Pelle squamata

Il carcinoma a cellule squamose in situ è notoriamente chiamato dai dermatologi anche malattia di Bowen o sindrome di Bowen. Detto anche carcinoma squamo-cellulare in situ, è un tumore costituito da cellule cancerose che notoriamente rimane confinato allo strato esterno della pelle (lo strato epidermico).

La patologia, più comune di quanto si pensi, è una condizione da monitorare poiché in alcuni casi, se trascurato, può progredire in un carcinoma cutaneo invasivo noto come carcinoma a cellule squamose. Per questo motivo è consigliabile la exeresi o comunque il suo monitoraggio una volta identificato.

Quali sono le cause della malattia di Bowen?

Mediamente si può affermare che la malattia si sviluppa conseguentemente a prolungata esposizione al sole o in soggetti che si curano con farmaci immunosoppressori (occasionale è il riscontro della patologia in pazienti trattati con radioterapia o ingestione di arsenico).

La sindrome di Bowen non è infettiva e non è ereditaria, ma la pelle chiara può essere un fattore (genetico) che predispone alla patologia e dunque alla presenza della malattia in più elementi familiari. Nella gran parte dei casi la malattia è asintomatica, ci si accorge della stessa per evidenti alterazioni di natura estetica.

Quali sono i sintomi della malattia di Bowen?

La malattia di Bowen inizia infatti come una piccola area rossa squamosa, in genere di cute esposta al sole (specie sul viso, sul cuoio capelluto e sul collo, ma anche in mani o gambe), che cresce lentamente sino a poter raggiungere un diametro di pochi centimetri. Nelle forme cronicizzate è frequente la formazione una ulcera o di un nodulo al centro della lesione, in genere indicativa di una evoluzione della malattia.

Come si diagnostica e quali sono le cure per la malattia di Bowen?

Poiché la lesione può essere confusa con lesioni cutanee della psoriasi o di un eczema, può essere necessaria per il medico per una diagnosi differenziale una biopsia, a cui può seguire una adeguata terapia, che prevede numerosi trattamenti:

  • Exeresi chirurgica: in genere avviene o con una forma di raschiamento della lesione cutanea effettuata in anestesia locale, cui segue la formazione di una crosta (non sono infrequenti le recidive) o attraverso un intervento chirurgico in cui la pelle anormale può essere tagliata, in anestesia locale, a condizione che non sia troppo grande.
  • Congelamento con azoto liquido: anche questa tecnica prevede una asportazione dopo congelamento; il processo provoca rossore, gonfiore, vesciche e formazione di croste e può essere lento a guarire.
  • Applicazione topica di 5-fluorouracile: questa è una crema che può controllare o eradicare il disturbo, in quanto uccide le cellule della pelle anormali. Anche in questo caso sono possibili recidive
  • Applicazione topica di crema Imiquimod: questa crema era stata originariamente sviluppata per il trattamento delle verruche genitali, ma oggi si usa anche nel trattamento della malattia di Bowen.
  • Terapia fotodinamica: la tecnica prevede una applicazione sulla lesione di una sostanza chimica che rende le cellule sensibili alle lunghezze d'onda della luce particolari. La successiva applicazione di luce proveniente da una lampada appositamente progettata viene poi riflessa sul cerotto, inducendo la necrosi dei tessuti. Questo trattamento può essere doloroso e causare infiammazione che però regredisce in pochi giorni.
  • Radioterapia e laser: sono altre terapie utilizzate occasionalmente per il trattamento della malattia di Bowen.

Statisticamente è noto che le lesioni del capo e del tronco guariscono con una certa facilità, mentre le recidive e le complicazioni sono frequenti nelle lesioni che coinvolgono le parti inferiori delle gambe. Qui le attenzioni dei sanitari devono essere maggiori.