Le fratture vertebraliLa frattura di una o più vertebre nell'uomo, ma soprattutto nella donna, si associa ad un quadro clinico di particolare sofferenza. Il dolore (acuto, a fitte, talora ingravescente, che si irradia con un senso di bruciore) è spesso insopportabile e non consente di trovare una postura adeguata per riposare, si associa a contratture muscolari con indolenzimento diffuso.

Il deficit neurologico è vario, se la frattura si associa ad una compressione dei nervi spinali, e va dalle semplici disestesie (alterazioni del tatto, con ipoestesia o iperestesia) a deficit funzionali veri e propri (incapacità a muovere un segmento corporeo) con tremori muscolari o spasmi dolorosi.

Se la frattura vertebrale riguarda vertebre dorsali, la scarsa mobilità si associa in alcuni casi ad una riduzione della capacità polmonare.

La diagnosi necessita di un approccio clinico coadiuvato da accertamenti strumentali (risonanza magnetica, radiografia, TAC o TC). Quando la causa non è traumatica, indagini ematiche ed urinarie sono utili per verificare altre cause (marker tumorali o della osteoporosi).

Come si cura una frattura vertebrale? Il trattamento è in funzione della causa che ha determinato la/e frattura/e e della gravità della/e lesione/i: innanzi tutto il riposo assoluto è un passaggio obbligato, da associarsi all’uso di busti, ortesi che diano stabilità e fissità alla colonna vertebrale, da usare in ore diurne e, nei casi più gravi, anche in ore notturne. L’uso di stampelle, bastoni, girelli, può essere di aiuto al paziente per deambulare senza caricare eccessivamente la colonna vertebrale. Anti-infiammatori ed antidolorifici sono utili per attenuare i sintomi, da associarsi a farmaci per l’osteoporosi (se rientra tra le cause predisponenti) ed integratori di calcio e integratori di vitamina D, utili sempre a contrastare l’osteopenia e l’osteoporosi, e a favorire la ricrescita ossea.

Applicazioni fisioterapiche con tecarterapia, magnetoterapia e ultrasuonoterapia (esistono oggi strumenti che possono essere usati domiciliarmente) stimolano la ricrescita ossea, drenando gli effetti infiammatori conseguenti alla frattura. Nei casi in cui il dolore è molto forte, si possono usare anche correnti elettroterapiche con funzione antalgica (TENS, Diadinamica).

Al periodo di assoluta immobilità deve poi seguire un periodo variabile di ginnastica riabilitativa finalizzata al recupero di tutti i movimenti che una schiena fratturata potrà consentire. Quando le fratture sono gravi da compromettere in modo significativo la vita del paziente, sono da prendere in considerazione interventi chirurgici come la Cifoplastica (consiste in un’iniezione di cemento per via percutanea, dopo avere inserito e gonfiato un palloncino che risollevi la vertebra fratturata posizionandola il più vicino possibile all`altezza originale, in modo da rinforzare ed espandere la vertebra lesionata. Tale procedura è eseguita in anestesia locale con una degenza massima di un giorno).

Le nuove tecniche di microchirurgia consentono la stabilizzazione dei segmenti vertebrali lesionati attraverso l’impianto, per via percutanea, di barre di connessione collegate ai segmenti vertebrali tramite piccole viti, permettendo al paziente di mantenere una completa motilità della colonna. Esistono poi procedure di decompressione chirurgica mini-invasiva per alleviare la pressione sui nervi spinali attraverso l’inserimento per via percutanea di spaziatori interspinosi. L’intervento avviene in anestesia locale, attraverso una piccola incisione, minori complicanze e un più rapido recupero funzionale.

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