Distorsione della caviglia in eversione

Il legamento deltoideo partecipa in modo importante alla costituzione di quello che si definisce Legamento collaterale mediale, un grosso cordone fibroso che lega la tibia, nella sua porzione distale, al piede: è dunque un legamento della caviglia, nella sua porzione interna o mediale.

Dove si trova il legamento deltoideo?

Del legamento collaterale mediale il legamento deltoideo, così detto per la forma triangolare, rappresenta la componente principale superficiale; esso si "aggancia" al margine inferiore del malleolo mediale della tibia e da qui si propende come un ventaglio verso la caviglia, creando tre “cordoni”: un cordone è costituito da fibre posteriori che si attaccano al grosso tubercolo nella parte post della faccia mediale dell’astragalo (componente tibio-talare posteriore), un cordone è costituito da fibre anteriori che si inseriscono nella parte mediale del collo dell’astragalo e sulla faccia superiore dell’osso navicolare (componente talo-navicolare), un altro cordone è costituito da fibre mediane che si fissano sul sostenta colo dell’astragalo.

Altre fibre, comprese fra il sostentacolo e il navicolare, non trovando superficie ossea di inserzione, in genere si fondono sul legamento calcaneo-navicolare plantare.

Quali sono le causia lesione del legamento deltoideo?

L’evento biomeccanico che può causare una lesione del legamento deltoide è una distorsione in eversione, evento in sé raro ma possibile. In genere le distorsioni alla caviglia costituiscono il 20-30% di tutte le lesioni  ad attività sportive (si verificano negli sport dove bisogna saltare, correre e cambiare direzione) o traumatiche in genere (spesso traumi stradali), nello specifico solo una piccola quota riguarda quella con interessamento del legamento deltoide.

Come detto in altre occasioni, per distorsione si intende la perdita momentanea e incompleta dei rapporti articolari fra due capi ossei. Nella gran parte dei casi la restitutio ad integrum è completa, ma possono residuare comunque fastidi nel tempo.

Diversi fattori di rischio sono stati identificati predisporre alla lesione del legamento deltoideo: pregressi episodi discorsivi, rigidità del  tendine d’Achille, lassità costituzionali dei legamenti della caviglia (specie nelle donne), ipostenia dei muscoli della gamba, uso di scarpe sportive con suola bassa o scarpe con forma affusolata e stretta.

Come si diagnostica una lesione del legamento deltoideo?

In genere la distorsione in eversione causa vivo dolore, con schiocco articolare e successiva impotenza funzionale con zoppia. La caviglia gonfia, specie nella regione mediale, con sensazione di impastamento articolare (specie se vi sono associate fratture o bone bruise). La cute può divenire edematosa, dolente anche allo sfioramento, violacea per versamento sanguigno. In prima istanza una radiografia deve escludere lesioni ossee, successivamente l’ecografia e la risonanza magnetica possono dare un significativo contributo allo studio ed alla diagnosi delle lesioni del legamento deltoide,  che generalmente vengono così classificate:

  • lesione di grado I: versamento con semplice edema distruttivo del legamento
  • lesione di grado II: al versamento si associa la discontinuità del legamento che può interessare fino al 30% delle fibre che lo costituiscono
  • lesione di grado III: le fibre lesionate rappresentano più del 50% del legamento
  • lesione di grado IV: il legamento risulta rotto (caso raro, spesso associato a fratture ossee)

Come si cura una lesione del legamento deltoideo?

Il recupero da lesione del legamento deltoideo, fatta la diagnosi, prevede una fase iniziale di approccio con il protocollo PRICE (Protection, Rest, Ice Compression, Elevation): immobilizzazione e riposo funzionale, ghiaccio ed elevazione dell’arto per evitare edemi declivi.

In fase sub-acuta bisogna stimolare la ripresa funzionale, con eliminazione del dolore e del quadro infiammatorio post-trauma, con recupero della funzione articolare e  della forza muscolare: fisioterapia (tecarterapia, laserterapia, mobilizzazione articolare, rieducazione funzionale) e farmaci (anti-infiammatori topici e sistemici) sono di grande ausilio.

Nella fase di rieducazione funzionale si mira al recupero della propriocettività, della forza, cercando di prevenire le recidive. In tal senso al bendaggio funzionale o all’uso di ortesi (cavigliere stabilizzanti) si deve associare un lavoro di riatletizzazione specifico, che va affidato a specialisti del settore. Dopo un trauma distorsivo alla caviglia spesso infatti si trascura la cosiddetta “guarigione sportiva”, specie tra gli amatori, quella fase in cui l’atleta deve recuperare la capacità di eseguire normalmente i gesti tecnici dello sport praticato, limitando il rischio di recidive del trauma o di ridotta efficienza funzionale.

In tal senso programmi di riatletizzazione, finalizzati alla stimolazione propriocettiva, della forza elastica e del controllo neuromotorio possono essere di grande ausilio.