StitichezzaLa stitichezza cronica o stipsi è una condizione clinica molto diffusa che può alterare molto la qualità di vita di una persona.

In genere soffrono di questa situazione gli anziani, ma sempre più la condizione si diffonde tra i giovani, specie di sesso femminile. Dal punto di vista della causa si identificano:

  • stipsi primaria (idiopatica o funzionale) – questa condizione è in genere la più frequente e si manifesta in tre forme:
    • stipsi con normale transito colico (è la forma più frequente, caratterizzata da un normale transito delle feci lungo il colon, ma con presenza di sintomatologia caratteristica tipo gonfiore addominale, difficoltà ad evacuare, dolore addominale, feci dure, in alcuni casi aumentata compliance rettale o ridotta sensibilità in sede rettale);
    • stipsi da rallentato transito colico (sono i casi in cui si ha una alterazione della motilità propulsiva intestinale che favorisce la formazione di feci dure e piccole che vengono evacuate con difficoltà per ridotto riflesso della defecazione. L’alterato passaggio delle feci nell’intestino è determinata da una riduzione in frequenza ed intensità delle onde pressorie del colon, dette contrazioni HAPCs, e da una alterazione delle cellule interstiziali di Cajal che rappresentano l’interruttore elettrico da cui si propagano e originano le onde pressorie del colon. Il colon è dunque in questa condizione elettricamente e meccanicamente meno efficiente).
    • disturbi della defecazione (la stitichezza dipende da un difetto di espulsione delle feci nella zona rettale, o per alterata contrazione rettale, o per contrazione anale paradossa, o per ridotta sensibilità rettale).
  • Stipsi secondarie - in questi casi cause diverse determinano la condizione clinica (tumori, infiammazioni, malattie metaboliche, gravidanza, alterazioni ormonali, malattie neurologiche, uso di farmaci, diete sbilanciate povere di fibre o con scarso apporto idrico).

La stipsi cronica si basa sui seguenti criteri:

  • sforzo in almeno il 25% delle evacuazioni
  • feci aride o dure in almeno il 25% delle evacuazioni
  • sensazione di evacuazione incompleta in almeno il 25% delle evacuazioni
  • sensazione di ostruzione o blocco ano-rettale nel 25% delle evacuazioni
  • necessità di “manovre manuali” in almeno il 25% delle evacuazioni
  • un numero di evacuazioni inferiore a tre per settimana

la terapia si basa su una serie di criteri e di approcci in parte farmacologici in parte con modifiche dello stile di vita.

  1. Lassativi: generalmente si distinguono tre tipi di lassativi, lassativi fibra/agenti formanti massa (aumentano il volume delle feci e dunque facilitano la evacuazione riducendo altresì la consistenza richiamando acqua nel canale: sono rappresentati da crusca, psyllio e metilcellulosa, hanno il limite di causare distensione addominale, flatulenza e formazione di fecalomi, inoltre sono controindicati nei pazienti immobilizzati), i lassativi osmotici (che aumentano il volume delle feci richiamando liquidi: appartengono a questa categoria lattulosio e sorbitolo, macromolecole sintetiche come il PEG, ed i Sali di magnesio e di sodio-fosfato. Nel tempo possono causare flatulenza, crampi e alterazioni idroelettrolitiche), lassativi stimolanti (agiscono localmente stimolando l’attività del colon e riducendo l’assorbimento di acqua in sede. Appartengono a questo gruppo i derivati del difenilmetano e gli antirachinonici; possono causare dolori addominali).
  2. Farmaci: la frontiera dei farmaci nella lotta alla stitichezza è ampia: si va dagli agonisti 5-HT4 che legano recettori della serotonina, inducendo gli stessi effetti stimolanti del neuro-ormone sul colon, al lubiprostone che attiva i canali del cloro modificando a livello colico la consistenza fecale, sino ad arrivare al linaclotide, che stimola il transito intestinale ma il cui uso in Italia non è stato ancora attivato.
  3. Modifiche dello stile di vita: una regolare attività fisica aerobica, associata ad un regolare potenziamento della muscolatura addominale stimola in modo benefico il colon, riducendo la sensazione della stipsi. L’attività fisica va poi associata ad una dieta equilibrata, ricca di fibre ed acqua, con pasti regolari (almeno tre al giorno) nell’arco della giornata, e con l’allontanamento dalla dieta di alcolici, grassi saturi e fumo di sigaretta.

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