Peiede di neonato con una margherita fra le dita

La meningite è una patologia infiammatoria delle meningi cerebrali, membrane che genericamente avvolgono il cervello; la causa più comune è una infezione batterica da meningococco (Neisseria meningitidis), batterio normalmente presente nella gola ove il microrganismo si alloca senza provocare danni.

Come si trasmette la meningite da meingococco?

La trasmissione della infezione tra persone avviene tramite inalazione di goccioline provenienti da secrezioni orofaringee infette di portatori sani asintomatici. La condizione di portatore sano si protrae per pochi mesi; raramente, ma possibile, ed è la condizione da evitare, la colonizzazione batterica progredisce fino alla malattia che se non contrastata in tempo può anche uccidere.

La malattia meningococcica con meningite si verifica in genere entro pochi giorni dalla acquisizione di un ceppo più aggressivo. La meningite meningococcica in genere si manifesta in forme endemiche, con una incidenza di circa due casi ogni centomila persone per anno. In genere i soggetti colpiti sono quelli fisicamente più deboli, con un sistema immunitario più labile (anziani, bambini, soggetti malati di malattie croniche o con deficit del sistema immunitario), tant’è che queste infezioni endemiche spesso si verificano in ambienti dove c’è una maggiore incidenza di questi soggetti (ospedali, asili, case di cura, eccetera).

Normalmente il corpo umano è capace di produrre anticorpi antimeningococco, che giocano un ruolo importante nella prevenzione della meningite meningococcica.

I neonati sono esposti alla Meningite da Meningococco?

I neonati, alla nascita, sono protetti dalla malattia meningococcica grazie agli anticorpi materni trasferiti loro passivamente. Quando gli anticorpi materni vengono perduti, la suscettibilità all’infezione può aumentare raggiungendo un picco tra sei e dodici mesi. Quando il batterio, nelle sue fasi di replicazione, riesce a superare i meccanismi di difesa dell’ospite, è in grado di raggiungere, invadere e replicarsi nel liquor, il liquido che lubrifica i tessuti del sistema nervoso centrale. Qui il batterio prolifica e causa danni anche irreparabili, come scritto precedentemente.

L’iniziale infezione dunque parte dal naso-faringe, e qui nella maggior parte dei casi l’infezione può non manifestarsi clinicamente, talvolta si può avere odinofagia, rinorrea, tosse, cefalea e congiuntivite. Se il batterio passa nel circolo sanguigno, superando i sistemi immunitari di difesa, i sintomi e segni della malattia sistemica si manifestano contemporaneamente alla presenza del batterio nel sangue (meningococcemia), precedendo di ventiquattro ore i sintomi della meningite fino alla malattia fulminante della durata di poche ore.

Quali sono i sintomi della Meningite da Menigococco?

L’esordio è improvviso, con febbre (39-41°, resistente alla tachipirina), brividi, nausea, vomito, eruzione cutanea, mialgia e artralgie. L’aspetto più caratteristico, che deve suscitare attenzione è l’eruzione cutanea che appare subito dopo l’esordio della malattia; essa si ha nel 75/80% dei casi e può essere maculo-papulare, petecchiale o ecchimotica. L’eruzione cutanea emorragica in genere si ha quando le condizioni generali del paziente si deteriorano considerevolmente.

Quando il batterio colonizza il liquor, i sintomi neurologici incominciano a prevalere su quelli cardiovascolari: alla tachicardia, ipotensione e lesioni cutanee, seguono uno stato di coscienza variabile, shock cardiogeno (da compromessa contrattilità miocardia), edema cerebrale con rigidità nucale e segni di disfunzione cerebrale, nausea, vomito, sudorazione profusa, fotofobia, confusione mentale, delirium o diminuzione del livello di coscienza, che va dal torpore al coma.

Le paralisi dei nervi cranici si hanno nel venti per cento dei casi con alterazioni del campo visivo, afasia ed emiparesi. Crisi epilettiche sono possibili (presenti nel 50% dei casi).

Come si interviente e quali sono le terapie per la Meningite da Meningococco?

Se presa in tempo la malattia è controllabile. Nelle forme non fulminanti la terapia della infezione da meningococco si basa sulla penicillina G; si considera il cloramfenicolo nei casi di nota allergia alla peninicillina, ma anche le cefalosporine di terza generazione. Nonostante le conoscenze e le nuove terapie, i pazienti che si espongono alla meningite fulminante hanno poche probabilità di farcela, anche con esiti neurologici invalidanti: la mortalità per pazienti di questo tipo può arrivare anche al 50-60%.

Sistemi di prevenzione della malattia meningococcica sono la chemioprofilassi (rifampicina e minociclina) e la immunoprofilassi (vaccini costituiti da polisaccaridi capsulari purificati provenienti da ceppi patogeni di meningococchi di sierogruppo A, C, Y e W-135 che inducono risposte anticorpali battericide gruppo-specifiche dopo iniezione sottocutanea).