osteocondrite dissecanteFranz König circa centoventi anni fa identificò una patologia che la scienza medica oggi identifica col suo nome, per onorarlo, ma anche con il termine scientifico di “osteocondrite dissecante”. E’ una patologia non comune, pur tuttavia è molto importante poiché la sua incidenza aumenta se si analizza il solo “popolo sportivo”. Colpisce sia uomini sia donne, prevalentemente giovani (tra i venti ed i quaranta anni) e predilige le articolazioni del:

  • ginocchio;
  • gomito;
  • anca;
  • articolazione tibio-tarsica;
  • il polso.

Queste ultime due articolazioni in numero minore.

Le cause sono sconosciute, tuttavia esistono due ipotesi, probabilmente sovrapponibili; una prevede la progressiva degenerazione della superficie cartilaginea e dell’osso sottostante, con successiva rottura di un frammento dell’osso che “naviga” all’interno dell’articolazione, un’altra prevede che successivi e frequenti insulti meccanici possano favorire la rottura di un frammento dell’articolazione.

E’ molto probabile che le cause “degenerativa” e “meccanica” siano concause nel determinare la malattia; un esempio classico di paziente a rischio di tale malattia è rappresentato da un atleta di fondo e mezzofondo, tra i venticinque ed i quaranta anni di età, che aumenta in modo eccessivo i carichi di lavoro atletico (gare ed allenamenti) in un determinato periodo di tempo relativamente breve rispetto ai suoi standard.

Raddoppiando le gare cui annualmente aderiva, magari con forti pendenze del tracciato, lavorando eccessivamente sugli allunghi in salita, su superfici magari eccessivamente rigide (cemento o asfalto vecchio), l’atleta sottopone le articolazioni dei propri arti ad un eccessivo carico, predisponendosi appunto alla patologia. Se poi ha in sé una predisposizione, legata magari ad una costituzione ossea di tipo gracile, il rischio si moltiplica: l’articolazione si usura e su una o più superfici si crea progressivamente una “crepa”.

La patologia di König si manifesta in modo evidente quando il frammento (a causa delle eccessive sollecitazioni) si distacca completamente dall’articolazione (talora i sintomi compaiono anche quando il frammento è parzialmente distaccato); nella cavità della articolazione questo frammento (che i radiologi chiamano per similitudine nell’aspetto “topo articolare”) rappresenta un corpo estraneo che può meccanicamente limitare il movimento dell’articolazione e creare uno stato infiammatorio con dolore e limitazione della articolazione.

I disturbi iniziano subdolamente con comparsa di dolore durante i movimenti, specialmente se ripetuti in modo sequenziale (una corsa appunto); talvolta si può avere un versamento di liquido non dolente sull’articolazione, comune quando la patologia colpisce il ginocchio.

Se il frammento progressivamente si stacca dall'osso, il dolore diviene sempre più intenso e persistente; quando il topo articolare si forma, può comparire il segno del “blocco articolare”: il brusco arresto del movimento articolare in flessione o estensione è conseguenza del fatto che il frammento osteo-cartilagineo può incunearsi sulle superfici articolari come una zeppola sotto una porta, bloccando di fatto il movimento; allorché il “topo” si disimpegna dal luogo in cui si è incastrato provvisoriamente, allora la mobilità articolare è recuperata. In genere, nel ginocchio, la formazione di frammenti può essere multipla, e spesso colpisce atleti di endurance (fondo), specie quelli che si allenano e corrono in superfici molto dure e con scarpe poco ammortizzate per lunghi tratti.

La diagnosi precoce è molto importante. Se il frammento osseo è ancora attaccato al resto dell’osso si può ottenere una guarigione attraverso il riposo assoluto (purtroppo l’astensione della attività va dai tre ai nove mesi), e la fisioterapia (laserterapia, magnetoterapia prevalentemente) che consentono, insieme ad integratori per la cartilagine, anti-infiammatori e applicazione di ghiaccio, specie nelle prime fasi, anche il recupero totale. Quando il frammento si distacca, e “galleggia” all’interno della articolazione (negli atleti fondisti spesso è il ginocchio), non è possibile evitare l’intervento di artrotomia. Il frammento distaccato, infatti, da solo non si potrà mai riassorbire.