzionale il processo infiammatorio che determina una limitazione funzionale del ginocchio coinvolto è una osteocondrite dell’apice inferiore della rotula, nel punto in cui si inserisce il tendine rotuleo. Nello specifico si parla di entesite,  della infiammazione cioè del tratto di transizione tra tendine e cartilagine.

Quali sono le cause della Malattia di Sinding-Larsen?

Come nel morbo di Osgood Schlatter, la predisposizione alla patologia è determinante:  bascullamenti del bacino, scoliosi, dismetrie degli arti, scarpe incongrue, sovraccarichi di allenamento possono favorire l’insorgenza della patologia, che può presentarsi mono o bilateralmente.

Frequenti esperienze personali mi hanno permesso di identificare, sia per lla Malattia di sinding-larsen sia per il morbo di osgood schiatter, come fattore di rischio anche la crescita auxologica dell’atleta.

Il riscontro sul campo è comune: ragazzi che nell’anno precedente hanno aumentato la propria statura considerevolmente rispetto alla media di crescita sono più a rischio di questa patologia, verosimilmente per un inadeguato rapporto tra “nuova” statura e massa muscolare: questo squilibrio meccanico probabilmente è la base su cui si può fondare il processo di usura cui queste entesi possono andare incontro.

Come si diagnostica e quali sono le terapie per la Malattia di Sinding-Larsen?

Ginocchio gonfio

Radiografia ed ecografia, insieme ad una valutazione clinica, sono sufficienti di per sé alla diagnosi: la cura è semplice. Il riposo e l’astensione dalla attività sportiva sono un passaggio fondamentale (da due a quattro mesi, a seconda della gravità), da associarsi a ghiaccio (specie nelle fasi iniziali, dopo è utile applicazione di calore), farmaci anti-infiammatori (meglio se del gruppo dell’ibuprofene o del diclofenac), integratori della cartilagine (condroitin solfato, glucosamina e derivati), e fisioterapia (la laserterapia, con correnti diadinamiche e ionoforesi sono da consigliarsi; scarso è invece il contributo della tecarterapia, poco funzionale nelle entesi).

Qualche pubblicazione scientifica indica nelle onde d’urto un contributo importante, da valutare caso per caso e con le dovute precauzioni. Il riposo consiste nell’allontanamento di corsa, balzi e cambi di direzione; è implicito dunque un riposo attivo, che preveda bici, nuoto o attività a secco degli arti inferiori. La ripresa graduale va valutata sulla base della risposta dell’atleta al progressivo aumento del carico.

Se trascurata la malattia di sinding-larsen può portare a lesioni gravi, come distacchi di cartilagine o addirittura alla rottura del tendine.