radiografia di una schiena con scoliosiLa scoliosi è una patologia nota già durante la civiltà egizia e greca: per primo Ippocrate parlò di scoliosi, indicando anche alcuni metodi di trattamento che si diffusero in tutto il bacino mediterraneo.

Fisiologicamente, la colonna vertebrale è formata dalle ossa vertebrali, separate tra loro da dischi fibrocartilaginei (detti appunto "intervertebrali") ed unite tra loro da robusti legamenti e sorrette funzionalmente dalle masse muscolari. Nel corpo umano si identificano 33 vertebre: 7 cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali (fuse tra di loro per formare il sacro), 4 coccigee (fuse tra loro a formare il coccige).

I movimenti consentiti dalle articolazioni vertebrali sono molto limitati: i movimenti di flessione, estensione, inclinazione laterale e torsione sono maggiori nella regione cervicale e lombare rispetto alla toracica.

Si definisce SCOLIOSI una "deviazione permanente, laterale e rotatoria del rachide" che presenta alterazioni a carico delle strutture scheletriche della colonna vertebrale.


Una semplice classificazione distingue la scoliosi in:

  • congenita: quando si parla di deformità del rachide secondaria ad anomalie delle vertebre non adeguatamente formatesi nelle prime settimane dello sviluppo embrionario;
  • acquisita: quando ha come cause lesioni di tipo traumatico, infiammatorio o neuromuscolare;
  • idiopatica: quando le cause non sono note

L'etiopatogenesi della malattia può dunque essere multifattoriale. In genere la rotazione del corpo vertebrale avviene nel senso della convessità e della parte dell’arco della vertebra nel senso della concavità della curva. Nelle forme più gravi, si può avere la compromissione anatomica delle stesse vertebre o parti di esse.  Gli attributi di "permanente" e "rotatoria" ed il concetto di "evoluzione" della scoliosi consentono di identificare in clinica atteggiamenti scoliotici o paramorfismi vertebrali, che sono deviazioni della colonna non accompagnate però da alterazioni strutturali visibili radiograficamente: i corpi vertebrali non appaiono ruotati e non presentano deformità a cuneo.

Questo gruppo patologico è indipendente dalle scoliosi "pure", è facilmente riconoscibile e dipende in genere da squilibri muscolari facilmente correggibili se presi in tempo; le curve dei paramorfismi vertebrali e degli atteggiamenti scoliotici in genere non seguono necessariamente l'evoluzione negativa delle vere scoliosi, anche se possono rappresentare in sé un fattore di rischio. Il percorso riabilitativo precoce consente, attraverso un mezzo incruento, il recupero anatomo-funzionale e la prevenzione di peggioramenti del quadro clinico, con carichi asimmetrici e deformazioni irreversibili dei corpi vertebrali. Negli atteggiamenti scoliotici, si ha spesso ipotonia dei muscoli paravertebrali, sacro-spinali, ileo-costali ed inter-trasversari, su cui il carico corporeo agisce in modo gravativo e peggiorativo.

I muscoli della concavità in genere risultano accorciati e poco elastici, quelli della convessità allungati e distesi. Il trattamento degli atteggiamenti scoliotici è finalizzato alla rieducazione di tutti i muscoli del tronco che sorreggono la colonna vertebrale migliorandone la forza di contrazione e l'elasticità, rieducando il soggetto a mantenere una posizione corretta per il maggior tempo possibile. 

Tra gli atteggiamenti scoliotici bisogna poi ricordare la scoliosi per disuguaglianza degli arti inferiori, erroneamente definita vera, ma in realtà secondaria ad una asimmetria degli arti o del bacino e ad un conseguente sistema scoliotico di compenso per il mantenimento della postura desiderata. In questi casi è necessario identificare la dismetria e la sua entità e, conseguentemente, annullarla o attenuarla con ortesi plantari, rialzi o protesi. Nel caso di una scoliosi vera è improbabile che l'uso di questi sistemi possa essere efficace.

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