immagine dello stomaco umano con colon e rettoLa rettocolite ulcerosa è una "malattia infiammatoria cronica intestinale" caratterizzata da una severa infiammazione che interessa solo il colon, sempre e comunque nel tratto terminale, nella regione del retto e del sigma.

Si chiama proctite quando l'infiammazione è localizzata solo al retto-sigma. Il sintomo principale di questa patologia è la formazione di scariche diarroiche con feci miste a sangue e muco, tanto più frequenti quanto la malattia è più severa. L'intensità del quadro clinico è vario, da forme lievi ad attacchi violenti cui possono seguire episodi di stipsi (stitichezza) protratta. Sintomi associati alla rettocolite ulcerosa possono essere la febbre, la tachicardia, l'anemia, l'ipostenia, l'inappetenza, l'ipoproteinemia e lo squilibrio idrolettrolitico.

La diagnosi si basa sull'accertamento clinico (utile è l'endoscopia con il sigmoidoscopio flessibile o rigido) del processo flogistico, sulla sua persistenza e sull'assenza di fattori ambientali (intossicazioni o uso di farmaci) che possano avere indotto il processo infiammatorio. La colonscopia o la radiografia (clisma opaco a doppio contrasto) vanno prese in considerazione quando la flogosi si estende oltre il segmento del colon detto sigma, e la biopsia della mucosa del colon è utile per verificare a livello dei tessuti il quadro di infiammazione.

Ad oggi non vi sono sicurezze sulle cause che determinano l'infiammazione del colon che porta alla retto colite ulcerosa: predisposizione familiare, fumo di sigarette, alimentazione irregolare, sindromi ansioso depressive o disturbi dell’umore e stati di ansia, uso di farmaci, fattori ambientali (infezioni batteriche o parassitarie) sono alcuni tra i principali fattori di rischio della rettocolite ulcerosa, ma ad oggi non si può definire come questa infiammazione nasca: nel caso della colite ulcerosa la lesione cronica si auto-mantiene nel tempo. Se non si conoscono le cause scatenanti, oggi si può affermare che la malattia si cura molto bene, anche nei casi di attacco severo (più di sei scariche giornaliere feci muco-sanguinolente e disturbi generali), che un volta poteva portare all'exitus del paziente, oggi, attraverso somministrazione in ospedale alte dosi di cortisone, liquidi, plasma ed elettroliti, e sostanze ad alto contenuto calorico, si riescono a contenere i danni (tra gli approcci farmacologici di quest' ultimo periodo, per la fase acuta si segnala l’uso anche farmaci immunosoppressori, come la ciclosporina, sempre per via endovenosa).

Nelle forme di rettocolite ulcerosa in cui gli attacchi sono lievi o moderati (scariche di 5-6 volte al giorno), si tende a privilegiare il trattamento locale, con uso di farmaci somministrati per via rettale: i clismi, quindi le supposte, a cui si sono aggiunte proprio di recente preparazioni a base di schiuma. Il prodotto più usato è il 5-ASA, parte attiva della salazopirina, che agisce localmente sulla mucosa del colon. Questa cura, nata in Italia permette il controllo degli attacchi almeno nell’80-90% dei malati, riducendo l'uso del cortisone ed immunosoppressori per via sistemica.

Anche la prevenzione delle ricadute si basa su trattamenti preventivi con il 5-ASA, tuttavia è apparso da diversi studi che sono fondamentali nel ridurre l'incidenza di recidive:

  • una regolare alimentazione, con riduzione/eliminazione di tutti quegli alimenti nocivi per il colon (frutta secca, alcolici e superalcolici, fritture, bevande gassate, burro, strutto e lardo, ortaggi o verdure filamentose o con semini) ed aumento delle fibre;
  • una regolare attività fisica, capace di stimolare attraverso neuro modulatori, un buon stato di salute del colon;
  • riduzione o eliminazione di fattori stressanti: un umore regolare e l’assenza di stress si associano a lunghi periodi di benessere in assenza di manifestazioni sintomatiche;
  • eliminazione del fumo di sigaretta.

L'intervento chirurgico, nelle forme severe di rettocolite ulcerosa, è da considerarsi come terapia alternativa in caso di fallimento della terapia medica, e si realizza con anastomosi ileo-retto che prevede l'asportazione del colon malato e l'attacco dei due monconi rimanenti. Un intervento più recente consiste invece nell'anastomosi ileo-ano, una ricostruzione di una nuova tasca rettale con la mucosa dell'intestino tenue, attraverso il suo abboccamento con il margine anale.