Morbo di Osgood-Schlatter La sindrome (o morbo) di Osgood-Schlatter è un processo degenerativo a carico della tuberosità apofisaria tibiale anteriore; rientra nel gruppo di sindromi note come osteocondrosi, in passato denominate osteocondriti (non è un processo infiammatorio ma degenerativo). Infatti si tratta di un problema esclusivamente di ordine meccanico (trazione e/o ipercarico).

La sindrome di Osgood-Schlatter fù descritta per la prima volta all'inizio del XX secolo (1903), è più conosciuta rispetto alla malattia di Sinding-Larsen-Johansson (osteocondrosi dell'apice della rotula) dato il rapporto di frequenza di 8 a 1. Il disturbo simula la tendinite rotulea o una sindrome dolorosa femoro-rotulea, manifestandosi sotto forma di borsite infrarotulea, necrosi asettica dell'estremità della tuberosità tibiale, oppure epifisite della tuberosità tibiale. Qualsiasi delle manifestazioni citate può essere la conseguenza di traumi interessanti la tuberosità tibiale che guarisce con estrema difficoltà venendo costantemente irritata dalla trazione esercitata attraverso il tendine rotuleo dal gruppo muscolare del quadricipite. Se non controllata l'area irritata si estende costituendo una formazione benigna di tessuto osseo in corrispondenza della tuberosità tibiale. Tipica dell'età adolescenziale tra i ragazzi di 10-14 anni, la sindrome di Osgood-Schlatter colpisce in genere una sola gamba, ma si può verificare anche in entrambe contemporaneamente.

L'anno di comparsa dei sintomi è sempre più tardivo nei ragazzi che nelle ragazze forse per i differenti tempi di maturazione e quindi di compattezza e resistenza condrale: 13 anni per i ragazzi, 11 per le ragazze e i primi rappresentano il 60-80% dei casi. La maturazione ossea fisica intorno ai 18 anni in genere, a seguito della calcificazione delle epifisi di accrescimento, determina la definitiva scomparsa della patologia. La sindrome di Osgood-Schlatter rappresenta il 25-30% delle osteocondriti della crescita e il 50% delle osteocondriti del ginocchio.

La frequenza con la quale si è osservata, soprattutto negli sportivi e nel calcio, lo sport più praticato in Italia, ha indotto una revisione nelle indicazioni terapeutiche; in caso di cronicizzazione, la valutazione manuale rivela un certo grado di riduzione di forza del quadricipite e l'esame radiografico conferma il quadro irritativo epifisario. La sintomatologia e la semeiotica clinica sono caratteristiche: il dolore è in genere evocato durante lo sforzo, specie in attività pliometriche o in lavori di forza esplosiva e contro resistenza, è in genere ben localizzato sull’apofisi tibiale anteriore ma può irradiarsi. In sede spesso si apprezza una tumefazione localizzata, circoscritta, talora calda alla palpazione, sempre dolente alla digitopressione.

Ai test clinici il dolore viene evocato alla flesso-estensione contro resistenza ed alla isometria in estensione completa del ginocchio o in flessione a 135°. La radiografia semplice in doppia proiezione, comparata al ginocchio sano, consente una diagnosi certa permettendo di precisare lo stadio maturativo della apofisi tibiale, per tenerne conto nelle indicazioni terapeutiche, eliminare la presenza di altre osteocondrosi del ginocchio, quantificare l’entità della lesione (frammentazione dell’apofisi, ipertrofia, ossificazione intra-tendinea, etc). Anche l’ecografia può giocare un ruolo diagnostico nella identificazione della patologia. La terapia consiste nel riposo e, nel caso di atleti, l’astensione dalla attività sportiva è fondamentale per un periodo che varia in base alla gravità dei casi.

La crioterapia nella sindrome di Osgood-Schlatter può essere utile nei casi di dolore presente anche a riposo, l’integrazione alimentare di precursori della cartilagine articolare è discussa ma non dimostrata, l’uso di anti-infiammatori non steroidi e la fisioterapia può assumere un ruolo importante nel ridurre i tempi di recupero. Sulle cause della patologia non esistono dati univoci: tra le classificazioni interessante è quella che distingue osteocondrosi per compressione (rivestimento dei condili femorali), osteocondrosi dovute a trazione (tuberosità tibiale, apice della rotula), osteocondrosi da combinazione di pressione e trazione (apofisi posteriore del calcagno).

In realtà anche per la sindrome di Osgood-Schlatter si devono identificare fattori predisponenti congeniti (rotula alta o lateralizzata, ipertonia o retrazione del quadricipite) e fattori acquisiti (traumi indiretti da compressione o trazione, traumi diretti). In atto non esistono metodi o studi che indicano criteri per predire o impedire l’insorgenza della patologia.

Un recente studio dell'università di Palermo ha dimostrato che alte percentuali della sindrome di Osgood-Schlatter si associano a presenza di tilt pelvico contro laterale, verosimilmente poiché il peso corporeo al suolo scarica a terra in modo asimmetrico in ortostasi e deambulazione, determinando una diversa trazione sulle ginocchia durante la contrazione dei quadricipiti. L'asimmetrica struttura ossea dunque svolge un ruolo determinante nella patogenesi della malattia.