sindrome retto-adduttoriaGenericamente la sindrome retto-adduttoria è il termine con il quale si indica una delle varianti della pubalgia, una patologia che comunemente colpisce gli atleti che praticano la corsa, conseguente ad un sovraccarico funzionale associato a microtraumatismo continuo.

La tendinopatia inserzionale dei muscoli adduttori della coscia dipende dall'azione lesiva di microtraumi distrattivi, continui e ripetuti sull'inserzione scheletrica del bacino dei muscoli adduttori. II meccanismo lesionale è connesso direttamente alla gestualità specifica dello sport praticato e spesso si associa o a sforzi non programmati o a lavori specifici (corsa in pendenza, salite o discese impervie, balzi, eccetera).

La sintomatologia clinica è caratterizzata da dolore in sede pubica che tende a rendersi manifesta a riposo o dopo lo sforzo, mente si attenua durante l'attività sportiva, insorge in modo graduale, ed il dolore si può associare alla compressione del nervo perforante, due-tre dita sopra l'arcata inguinale, e dunque con un dolore che può irradiarsi distalmente ed avvolgere il perno dell’anca. Il dolore locale è per lo più descritto gravativo (sensazione di un peso), ed infatti molti pensano di avere un’ernia inguinale (facilmente escludibile con una buona visita medica) in corrispondenza della piega inguinale della coscia.

All'esame obiettivo i muscoli adduttori risultano contratti e la pressione sul pube risveglia dolore. Una radiografia del bacino permette di escludere eventuali lesioni primitive delle ossa pubiche (tumori, processi flogistici, cisti, eccetera), ma è l’ecografia lo strumento diagnostico di base nella definizione della diagnosi e fornisce elementi importanti per stabilire anche la prognosi ed i tempi di recupero. Talvolta, il riposo protratto per alcune settimane, associato ad opportuna terapia medica e fisica può risolvere il quadro clinico. In alcuni casi, le forme più gravi e recidivanti, la malattia tende a cronicizzare ed è caratterizzata da periodi di remissione alternati a fasi di risveglio del dolore, specie in occasione di ripresa dell'attività sportiva. II trattamento inizialmente è conservativo: riposo assoluto per quattro settimane, con terapia antinfiammatoria generale.

Al persistere dei sintomi si tiene conto di una possibile terapia infiltrativa locale con cortisone e derivati o di fisioterapia, specie nelle forme croniche (laserterapia, massoterapia decontratturante, tecarterapia, ultrasuonoterapia).

Il recupero funzionale del paziente dopo il trattamento, per evitare ricadute, deve essere programmato con molta attenzione iniziando con esercizi poco stressanti che diverranno progressivamente più impegnativi con il progredire della ripresa funzionale: il potenziamento muscolare è un elemento basilare nei postumi di una pubalgia. Un importante programma di lavoro per atleta con postumi di pubalgia è rappresentato dall’ Idrokinesiterapia (CAP, corsa in acqua profonda), particolarmente indicata per gli atleti di elité, in quanto è questo un campione di “pazienti” che si allena più duramente, gareggiando con maggiore frequenza e impiegando meno tempo nel bendarsi (specie con l'avanzare dell'età), per cui gli infortuni da sovraccarico sono per loro più frequenti.

La terapia in acqua permetterebbe "test attivi" che evitano impatti violenti degli arti infortunati (ad esempio fratture da stress del piede), tuttavia preservando condizionamento cardiovascolare e respiratorio, estensibilità, velocità, equilibrio e propriocezione, coordinazione, forza. La CAP consente agli atleti di continuare un'attività che è specifica della corsa senza incorrere nei possibili effetti negativi dei lavori in carico. Questa forma di corsa in acqua segue strettamente lo schema utilizzato a terra. Tuttavia, il centro di gravita sulla terra è alle anche. In acqua, il centro di galleggiamento è all'altezza dei polmoni.

La letteratura ha dimostrato che la CAP può raddoppiare la sport-specifìcità della corsa e che con 4-6 settimane di CAP si verifica una caduta della VO2max di solo il 5%, permettendo di fatto agli atleti di sommare chilometri senza incorrere negli impatti dell'allenamento a terra. Utilizzare diverse profondità è molto utile nel recupero da un infortunio, dopo una seduta di allenamento pesante o per scaricare parzialmente il corpo.