Cesto con pesce azzurro appena pescato

Arriva l'estate e fa piacere a tutti mangiare pesce, che spesso nella dieta invernale sparisce dai nostri piatti. Ed il pesce è un ottimo alimento, magro, ricco di proteine, capace di apportare nutrienti ed oligoelementi importanti (si pensi agli acidi grassi omega 3 tipici del pesce azzurro).

Quali sono i sintomi da sindromesgombroide?

Tuttavia il pesce può rappresentare molte insidie, specie se non ben conservato o di dubbia provenienza. Tra le manifestazioni cliniche che una ingestione di pesce avariato può causare quella della sindrome sgombroide sta diventando quasi endemica. Questa forma di intossicazione molto diffusa viene anche definita intossicazione da istamina, comunemente scatenata dal consumo di frutti di mare. La variabilità dei sintomi è estrema, si passa da condizioni lievi o neanche riconosciute a forme anche molto gravi per cui soggetti magari con altre patologie possono anche rischiare la vita.

La condizione clinica della sindrome sgombroide è una vera e propria malattia determinata dall'ingestione di pesce contaminato con batteri che, crescendo durante la conservazione impropria del pesce, producono un veleno, una tossina sgombroide assimilabile ad una combinazione di istamina e sostanze chimiche simili all'istamina (ammine biogene).

Questa tossina non ha effetti univoci come detto, ed alcuni soggetti possono tollerarla, altri invece avere seri problemi di salute. I pesci della famiglia Scombridae (tonno e sgombro) sono le fonti più comuni di malattia manche altri pesci (ricciola, acciuga, salmone, saltarello, tonno pinna gialla) e lo stesso pesce azzurro, possono causare la sindrome sgombroide, specie se non sono adeguatamente refrigerati, o se interrompono il ciclo del freddo cui sono sottoposti.

La cottura uccide i batteri, ma le tossine rimangono nei tessuti e possono essere assorbite dopo che il cibo è stato ingerito. Le istamine, tossine responsabili dei sintomi, sono resistenti al calore e dunque la malattia può verificarsi anche con pesce correttamente inscatolato o cotto. Anche l'aspetto del pesce può trarre in inganno; alcuni pesci contaminati non mostrano alcun segno di deterioramento, altri hanno cattivo odore o aspetto a miele pettinato. Il pesce intossicato può avere un sapore metallico o pepato. Nessun test chimico fisico è affidabile in modo assoluto per valutare il pesce e rilevare questa tossina.

I sintomi dell'avvelenamento da scomodo generalmente iniziano rapidamente, da circa trenta minuti ad un'ora dopo l'ingestione del veleno e includono:

  • nausea,
  • vomito,
  • sete,
  • crampi addominali,
  • diarrea,
  • mal di testa,
  • senso di vertigine
  • lipotimia o sincope

Altri sintomi possono includere:

  • prurito,
  • orticaria,
  • bruciore in bocca,
  • febbre,
  • battito cardiaco accelerato (tachiaritmia),
  • dispnea e difficoltà respiratorie
  • ipotensione (pressione arteriosa bassa)

La fase acuta della malattia dura da tre a quattro ore, ma il malessere può durare per alcuni giorni.

Come si diagnostica e come si cura la sindrome sgombroide?

La diagnosi è presuntiva, su basa sull'osservazione clinica dei sintomi indicati associati temporalmente al consumo di cibo (pesce) poco prima. La diagnosi certa si può avere con un test che rileva alti livelli di istamina in campioni di pesce che la persona ha ingerito. Il vomito può avere una azione terapeutica importante, in quanto aiuta a rimuovere il veleno; l'uso di carbone attivo è raccomandabile per "assorbire" il veleno introdotto con il cibo avariato, ma la lavanda gastrica, e la somministrazione di fluidi (flebo) per via endovenosa spesso sono fondamentali nei soggetti particolarmente spossati dalla intossicazione. I farmaci più usati sono la difenidramina (Benadryl) da 25 a 50 mg per via orale (inizialmente anche per via endovenosa) la ranitidina (Zantac) due volte al giorno. Reazioni gravi o prolungate richiedono un approccio più aggressivo e richiedere personale di pronto soccorso.

I farmaci adatti per sintomi sfumati sono gli antistaminici, tra cui:

  • cetirizina
  • loratidina
  • fexofenadine

Sono anche utili la cimetidina e la ranitidina, come detto per ridurre l'acidità di stomaco. Si deve poi sottolineare che l'avvelenamento sgombroide non è una reazione allergica, dunque non richiede iniezioni di adrenalina o corticosteroidi e neanche un'infezione, e quindi gli antibiotici non sono da usare.