Donna che si tocca l'addome

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cuore è un mirabile esempio di ingegneria meccanica, una pompa autosufficiente capace di rifornire di energia tutto il corpo umano.

Come funziona il cuore?

Il cuore adatta costantemente la propria gittata ai bisogni metabolici dell'organismo grazie alla combinazione di vari fattori (che determinano la gittata sistolica): Pre-carico (dipendente da fattori come: volume ematico totale, distribuzione del volume ematico, posizione del corpo, tono venoso, spremitura muscolare, pressione intratoracica,distensibilità cardiaca, effetto aspirante, contrazione atriale, frequenza cardiaca), Inotropismo (dipendente da fattori come: catecolamine circolanti, uso di farmaci inotropi positivi, effetto inotropo della frequenza, ipossia, ipercapnia, acidosi, farmaci inotropi negativi, perdita di tessuto contrattile), Post-carico (se il cuore si adatta ad un aumento di pressione mantenendo costante la gittata sistolica, finisce per compiere un lavoro maggiore), Frequenza cardiaca.

Il cuore ha un basso rendimento energetico (20-25% dell'energia consumata). Quanto maggiore è il fattore pressione nel determinare il lavoro cardiaco, tanto minore è il rendimento. Se un aumento del post-carico si mantiene a lungo nel tempo, il ventricolo mette in atto un altro meccanismo di compenso (l'ipertrofia cardiaca). Quindi, quando il corpo richiede impegno fisico, il cuore per garantire un adeguato flusso di sangue che consenta il funzionamento degli organi aumenta la propria gittata (la gittata cardiaca è il volume di sangue espulso dal cuore durante un minuto ed è definita dal prodotto della gittata sistolica per la frequenza cardiaca) o aumentando la gittata sistolica (quantità di sangue pompato dal cuore ad ogni contrazione) o aumentando la frequenza cardiaca (numero di contrazioni cardiache per minuti). Dunque la gittata cardiaca = gittata sistolica x frequenza cardiaca.

Cos'è lo scompenso cardiaco?

Il cuore si definisce scompensato (o insufficiente) quando risulta incapace di pompare un flusso di sangue adeguato alle necessità dell'organismo. Lo scompenso cardiaco, detto anche insufficienza cardiaca, alla luce di quanto detto sono conseguenza di uno o più dei seguenti fattori fisiopatologici:

  • Eccessivo carico di lavoro (aumento di pressione, come avviene nella ipertensione, o nella stenosi aortica, o aumento di volume, come avviene nella insufficienza aortica o nella insufficienza mitralica)
  • Perdita di parte del tessuto contrattile (cardiopatia ischemica)
  • Compromissione funzionale delle fibre miocardiche (cardiomiopatia dilatativa, cardiomiopatia ipertrofica, cardiomiopatia restrittiva, miocarditi)

Diverse malattie, predisponendo ad uno o più di questi elementi patogenetici, espongono al rischio di scompenso cardiaco: morbo di Paget, malattie reumatiche, malattie infettive, anemie gravi, ipertiroidismo, eccetera.

Qualunque sia il fattore determinante, il processo successivo che porta allo scompenso cardiaco è conseguenza di un tentativo biomeccanico del cuore stesso di adattarsi, senza fermarsi, alle sopravvenute modifiche patologicamente indotte delle condizioni di lavoro, un vero e proprio tentativo di "rimodellamento meccanico” figlio di leggi della fisica e della biologia che però porta progressivamente la pompa cardiaca a … "spomparsi”, non essere cioè più in grado di esercitare la sua funzione di pompa che inietta il sangue in circolo. Le statistiche impongono che il fenomeno clinico manifesto della insufficienza cardiaca, sia nella metà dei casi, una cardiopatia ischemica occulta o comunque non manifestatasi francamente.

Quali sono i sintomi dello scompenso cardiaco?

Come che sia, i sintomi, progressivamente, sono quelli conseguenti ad un cuore che tende a funzionare con sempre meno efficienza:

  • Dispnea: respirazione faticosa, avvertita individualmente come "fame d'aria" o bisogno di aria, come se si percepisse il respiro inadeguato e che induce l'aumento dello sforzo per respirare. Il fatto è conseguente alla congestione polmonare che provoca edema interstiziale riducendo la capacità di dilatazione dei polmoni. Inizialmente la condizione si manifesta per sforzi intensi, con la progressione della malattia anche per sforzi di minima entità.
  • Ortopnea: è il termine con cui si indica una dispnea presente in posizione supina che si allevia dalla posizione seduta, dovuta al fatto che in posizione supina si verifica una re-distribuzione dei liquidi dalle estremità inferiori verso il torace con conseguente congestione venosa polmonare.
  • Dispnea parossistica notturna: sono episodi grave di dispnea improvvisa e tosse che insorgono durante la notte e risvegliano il paziente in assenza di specifici sintomi influenzali. È un fenomeno dovuto ad aumento del ritorno venoso in posizione supina con depressione centri respiratori durante il sonno.
  • Congestione portale da stasi epatica (porta sintomi come anoressia, gonfiore addominale, dolenzia addominale, stitichezza, nausea)
  • Ipoperfusione periferica (la riduzione di afflusso di sangue al cervello ed ai muscoli può portare astenia, affaticabilità, ridotta tolleranza all'esercizio, ipoperfusione muscolare, confusione, difficoltà di concentrazione, cefalea, insonnia, ansia)

Come si diagnostica lo scompenso cardiaco?

All'esame obiettivo possono rilevarsi diversi segni: alla ascultazione del cuore può rilevarsi un terzo tono, poi si possono rilevare Crepitii o rantoli polmonari bilaterali, un versamento pleurico, epatomegalia dolente, edemi declivi simmetrici (gonfiore alle gambe), estremità fredde, sudate, possibile cianosi labiale e ungueale. Un ecocardiogramma, Elettrocardiogramma e successivi parametri (scintigrafie, coronarografie, risonanza magnetica cardiaca) sono utili nella definizione clinica e nel percorso terapeutico da seguire.

Lo scompenso cardiaco può essere classificato in diversi modi:

  • Acuto (edema polmonare acuto, shock cardiogeno) o cronico (frequenti riacutizzazioni)
  • Destro (congestione venosa sistemica) o sinistro (congestione venosa polmonare)
  • Sistolico (disfunzione sistolica del ventricolo sinistro) o diastolico (segni e sintomi di scompenso cardiaco, ma con funzione sistolica conservata)

Di fatto ci si trova di fronte ad una grande condizione di inabilità fisica che richiede un percorso diagnostico e terapeutico di alto livello, con prospettive che variano da individuo ad individuo, e che possono portare, nelle situazioni più compromesse, anche ad un eventuale trapianto cardiaco.