Nota anche come “sindrome mediale della tibia”, “sindrome del muscolo soleo o del muscolo tibiale posteriore”, la periostite tibiale è probabilmente una delle patologie infiammatorie più antipatiche per un corridore, per la frequente tendenza a cronicizzare ed invalidare anche per diversi anni la prestazione agonistica. È una flogosi che colpisce la membrana connettivale (periostio) che avvolge la tibia, nelle regioni in cui si inseriscono in genere i muscoli soleo e tibiale posteriore e la fascia che le ricopre.

Frequentemente la causa dell'infiammazione della fascia e del periostio è da ricercarsi nei carichi eccessivi, specie se si lavora su delle pendenze (nelle discese in particolare); tra le cause più frequenti poi si indicano abbinamento di più sport usuranti, combinazione di lunghe distanze con scarpe non idonee (con poco ammortizzamento), prolungate corse in discesa, presenza di eventuale sovrappeso, presenza di inclinazioni laterali del terreno o di marcate dismetrie che provocano un'errata distribuzione del carico.

Un varismo di tibia, una pronazione eccessiva del mesopiede o una extrarotazione della testa femorale sono fattori predisponenti che associati a calzature/terreni inadatti o una programmazione erronea degli allenamenti possono dare origine a questa sindrome. La corsa (specie in pendenza), il basket ed il tennis sono le attività sportive che maggiormente favoriscono l'insorgenza della periostite tibiale, sia per le forti sollecitazioni a carico dei tendini di soleo e tibiale posteriore sia per un'eccessiva pronazione nell'appoggio del piede.

La sindrome Periostite Tibiale si caratterizza per la presenza di dolore nella parte interna della gamba, inizialmente in occasione degli allenamenti; gradualmente il dolore può persistere anche a riposo prolungandosi per ore. Il sintomo più preoccupante per il paziente è il dolore che si localizza tipicamente a livello del terzo medio sul margine interno della tibia con un'estensione di circa 5 cm ed è, in più del 50% dei casi, bilaterale. Aumenta nei movimenti di flesso estensione del piede e nelle ricadute dai balzi. In genere peggiora con l'attività e migliora con il riposo.

Clinicamente si rileva dolore alla digitopressione della regione interessata delle gambe (anteriore in genere), lungo il margine della tibia, con deficit funzionali isotonici ed isometrici dei muscoli indicati. Nei casi più gravi l'esame radiografico consente di individuare situazioni anormali a carico del periostio, l'esame ecografico probabilmente è il più indicato poiché può fornire informazioni sulle strutture mio-tendinee coinvolte. La scintigrafia ossea talvolta è prescritta quando si pone il dubbio di altre patologie, come le fratture da stress.

Il periodo di stop consigliato, in base alla gravità stabilita da uno specialista medio, varia da un minimo di trenta giorni ad un massimo di quattro mesi. L'uso di anti-infiammatori, ghiaccio, fisioterapia e plantari attenuanti il carico sul comparto anteriore può accorciare in modo significativo i tempi di recupero dell'atleta. Molto discussi sono i trattamenti mesoterapici (infiltrazione dermica in sede di flogosi di medicinali in genere steroidei, derivati del cortisone); se da un lato danno subito sollievo, dall'altro determinano rimaneggiamento delle strutture fibrose locali e nel tempo, per esperienza personale, possono dare più facilmente delle recidive.

Un elemento importante, al momento della ripresa agonistica è rappresentato dal ripristino della muscolatura (soprattutto il tibiale anteriore), attraverso un lavoro di potenziamento muscolare da seguire in palestra, e dalla scelta di scarpe adeguate ed eventualmente (soprattutto per chi ha contratto l'infortunio al primo approccio con la corsa) dalla scelta di ortesi plantari che riducano lo spostamento in avanti del baricentro corporeo, uno degli elementi biomeccanici responsabili del processo di progressiva infiammazione delle gambe.