Ragazza che core al tramonto

L'articolo nasce da una riflessione fatta davanti alla televisione, durante un talk show nel quale il noto Maurizio Costanzo affermava con soddisfazione di essere un sedentario, di soffrire lo sport (che lui non faceva), vantandosi del fatto che era comunque arrivato alla sua età senza comportamenti salutisti particolari!

I fatti gli danno ragione, dal suo punto di vista, e non solo suo (famosa la frase di Winston Churchill quando diceva che era lo sport il segreto della sua salute: "Non l'ho mai fatto!").

Ma c'è una ragione nell'affermare che lo sport fa male?

In parte sì ed in parte no! I benefici di una regolare attività fisica non devono essere messi in discussione: il controllo del peso corporeo, la regolazione del metabolismo dei grassi e degli zuccheri, l'efficienza dell'apparato cardiovascolare e respiratorio, una migliore qualità della vita, un profilo psichico migliore sono alcuni degli effetti che uno sport, compiuto con regolarità, magari associato ad una buona alimentazione, può dare.

Ma non è sempre così

Il corpo umano può anche presentare il conto, se si abusa di esso in maniera eccessiva. Talvolta l'ebbrezza del movimento, il sentirsi vivi ed efficienti, la capacità di competere, spinge le persone (atleti professionisti, dilettanti ed amatori) ad alzare la soglia dell'asticella, a cercare traguardi prima impensabili e, in alcuni casi, improbabili. Questo eccesso può portare ad una aumentato rischio di infortuni, ed è su questo punto che bisogna concentrarsi.

Lo sport fa bene, il troppo sport può far male: questo è un dato di fatto!

Nella mia esperienza professionale potrei avviare un trattato su tutti gli infortuni che hanno colpito atleti che seguo, di ogni età, sport ed estrazione sociale e senza tenere conto di quelli conseguenti a traumi non calcolati (cadute in bicicletta, scontri di gioco, distorsioni, eccetera): il morbo di Osgood Schiatter, tipico dei giovani calciatori, il gomito del tennista (la famosa epicondilite), le lesioni della cuffia dei rotatori nei nuotatori che eccedono con le famose palette, le tendiniti o le lesioni dei tendini di achille da usura dei maratoneti, le prostatiti croniche dei ciclisti, sino ad arrivare alle cardiopatie aritmiche ed ischemiche o ipertrofiche di tanti ciclisti, podisti, nuotatori.

Il tema dei danni da sport è impopolare,

ma va affrontato anche se di mezzo c'è un business colossale coinvolgente produttori di materiale sportivo e tutta la catena dello sport diffuso (federazioni sportive, società, tecnici, allenatori, preparatori atletici, sponsor, media, giornalisti, palestre, medici…).

Non esistono casistiche definite, ma la esperienza professionale mi permette di affermare che una buona percentuale dei miei pazienti, oltre che per la annuale visita medica per la idoneità sportiva, frequenta il mio studio per problemi fisici legati allo sport, o quanto meno ad un eccesso di sport.

Spesso sono problemi risolvibili, altre volte siamo di fronte a situazioni irreversibili che portano a vere e proprie menomazioni fisiche: ci sono persone che, non rispondendo alla terapia convenzionale (farmaci, riposo e fisioterapia), avviano percorsi terapeutici tortuosi che in alcuni casi si concludono anche con la possibilità di interventi chirurgici non risolutivi (penso ai tanti runner che hanno usurato le cartilagini articolari delle ginocchia e che ricorrono alla condroplastica senza risolvere completamente …).

Mens sana in corpo sano?

Non si discute, è vero, ma è anche vero in media stat virtus, così come è vero che il troppo stroppia. Non siamo immortali, non siamo immutabili, non siamo superman o wonder woman: siamo umani, il nostro corpo cambia nel tempo, si espone al tempo che passa ed all'usura, dunque dobbiamo provare ad averne cura e ad essere consapevoli che lo sport fa bene ma, se non attentamente gestito, può far male.