anziani che svolgono ginnastica in palestraSulla scorta di numerose esperienze nazionali ed internazionali presenti nella letteratura geriatrica e fisiatrica e sulla base dell'importanza che proprio i fisiatri devono attribuire all'integrazione tra precisi e specifici trattamenti riabilitativi e l'esecuzione di attività più globali di esercizio fisico durante la vita con funzioni preventive, di mantenimento e di sostegno alle residue abilità funzionali di soggetti anziani a rischio, bisogna definire un programma di attività da proporre ai soggetti ammessi (ovviamente personalizzando gli esercizi dopo una visita e d'intesa con l'istruttore del gruppo) che si compone di:

  • circa due o tre chilometri di cammino libero almeno una volta la settimana;
  • sessanta minuti in palestra almeno due volte la settimana, dove vengono svolti esercizi di allineamento, distensione dorsale-lombare, tonificazione dei muscoli addominali, stiramento e potenziamento dei muscoli estensori del rachide, potenziamento muscolare degli arti, esercizi di equilibrio e di marcia ritmica, attività parasportive con attrezzi vari tipo palloni, bastoni, corde, nastri.

Vanno inseriti nel programma soggetti sani ma anche pazienti con sindromi dolorose osteoarticolari per eseguire terapie fisiche, dopo le quali questo allenamento diviene molto proficuo. Gli esercizi vanno condotti in gruppi di circa otto-dieci soggetti omogenei, guidati da personale specializzato (diplomati ISEF, laureati in scienze motorie o in fisioterapia) sottoposto preventivamente ad un particolare aggiornamento per gli aspetti più propriamente clinici e riabilitativi.

Per verificare poi la bontà di qualsiasi programma di recupero in età senile, bisogna ampiamente rifarsi non solo ai parametri clinici (importanti, indubbiamente), come densitometria, esami ematochimici, eccetera, ma anche, e soprattutto, alla sensazione soggettiva di benessere; tramite la somministrazione di scale semiquantitative (come da noi fatto), il soggetto può descrivere in valori da zero a dieci il proprio stato di salute soggettiva; in studi già effettuati si è notato ogni anno un progresso di circa il venti per cento tra l'inizio delle attività e la conclusione, senza però che tale progresso si trasmetta agli anni successivi, anche se si assiste ad un lieve miglioramento nonostante l'invecchiamento che parimenti procede.

Sono stati, inoltre, raccolti dati, tramite la selezione casuale di subpopolazioni rappresentative del globale dei soggetti sui seguenti parametri: valori della pressione arteriosa; valori mineralometrici ossei a livello ultradistale del radio; numero dei crolli vertebrali a carico del rachide dorsolombare; valori ematochimici (glucosio e lipidi totali e frazionati).

Tutti questi filoni di monitoraggio di questo protocollo di allenamento di esercizio fisico stanno segnalando risultati positivi che richiedono però (per la evidente complessità del procedimento e dei controlli) valutazioni più prolungate nel tempo per esser utilizzate con validità statistica. Naturalmente l'obiettivo è quello di dimensionare necessariamente gli effetti (se vi sono) dell'esercizio fisico moderato, ma costante, protratto e controllato su alcune variabili biologiche significative per rappresentare lo stato di salute di questi soggetti anziani, nonché dimensionare l'effetto preventivo che specificamente tale esercizio può produrre.

L'augurio è di potere in un prossimo futuro vedere messi in atto, in modo uniforme e su scala nazionale quanto progettato ed operato in singole realtà per una azione preventiva e terapeutica al tempo stesso dell'esercizio fisico per le persone anziane. Per adesso però possiamo pervenire ad alcune considerazioni molto importanti per la qualità della vita degli anziani; l'esercizio fisico non trova controindicazioni purché clinicamente valutato e controllato, può esser somministrato anche a soggetti di per sé non in completa buona salute, ma anzi può esser collegato sinergicamente a programmi specifici di riabilitazione motoria e di riattivazione psicologica volgendo il tutto al massimo risultato, può anche divenire effettivo elemento di prevenzione di situazioni patologiche connesse anche con l'età e potenziate dall'ipocinesia e dall'immobilità. Si può anche dire che l'esercizio fisico con certezza influisce significativamente nell'atteggiamento di positiva autovalutazione del soggetto anziano, agendo come facilitatore dell'autostima e dell'autonomia personale complessiva (scoprono il corpo capace di fare, provano gioia in ciò, emulando e giocando persino all'interno del gruppo, ricostruiscono un più equilibrato rapporto con gli altri sentendosi capaci di fare).

Si può infine affermare che la realizzazione di questi gruppi di anziani, che fanno con impegno e con risultati un loro programma di attività fisica, ha un forte valore pedagogico per tutta la popolazione. Se è vero che il problema centrale risiede nel negativo stile di vita oggi dominante, allora è particolarmente importante rendere molto visibile queste esperienze. Quale miglior stimolo per i soggetti dell'età di mezzo (i figli ed i nipoti dei nostri anziani che fanno di solito molta meno attività fisica) per farli uscire dalle condizioni di quasi completa ipocinesia nella quale vivono, per dimostrare l'importanza e la semplicità di poterlo fare nonostante i ritmi e gli impegni della vita quotidiana.

Oggi noi lavoriamo su popolazioni che mediamente nei loro anni giovanili e maturi hanno fatto una vita più densa di attività fisica rispetto agli attuali giovani ed adulti: ciò significa quindi che tra dieci o venti anni avremo da lavorare su anziani molto più deteriorati ed a rischio da questo punto di vista. Per così dire dobbiamo lavorare per oggi, ma ancora di più per il futuro.

Se desiderate avere chiarimenti sulla Sindrome Ipocinetica ed i trattamenti riabilitativi, potete porre delle domande con i commenti. Per chi desidera invece approfondire l'argomento, può leggere: La Sindrome Ipocinetica parte I.