Turf-ToeCon la definizione sindrome di Turf Toe si indica, a carico del piede, una serie di lesioni capsulolegamentose dell'articolazione metatarsofalangea, il cui meccanismo di azione è caratterizzato dalla iper-estensione di tale articolazione (dunque nella fase di spinta o di accelerazione). E' una patologia tipicamente del fantino, che per stare in sella al galoppo mantiene una posizione dell'avampiede che è sollecitato in modo abnorme, ma comune anche tra gli atleti che praticano la corsa, specie se specializzati nella velocità o comunque nel breve e che lavorano molto sugli allunghi e ripetute in salita.

Diversi fattori incidono sul rischio di andare incontro a questa patologia: superficie di allenamento o di gara rigida, scarpa rigida o comunque non congrua (magari che accentua il carico sull'avampiede), conformazione del piede particolare (piede cavo) che aumenta il carico nella regione anteriore. Il paziente in genere lamenta dolore in sede metatarso-falangea, che si accentua alla digitopressione o all'appoggio o nella iperestensione delle dita dorsalmente. Per la diagnosi è molto utile conoscere il modo con cui la lesione si è manifestata, oltre a eventuale radiografia ed ecografia delle zone interessate.

Esistono tre gradi (secondo Clanton) di Turf Toe:

  • I grado (stiramento capsulo-legamentoso):  il paziente non presenta ecchimosi, con minimi segni di infiammazione plantare o mediale; in questo caso il trattamento prevede arto in scarico, crioterapia, anti-infiammatori specifici, calzature a suola rigida, senza necessità di interrompere l’attività sportiva ma modificandola (riducendo balzi, lavori di forza esplosiva e velocità in genere).
  • II grado (lacerazione parziale del complesso caspulo-legamentoso): il paziente in genere presenta una tumefazione con eritema diffuso ed ecchimosi associata a dolore con limitazione funzionale. In questo caso oltre al trattamento con ghiaccio e anti-infiammatori, bisogna limitare l’attività sportiva per un periodo di tre-quattro mesi, con applicazioni di fisioterapia (magnetoterapia, ultrasuoni, laserterapia, elettroterapia), che hanno la funzione di ridurre significativamente i tempi di recupero, che può variare da caso a caso.
  • III grado (lacerazione del complesso capsulo-legamentoso): siamo di fronte ad un quadro di marcata limitazione funzionale algica, con edema, tumefazione ecchimotica in sede, in genere spesso secondaria ad uno specifico evento traumatico che prevede l’immobilizzazione con stivaletto gessato, riposo dalle attività sportive da sei mesi ad un anno, con uso di fans, ghiaccio e fisioterapia (prevalentemente ultrasuoni manuali e magnetoterapia) che hanno sempre la funzione di accorciare i tempi di recupero. Questo caso, se comporta il rischio di recidive con episodi di sub-lussazione dell’articolazione, è meritevole di eventuale trattamento chirurgico.

Appare evidente che se il quadro clinico del turf toe è ricorrente bisogna verificare e rimuovere le cause che determinano ciò: incongrui carichi di lavoro, scarpe scorrette, alterazioni dell'appoggio o squilibri del carico, eccetera.

Asimmetrie degli arti inferiori, dismetrie del bacino, tilt pelvici, scoliosi, alterazioni delle articolazioni temporomandibolari sono tra le cause più comuni che inducono alterata postura e dunque un carico alterato sugli arti inferiori, con rischi di sovraccarico funzionale patologico. In tal senso un esame della postura attraverso ad esempio la baropodometria, effettuata da personale medico, può fornire le informazioni necessarie per identificare e risolvere il problema così da non incorrere nella Sindrome di Turf Toe o altri traumi.