strappo muscolareLo STIRAMENTO MUSCOLARE, detto anche STRAPPO MUSCOLARE, rappresenta forse la patologia traumatica più frequente (e più temuta) soprattutto per l’atleta. Con questo termine si indica una lesione che coinvolge le fibre muscolari, e si può definire come la interruzione della continuità strutturale di una parte di un muscolo, talora accompagnato da stravaso ematico (ecchimosi). La perdita della unità anatomica del muscolo (qualunque esso possa essere) determina una limitazione funzionale della sua attività contrattile, che si caratterizza con i seguenti sintomi: dolore alla contrazione, impossibilità alla normale funzione, dolore in sede di lesione alla digitopressione.

Le cause di una lesione muscolare possono essere diverse: inadeguatezza dell’atleta alla prestazione da affrontare, scarso stretching muscolare pre-gara o pre-allenamento, condizioni climatiche avverse (freddo eccessivo, eccessiva umidità), condizioni fisiche precarie (sovraccarichi di lavoro senza adeguati periodi di defaticamento, pregresse influenze o patologie debilitanti, disidratazione), alimentazioni inadeguate (diete con scarso contenuto di zuccheri o anti-ossidanti), alterazioni biomeccaniche della postura (sovraccarichi funzionali specifici), etc…La sensazione percepita dall’infortunato è particolare: in genere si percepisce un dolore di tipo trafittivo (descritta come una pugnalata o come un morso d’animale) accompagnata in genere da una condizione di contrattura del muscolo interessato con una limitazione funzionale dolorosa in sede. La lesione muscolare può essere di varia entità e ciò modifica evidentemente i tempi di guarigione e di recupero: maggiore è la grandezza dello strappo, maggiori sono i tempi di recupero. Un buon elemento diagnostico è rappresentato dalla tecnica ecografica, che consente di identificare il muscolo lesionato, l’entità della lesione, la presenza di versamento o di altre complicanze in sede. Tecnicamente si distinguono diversi gradi di stiramento o strappo:

  • stiramento di grado 0: si parla in questo caso di “elongazione muscolare”; ecograficamente non vi sono elementi che indichino una discontinuità del muscolo, eccetto un lieve edema dei tessuti. Questa condizione benigna si può verificare in un allungo eccessivo o in un cambio di direzione repentino. Un approccio immediato (riposo funzionale per cinque-sette giorni, limitando balzi, velocità e cambi di direzione, terapia topica con gel o spume anti-infiammatorie, crioterapia nelle prime 24 ore e termoterapia successivamente) consente il quasi immediato recupero dell’atleta.
  • stiramento di grado 1: ecograficamente la lesione in genere è circoscritta, riguarda meno di 1/3 della sezione del muscolo, può essere presente un minimo versamento di sangue in sede. In questo caso lo stop atletico consigliabile è di trenta giorni, ma si può ridurre significativamente attraverso terapie adeguate (anti-infiammatori e miorilassanti per bocca o intra-muscolo, fisioterapia con laser, ultrasuoni e ionoforesi da stabilire attraverso una visita specialistica, terapie topiche). In genere non rimangono esiti se la lesione è trattata in modo adeguato. La ripresa dell'attività sportiva può avvenire con l'utilizzo, nei primi tempi, a scopo protettivo, di una calza elastica o di un bendaggio funzionale.
  • stiramento di grado 2: la lesione muscolare è più vasta, ecograficamente interessa tra 1/3 e 2/3 della sezione muscolare, talora sono coinvolti più muscoli, con versamento di discrete proporzioni e quadro di flogosi e contrattura più o meno circoscritta. Lo stop atletico consigliabile, da associare nei primi tempi a calze compressive e stampelle, è di sessanta-novanta giorni, ma anche in questo caso trattamenti medico-specialistici possono accorciare i tempi di recupero; in questo tipo di lesioni possono verificarsi esiti (cicatrici, aderenze, fibrosi) che possono successivamente limitare la prestazione atletica o determinare ricadute.
  • stiramento di grado 3: la lesione muscolare è ingente, supera i 2/3 della sezione del muscolo, il versamento ematico è notevole e vi può essere la compromissione dei muscoli circostanti (in alcuni casi serve il drenaggio del versamento per via chirurgica). Lo stop dalle attività sportive supera i quattro mesi, e la terapia medica già descritta va accompagnata ad uso di stampelle o tutori, anti-coagulanti per un periodo più o meno lungo. Quasi sempre, in questo tipo di lesioni, esitano cicatrici o fibrosi che possono limitare l’atleta in un secondo tempo.
  • stiramento di grado 4: è la più grave delle lesioni, in quanto il muscolo è completamente “rotto”. In genere questo tipo di lesioni interessa il capo miotendineo dei muscoli (dunque è il tendine a rompersi), e l’unico approccio terapeutico è quello chirurgico, cui seguirà un lungo periodo di riabilitazione. La prognosi varia da caso a caso.

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