intolleranze alimentariLe intolleranze alimentari rappresentano una categoria di disturbi (prevalentemente gastrointestinali) molto diffusa nei paesi occidentali, ed in Italia ne soffrono uno su tre italiani. Da qui la necessità di capire e comprendere quella che in sé non è una patologia ma una difficoltà del nostro corpo ad “interagire” e relazionarsi con alcuni alimenti: intolleranza infatti non è in alcun modo sinonimo di allergia!

Si definisce allergia alimentare una patologia specifica secondaria ad una reazione esagerata del sistema immunitario umano che, riconoscendo indesiderato o nocivo un alimento, scatena una reazione aggressiva nei suoi confronti quando è ingerito, tale da mettere a rischio la stessa incolumità dell'individuo.

Le manifestazioni cliniche delle allergie alimentari, vanno dal semplice angioedema (cute rossa e gonfia), all’orticaria, al laringospasmo, allo shock anafilattico. Da quanto descritto si intuisce che la cura delle allergia si basa o sull'allontanamento dell'alimento dalla normale dieta del paziente e/o sulla immunoterapia (vaccini o modulatori delle allergie).

Le intolleranze alimentari invece non riconoscono una base immunitaria, ma una scarsa predisposizione di un soggetto, per vari motivi, a digerire, assorbire o metabolizzare un determinato alimento, magari per presenza di patologie associata del tratto gastrointestinale (ad esempio, un soggetto con predisposizione ai diverticoli, presenta una certa difficoltà a digerire alimenti "filamentosi" come carciofi o cardi. Allo stesso modo, un soggetto con predisposizione alla calcolosi biliare presenta difficoltà nella digestione di alimenti ad alto contenuto di lipidi, come panna, burro, etc); i disturbi conseguenti sono diversi, e prevalentemente di natura gastrointestinale, tuttavia vi si possono associare disturbi di natura neurovegetativa anche molto fastidiosi.

Si può fare un esempio pratico con la più frequente delle intolleranze alimentari, quella al latte: molti pazienti sono intolleranti al latte, o a prodotti contenenti il lattosio e la patogenesi della malattia risiede in una riduzione (fisiologica) con l’età della quantità di enzima (lattasi) deputato alla digestione del lattosio. Avviene così che soggetti che in età adolescenziale potevano bere anche litri di latte senza problemi, in età adulta manifestano difficoltà con turbe dell’apparato digerente (crampi, eruttazioni, flatulenze, etc) tali da dovere allontanare l’alimento.

Come per il latte, si potrebbero fare altri esempi, in cui la sintomatologia non è sempre eclatante. Tante sono infatti le manifestazioni cliniche di una intolleranza alimentare:

  • crampi;
  • diarrea;
  • flatulenza;
  • bocca amara;
  • cefalea;
  • sonnolenza;
  • stipsi;
  • difficoltà di concentrazione;
  • disturbi dell’umore;
  • addome gonfio, etc.

Alcune forme di intolleranze alimentari, come quella al latte, possono essere diagnosticate semplicemente attraverso esami specifici, come il "breath test": è un esame semplice ma lungo nella sua esecuzione, durante il quale il paziente deve soffiare in uno speciale palloncino che conserva il contenuto del respiro che viene analizzato da una macchina. Successivamente il paziente beve una sostanza a base di lattosio e deve soffiare nuovamente nel palloncino per più volte nell’arco di tre ore, tempo durante il quale il macchinario registra e conteggia la presenza di idrogeno proveniente dalla fermentazione del lattosio non digerito, raffrontandone i valori ottenuti con quelli basali precedentemente registrati a digiuno: di fronte ad elevati livelli di idrogeno rispetto ad un valore basale possiamo sostenere una sicura diagnosi di intolleranza al latte.

Per molte altre forme di intolleranze alimentari, la diagnosi si basa su una buona anamnesi medica, e su una registrazione scrupolosa di tutto ciò che si mangia e sulla tempistica di maturazione della sintomatologia: da questa sintesi spesso si giunge alla diagnosi di intolleranza per moltissimi alimenti. Una volta effettuata la diagnosi la terapia è semplice: la eliminazione (spesso temporanea, per non più di sei mesi) di tutti i cibi che contengono la sostanza intollerante. Il reinserimento della stessa, nella normale dieta di un paziente, deve essere considerata graduale e progressiva, in modo da riabituare gradualmente l’organismo.

E' prassi, presso diversi centri medici, farmacie o parafarmacie, l'uso di apparecchiature ad hoc per la diagnosi delle intolleranze alimentari: i presupposti scientifici della validità di questi esami è nulla! Il rilevamento di bioimpedenze corporee (parametri elettrici fisiologici molto utili nel rilevamento della composizione) od altri test a vario titolo e grado non sono in grado di fornire informazioni scientificamente validate per la diagnosi delle intolleranze alimentari.

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