Cromosoma

La malattia di Anderson - Fabry (o malattia di Fabry) è così definita in onore dei due medici che la descrissero in modo indipendente per la prima volta alla fine del XIX secolo.

Da cosa è provocata la malattia di Anderson- Fabry?

E' una malattia da accumulo lisosomiale, dovuta quindi alla carenza geneticamente definita dell'enzima alfa galattosidasi, che porta all'accumulo di glico-sfingolipidi, in particolare del globotriaosilceramide (GL-3), che non degrada nel plasma e nei tessuti accumulandosi specialmente nei tessuti viscerali e nell'endotelio vascolare di tutto l'organismo con conseguente danno a livello renale, cardiaco e del sistema nervoso centrale con conseguente compromissione della qualità e delle aspettative di vita.

L'accumulo nelle cellule endoteliali di questi glio-sfingolipidi causa una progressiva occlusione dei vasi favorendo il rischio di trombosi e ischemie; il coinvolgimento delle cellule renali si manifesta inizialmente con proteinuria e poi con insufficienza renale.

L'accumulo nelle cellule muscolari causa invece cardiomiopatia (ipertrofia ventricolare sinistra) e disfunzione dei muscoli striati e dei muscoli lisci. Tuttavia, questi accumuli riguardano anche le ghiandole sudoripare, i neuroni di alcune aree del Sistema nervoso centrale e i gangli gastrointestinali, gli astrociti e le cellule meningee, con sintomi neurologici vari (ictus e accidenti cerebrovascolari, ipoacusia).

Come si trasmette la malattia di Anderson- Fabry?

La trasmissione della malattia è ereditaria e legata al cromosoma X. Una madre, ad ogni concepimento, ha il 50% di probabilità di trasmettere il gene difettoso ai propri figli, siano essi di sesso maschile o femminile, mentre i padri, trasferendo ai figli machi il cromosoma Y, possono trasmettere solo alle figlie femmine il cromosoma X.

La prevalenza della Malattia di Fabry è in aumento: dalle stime scientifiche recenti si parla di un caso su tremila e cento nati vivi, con distribuzione pan-etnica. La malattia ha una progressione subdola, lenta ma costante e comunemente si può affermare che la gran parte dei maschi affetti muore entro la sesta decade di vita.

Quali sono i sintomi della malattia di Anderson- Fabry?

I primi sintomi posso manifestarsi in età differente, anche se generalmente in età infantile, con dolori anche molti forti agli arti, febbre, stanchezza e scarsa tolleranza a sforzi fisici, al caldo e al freddo, episodi critici come le cosiddette "crisi di Fabry", con dolore intenso centripeto che inizia alle mani e ai piedi, di durata transitoria ma anche prolungata per settimane, aiutata da analgesici generici, possibili disturbi di udito e vista, ipoidrosi o anidrosi (per alterata funzione delle ghiandole sudoripare), presenza di angiocheratomi (lesioni cutanee causate da accumulo di glicosfingolipidi sulla parete dei piccoli vasi con successiva ectasia e ipercheratosi, localizzate soprattutto su scroto, pene e zona cutanea compresa tra ombelico e ginocchia, che non impallidiscono alla compressione e appaiono come piccole tumefazioni coniche, di colore che va dal rosso scuro al blu e nero) e di cornea verticillata (pallide striature spiraliformi dell'epitelio corneale determinanti dei vortici visibili con lampada a fessura), episodi di disturbi del visus da cataratta posteriore subcapsulare, opacità del cristallino, dilatazioni aneurismatiche congiuntivali e retiniche.

Questi sono tutti sintomi e segni non specifici che non facilitano la diagnosi che spesso giunge in età avanzata, quando si concreta la possibilità di danni ad organi anche irreversibili.

Come si diagnostica la malattia di Anderson- Fabry?

Come sempre, una diagnosi precoce consente un appropriato e precoce trattamento che possono contribuire al miglioramento dei sintomi e ad una migliore qualità di vita. La diagnosi della Malattia di Fabry avviene mediante il dosaggio enzimatico su semplice prelievo di sangue periferico, tuttavia tale test non è comunemente disponibile, dunque servono anche analisi genetiche.

E' fondamentale per la diagnosi una attenta osservazione, anamnesi e ricerca dei sintomi; ai primi sintomi descritti seguono situazioni più complesse e variegate, come eventi ischemici vascolari, aritmie, insufficienza cardiaca, alterazioni della funzione renale, sintomi gastrointestinali (diarrea, stitichezza, coliche, dolore e gonfiore post-prandiale, sazietà precoce, nausea, vomito e riduzione di peso, causate dall'accumulo di glicosfingolipidi nei gangli autonomi dell'intestino e nei vasi intestinali) o di neuropatia periferica con dolori urenti o acroparestesie.

La malattia è progressiva e multisistemica, caratterizzata da due differenti aspetti che devono fare riflettere: sintomi precoci e complicanze tardive. Bisogna pensare alla malattia di Fabry quando diverse manifestazioni cliniche in diversi organi non trovano uniformità di diagnosi.

Dopo l'esordio precoce indicato prima, seguono le manifestazioni cliniche a esordio tardivo (terza-quarta decade di vita) per interessamento progressivo di organi come reni, cuore e sistema nervoso centrale

  • proteinuria con un progressivo declino della funzione renale sino all'insufficienza renale grave e ipertensione;
  • ipertrofia del ventricolo sinistro tipicamente concentrica, cardiomiopatia ischemica, lesioni valvolari (in particolare insufficienza mitralica), anomalie di conduzione, aritmie, compromissione della funzione diastolica e insufficienza cardiaca congestizia;
  • attacchi ischemici transitori (TIA) o ictus dovuti a occlusione progressiva dei vasi cerebrali e a fenomeni cardioembolici.

Come si cura la malattia di Anderson - Fabry?

Si intuisce che dunque la malattia di Fabry è una malattia con un denominatore comune (il deficit enzimatico) che può causare più danni in più organi, dunque serve un approccio specialistico globale multi sistemico, in cui alla terapia del dolore serve associare e una prevenzione delle comorbidità, tant'é che esistono linee guida per il follow-up di tali pazienti stilate nel 2006 da un gruppo di esperti internazionali che indicano in un gruppo di esperti il team che deve seguire il paziente (nefrologo, neurologo, cardiologo, internista, consulente genetico ed esperto di patologie del metabolismo).

Oggi la scienza ha fornito una terapia specifica per la malattia di Anderson-Fabry: si tratta di una terapia enzimatica sostitutiva (ERT) con enzima ricombinante alfa-galattosidasi A, che degrada, riducendone dunque l'accumulo, i glico-sfingolipidi, trattamento da alcuni anni disponibile anche in Italia.