Lo SvezzamentoSi intende per svezzamento del neonato la progressiva sostituzione di un pasto di latte con un alimento diverso, sino alla sua sostituzione in tutti i pasti con alimenti generalmente semisolidi; è un passaggio fondamentale per la crescita di un neonato in quanto permette di raggiungere progressivamente un adeguato apporto di nutrienti che il solo latte non è in grado di garantire, se non attraverso la somministrazione di volumi eccessivi.

L'introduzione di alimenti diversi dal latte a consistenza semisolida e con carico osmolare superiore permette un adeguato sviluppo neuromotorio del bambino (la suzione viene progressivamente sostituita dalla deglutizione, il bambino inizia a mangiare in posizione seduta, il poppatoio viene progressivamente allontanato e inizia a riconoscere anche gusti diversi dal latte) accompagnato da una maturazione progressiva e completa dell'apparato digerente e dell'apparato renale. Qual è l'età dello svezzamento?

Questa domanda ha spesso determinato conflitti e pareri spesso fortemente divergenti non solo tra pediatri italiani e stranieri, ma anche tra gli stessi italiani! Nel secolo scorso una alimentazione esclusivamente lattea riguardava “almeno” il primo anno di vita, dagli anni '60 ad oggi lo svezzamento è stato progressivamente anticipato anche al secondo-terzo mese di vita.

Mediamente si può affermare che il momento migliore per un svezzamento, a meno di patologie intercorrenti, è rappresentato dal quinto-sesto mese, anche se non vi sono studi scientifici certi che indichino in questa fase una completa maturazione degli apparati digerente e renale. I fattori che incidono sull'età dello svezzamento sono diversi:

  • assenza di patologie
  • progressiva crescita normale del neonato
  • fattori socio-culturali
  • esigenze economiche

Quando lo svezzamento ha inizio, la distribuzione calorica deve essere la seguente: lipidi (grassi) 50%; carboidrati (zuccheri) 40%; protidi (proteine) 10%.

I lipidi devono contenere gli acidi grassi essenziali, gli zuccheri devono essere rappresentati prevalentemente da amidi (pasta e derivati), evitando gli zuccheri semplici (saccarosio); tra le proteine, quelle vegetali devono essere obbligatoriamente accompagnate da proteine animali, con buona pace per i vegetariani e i vegani!

Come si avvia un svezzamento? In sé la cosa è abbastanza semplice: si sostituisce gradualmente dapprima una poppata e poi due con un pasto di crema di riso in brodo vegetale, cui va aggiunta carne (pollo o vitello) sotto forma di liofilizzato, omogeneizzato e successivamente macinato, per integrare la quota proteica. Si può aggiungere olio di oliva e parmigiano per ottimizzare l’apporto di grassi.

Il pasto può essere completato con frutta fresca frullata o grattugiata. Dopo il sesto mese la crema di riso può essere sostituita da una crema di cereali e poi da minestrine; in genere si consigliano in questa fase quattro pasti, due di latte e due di minestrine addizionate con creme, semolini di riso o cereali, pastine, e carne omogeneizzata o macinata fine.

Al nono mese di vita formaggi, cereali, biscotti, carne, uova e frutta possono essere variamente inseriti nella dieta tenendo sempre conto del fatto che il bambino può non avere maturato ancora una dentizione completa.

Il sottoscritto ritiene che un svezzamento progressivo è utile, si possono diluire i tempi dello svezzamento (anche se non bisogna esagerare, poiché nel tempo si possono verificare piccoli ritardi di accrescimento, in quanto il latte non fornisce tutti gli elementi essenziali per la crescita nel tempo), ma non bisogna essere troppo assillati dall'idea di un precoce svezzamento. Infatti alcuni svantaggi possono essere dietro la porta:

  • disturbi digestivi dell’infante;
  • tendenza alle allergie per introduzione precoce di glutine;
  • precoce assunzione di additivi e coloranti alimentari (negli omogeneizzati sono presenti!);
  • turbe cutanee su base allergica (eritemi, rush cutanei) per le proteine e i lipidi del svezzamento.