Terapie e cure sulla spondilite anchilosante

La Spondiloartrite è il nome di una famiglia di malattie reumatiche infiammatorie più comuni di quanto non si creda che causano artrite, infiammazione delle articolazioni. La più comune di questo gruppo è certamente la spondilite anchilosante, che colpisce principalmente la colonna vertebrale.

A questa famiglia di patologie appartengono poi:

  • la spondiloartrite assiale (colpisce principalmente la colonna vertebrale e le articolazioni pelviche);
  • la spondiloartrite periferica (colpisce braccia e gambe);
  • la artrite reattiva (nota come sindrome di Reiter);
  • la artrite psoriasica,
  • l’artrite  enteropatica anchilosante (associata a malattie infiammatorie intestinali come colite ulcerosa e  morbo di Crohn).

Quali sono le cause della spondilite anchilosante?

La spondilite anchilosante, così come quasi tutte le spondiloartriti, riconosce una causa ereditaria. Molti geni possono causare o contribuire alla malattia. Il gene principale che causa questa malattia è HLA-B27 (quasi tutte le persone con spondilite anchilosante sono portatori di HLA-B27); soggetti con HLA- B27 hanno maggiori probabilità di avere questa forma di artrite rispetto a quelli senza il gene. Fattori ambientali possono variamente contribuire a diverso titolo nella esacerbazione della malattia o nella sua remissione. La spondilite anchilosante tende a iniziare negli anni dell'adolescenza colpendo più i maschi; l’etnia pare un fattore importante: la frequenza più alta appare nel nord america e nord europa.

Quali sono i sintomi della spondilite anchilosante?

Il sintomo principale comune a questa famiglia, nella maggior parte dei pazienti, è la lombalgia. In una minoranza di pazienti, il sintomo principale è il dolore e il gonfiore (edema) di articolazioni delle braccia e delle gambe. L'infiammazione causa dolore e rigidità, spesso della colonna vertebrale, presente particolarmente al mattino. Nel tempo compaiono poi fenomeni clinici legati alla progressione della malattia che causa distruzione ossea e dunque deformità della colonna vertebrale e delle articolazioni colpite dalla malattia, con riduzione della funzionalità delle stesse.

Come si diagnostica della spondilite anchilosante

La diagnosi corretta passa attraverso una serie di indagini:

  • Valutazione clinica e familiare
  • Radiografie (utile comunemente quella delle articolazioni sacroiliache)
  • Ecografie (per verificare interessamento di tendini e sinovie)
  • Risonanza magnetica
  • Esami di sangue (VES, PCR, Fattore reumatoide, elettroforesi proteica, test genetici per la ricerca di HLA-B27, autoanticorpi)

Cura e terapie per la spondilite anchilosante

Fatta la diagnosi il percorso è spesso vario: si parte dall’uso di farmaci anti-infiammatori non steroidei (comunemente detti FANS, come naprossene, ibuprofene, meloxicam o indometacina) che offrono sollievo dai sintomi per la maggior parte dei pazienti, riducendo dolore e gonfiore, senza tuttavia curare la malattia. L’uso del cortisone non è infrequente, ed in alcuni casi grande beneficio può venire dall’applicazione in sede articolare (infiltrazione). Le cure a lungo termine con cortisone espongono a troppi effetti collaterali. Un grande aiuto viene dall’uso di altri farmaci antireumatici modificanti la malattia (detti DMARDs) come sulfasalazina che alleviano i sintomi e possono prevenire danni alle articolazioni. Questa classe di farmaci è utile soprattutto nei pazienti con artrite che colpisce le articolazioni delle braccia e delle gambe; gli antibiotici sono un'opzione solo per i pazienti con artrite reattiva. Vi sono poi i farmaci anti-TNF o bloccanti del TNF (tumor necrosis factor), che sono efficaci nei pazienti che non rispondono ai FANS. I TNF alfa bloccanti (farmaci biologici) sono molto efficaci nel trattamento di tutte le forme di spondiloartrite; sono universalmente riconosciuti i seguenti (prescrizione da effettuarsi solo in centri reumatologici):

  • infliximab (viene somministrata per via endovenosa ogni 6-8 settimane, alla dose di 5 mg/kg);
  • etanercept (iniezione di 50 mg sotto la pelle una volta alla settimana);
  • adalimumab (iniettata alla dose di 40 mg a settimana sotto la pelle);
  • golimumab (iniettata alla dose di 50 mg una volta al mese sotto la pelle).

Un ruolo non indifferente nella gestione della malattia e delle sue recidive è la pratica di regolare attività fisica: una ginnastica riabilitativa associata ad attività ginniche a basso impatto articolare (power yoga, pilates, ginnastica posturale, ginnastica correttiva, eccetera) sono utili a migliorare la qualità di vita di questi pazienti, cui si consiglia l’astensione dal fumo e la esposizione a temperature ambientali confortevoli (freddo ed umidità tendono ad esacerbare la malattia!). Il trattamento chirurgico in alcuni casi è da considerarsi in ultima istanza per disabilità articolari importanti (fratture da erosione, blocchi articolari, deformità ossee importanti). Un discreto interesse scientifico stanno riscuotendo tecniche alternative terapeutiche come l’agopuntura e la fitoterapia.