sindrome tarsale piedeLe sindromi tarsali fanno parte di quel comune gruppo di sindromi canalicolari da compressione di un nervo (la Sindrome del Tunnel Carpale, che colpisce gli arti superiori, è l'esempio più noto e più frequente).

Le sindromi tarsali sono determinate da compressione di nervi canalicolari degli arti inferiori e possono essere definite genericamente come neuropatie periferiche con alterazioni della funzione motoria e/o sensitiva in rapporto a compressione/usura/microtraumi/traumi/rotture da parte di strutture anatomiche vicine che possono comprimere il nervo limitrofo.

Le sindromi tarsali  sono patologie del sistema nervoso periferico che frequentemente colpiscono i corridori (specie quelli che lavorano su lunghe distanze), che giungono dal medico accusando formicolii alle gambe e si lamentano di tale disturbo e del fatto che nella stazione eretta prolungata o nella pratica sportiva tale disturbo aumenta. Anche la percezione è alterata (spesso il paziente riferisce senso di freddo sulla zona colpita, o la sensazione di acqua che gocciola sull’arto oppure vampate di calore alternate a senso di sughero al tatto).

La causa, quasi sempre, è secondaria appunto ad un quadro di sindrome compressiva nervosa periferica che viene misconosciuto. Dal punto di vista funzionale appartengono alla cosiddetta fase di "neuroaprassia", alterazione della conduzione nervosa senza interruzione degli assoni, per compressione, trazione, contusione o ischemia. Spesso tali sindromi vengono spesso erroneamente diagnosticate e quindi trascurate nella loro cura. Le ragioni di ciò sono tante: l’esistenza di diversi fattori predisponenti e scatenanti, diversi fattori patogenetici.

La causa comune è quella determinata dal fatto che i nervi nel loro decorso, specie negli arti inferiori, devono spesso superare delle "strettoie" anatomiche, attraverso formazioni canalicolari o osti (fori) che generalmente sono costituiti da un tessuto fibroso che origina dalle aponeurosi (tessuto fibroso). In tali punti il nervo può andare in compressione e dunque in sofferenza per schiacciamento a causa di diverse condizioni: scarpe inadeguate, programmi di lavoro sportivo eccessivi o effettuati su superfici accidentate o inclinate, presenza di alterazioni della postura (ad esempio scoliosi, bascullamenti del bacino, asimmetrie degli arti), alterazioni morfologiche dell’appoggio plantare (piede piatto), eccetera. In presenza di insulti meccanici, in queste strettoie il nervo dapprima inizia a soffrire con una irritazione del perinevrio (guaina esterna), poi con una sofferenza delle fibre nervose che può arrivare, nei casi trascurati, fino alla loro necrosi se la compressione dura sufficientemente a lungo.

Gli esami Radiografici, Elettromiografico ed Elettrodiagnostico, la Teletermografia, la Xerografia, la TAC, la RMN, la baropodometria possono essere di utile apporto alla definizione diagnostica della patologia ed alla identificazione della causa scatenante: curare la sindrome infatti non basta, bisogna eliminare la causa che la determina.

La terapia per le sindromi tarsali è ben precisa, sia quella medica (anti-infiammatori, cortisonici, fisioterapia, crioterapia, kinesiotape), che molte volte può risolvere la lesione nervosa irritativa o agire sulle cause di compressione, sia quella chirurgica, che risponde a ben precise esigenze di liberare la compressione canalicolare, talora con delle resezioni aponeurotiche. Le terapie variano a seconda della gravità della condizione clinica e delle eventuali patologie collaterali; nei casi non gravi, la terapia è conservativa ed è denominata "RICE" (Rest, Ice, Compression, Elevation): bisogna immergere la regione dolorante o irritatat in acqua fredda (o, comunque, raffreddare la zona con ghiaccio o altri dispositivi refrigeranti), tenerla a riposo e, meglio, sollevarla per ridurre l’eventuale gonfiore.

La somministrazione di antinfiammatorii e analgesici contribuisce ad alleviare i sintomi. La deambulazione è possibile già dopo pochi giorni. Spesso è opportuno associare terapie di riabilitazione accompagnate, se del caso, da cicli di ultrasuoni, laserterapia, magnetoterapia o mesoterapia, diadinamica o correnti neurotrofiche; è comunque consigliabile, dopo la guarigione dell'arto, compiere degli esercizi di rafforzamento della muscolatura.

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