diversi tipi di scarpe per fare sportLa scelta delle scarpe per fare sport è molto importante. La deambulazione, spostamento reso possibile nell'uomo dal movimento coordinato degli arti inferiori e superiori, e dai movimenti di torsione del tronco, richiede al bacino la capacità di scaricare in modo progressivo il peso della parte superiore del corpo sulle strutture podaliche. Durante il ciclo deambulatorio, che nell’uomo è composto da due passi, si ha uno spostamento del poligono d’appoggio per seguire la continua e volontaria antero-pulsione del centro di gravità. Durante il passo, in cui si distinguono tre momenti progressivi (ricezione del peso, appoggio intermedio e fase di spinta), uno dei due arti sostiene il corpo e lo spinge in avanti (arto attivo), mentre l'altro viene posato in avanti con un movimento pendolare (arto passivo).

L'atto meccanico della deambulazione è quindi molto complesso, variando anche sulla base della velocità con cui essa si realizza, ed impone sollecitazioni e deformazioni che esaltano il ruolo d'ammortizzatore elastico della volta plantare. Il piede infatti, con le ossa, i legamenti ed i muscoli che lo costituiscono, rappresenta una sorte di tripode (come quelli che sorreggono le macchine fotografiche) in cui si possono identificare tre volte architettoniche: una mediale (interna) alta ed una laterale (esterna) più bassa, che vanno rispettivamente dal calcagno al primo metatarso e dal calcagno al quinto metatarso rispettivamente, ed una volta trasversale, che passa da un metatarso all’altro; questo sistema meccanico è in grado di assorbire la forza esercitata dai muscoli durante la deambulazione e, nel contempo, è capace di assorbire le resistenze offerte dall’impatto con il suolo, adeguandosi alle eventuali asperità. Le sollecitazioni che i piedi subiscono durante la corsa, ad esempio, sono tali che tendono a coinvolgere nel tempo anche le caviglie, le ginocchia, il bacino e la stessa colonna vertebrale: da qui la necessità di calzature adeguate capaci di assorbire questo sovraccarico funzionale, variabile sia sulla base delle pendenze dei terreni percorsi, sia sulle distanze raggiunte.

Perchè fanno male i piedi

Il dolore (ai piedi, alle gambe, eccetera) compare quando la sommatoria delle forze che agiscono durante la deambulazione supera la capacità di adattamento o di sopportazione dell’individuo; questa sommatoria coinvolge essenzialmente due forze: nella fase di contrazione il muscolo si accorcia (contrazione concentrica), ma nel momento in cui il piede impatta al suolo si esercita una forza contrapposta che esercita un’azione di allungamento del muscolo (contrazione eccentrica). Dalla ricerca del corretto equilibrio di queste forze nasce la necessità di scegliere le scarpe giuste: ma come scegliere le scarpe che sappiano mediare e mantenere questo equilibrio fisico?

Regole generali contro l'affaticamento del piede

Una regola definitiva, valida per tutti, non può esserci: la scarpa deve rispettare l’anatomia del piede (diverso da soggetto a soggetto), deve essere corretta con ortesi in presenza di patologie specifiche del piede stesso (piede cavo, piede piatto, iper-pronazione, eccetera) e deve tenere conto dell’aspetto metodologico dell’allenamento. In particolare, infatti, la scelta di una scarpa dipende anche dalla superficie del terreno in cui ci si allena prevalentemente: il tipo di intersuola può infatti essere determinante nel mediare l’entità dell’impatto del piede al suolo. Schematicamente si può affermare quanto segue:

Le scarpe giuste per ogni tipo di terreno

ASFALTO: è, purtroppo, la superficie più comune in cui ci si allena ed in cui si gareggia; questa è particolarmente dura, quindi poco ottimale per i piedi, tuttavia dopo un progressivo adattamento si possono affrontare diversi km senza "macinarsi" caviglie o altro. Le scarpe da usare, in questo tipo di suolo, devono possedere una intersuola morbida, capace di deformarsi considerevolmente per assorbire e disperdere le forze che potrebbero traumatizzare nel tempo il piede e le caviglie; in genere queste scarpe durano poco e bisogna cambiarle spesso;

ERBA E TERRA BATTUTA: sono le superfici ottimali, anche se non sempre disponibili, su cui correre, in quanto esse stesse sono morbide e non restituiscono particolare forza "negativa" sulle articolazioni e sulle volte plantari. L’assenza di energia elastica restituita dal terreno che assorbe l’impatto al suolo del piede porta il soggetto a sviluppare un’azione di spinta alla corsa notevole, con grande sviluppo delle masse muscolari. Le scarpe da usare su questi terreni non devono avere grandi caratteristiche fisiche: l’unico consiglio che si può dare è che – poiché spesso questi suoli possono essere accidentati (foglie, pietre, sassi) – può essere utile usare scarpe con “collo alto”, cioè che avvolgano parzialmente le caviglie, contribuendo a dare una certa stabilità;

SABBIA: è una superficie molto morbida (forse troppo!), quindi nell’impatto il suolo assorbe tutta l’energia elastica sviluppata dai muscoli ed è quindi impossibile spingere bene, con marcato incremento delle masse muscolari e rischi di affaticamento muscolare e tendineo; i microtraumi possono dunque essere più frequenti per il marcato sovraccarico di lavoro cui si è sottoposti; in questi caso, si consiglia un allenamento molto limitato sulla sabbia (possibilmente sulla battigia, dove il terreno è più compatto) con scarpe con intersuola semirigida, capace di dare la spinta necessaria;

CEMENTO: è una superficie anche questa molto comune (marciapiedi, lungomare, eccetera), e purtroppo è molto dura, capace di sviluppare una forza elastica in risposta all’impatto col suolo elevatissima, che si può ripercuotere anche sulla schiena; da qui la necessità di usare scarpe molto ammortizzate e, nei casi estremi, anche ortesi plantari interne di gomma o silicone sui talloni, per assorbire le forze di impatto al suolo su ossa, tendini e legamenti.

GOMMA E MATECO: è una superficie tecnica, che si riscontra prevalentemente negli impianti sportivi. Le caratteristiche fisiche di queste superfici sono tali che la forza di impatto al suolo sviluppata durante la corsa è completamente restituita dal terreno in termini di spinta sul corpo, contribuendo così ad aumentare l’ampiezza della falcata; chi è abituato a superfici dure, percepisce subito la differenza (si parla proprio di “gambe imballate”), e può evitare il problema usando scarpe con intersuola sottile e dura, capace di smorzare la forza elastica sviluppata dallo stesso terreno e limitando così il possibile danno a carico dei tendini.

 

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