panino super imbottito con uomo pronto a mangiarlo con le posateLa dipendenza da cibo è dunque definibile come una condizione in cui una persona desidera il cibo in maniera continua e intensa, ma di fatto non rimane gratificata dal pasto, anzi un residuo umore negativo rappresenta la regola post-prandiale:il cibo per questi pazienti è considerato gratificante per la propria vita, ma nel contempo ne rappresenta un pensiero ossessivo da rimuovere.

Chiaramente la manifestazione di tali sintomi è varia, da forme eclatanti che inducono quindi la persona a comprarsi il cibo di nascosto, a tenerlo nascosto o portarselo dietro, consumarlo di nascosto, ad altre meno evidenti, in cui si assiste a una costante lotta tra appetito e intenzione di controllarlo.

La sola dieta dimagrante per questi soggetti è inutile: i primi mesi sono ligi al dovere e dimagriscono, poi mollano, mentalmente e fisicamente, cedendo alla necessità di gratificazione o automedicazione di stati depressivi.

L'uso di antidepressivi non è sufficiente per il controllo di questa condizione morbosa, è sicuramente più utile un percorso psicoterapico che consenta al paziente di recuperare il corretto rapporto con l’alimentazione, alla stregua di un alcolizzato, di un drogato o di un giocatore d'azzardo.

Per questi casi dunque, non serve tanto un bravo dietologo, ma uno psicoterapeuta che riesca ad intraprendere il giusto percorso riabilitativo ed educativo-comportamentale. Spesso questi trattamenti, lunghi, impegnativi, includono:

  • psicoeducazione sui disturbi alimentari, inclusa l’informazione nutrizionale;
  • regolarizzazione delle abitudini alimentari con automonitoraggio;
  • modificazione delle regole rigide sull’alimentazione e reintroduzione di “cibi proibiti” esclusi dalla dieta;
  • identificazione di cause degli episodi di alimentazione incontrollata, e sostituzione con metodi alternativi di gestione;
  • discussione delle origini delle preoccupazioni sull’aspetto e il peso e sostituzione con modi alternativi di valutarsi;
  • valutazione di pattern di pensiero problematici che spesso caratterizzano i disturbi alimentari (come il perfezionismo e i pensieri “tutto o niente”);
  • eliminazione di controlli sul proprio aspetto;
  • individuazione di problemi interpersonali, bassa autostima, e/o perfezionismo (ciascuno di questi fattori sembra mantenere i comportamenti dei disturbi alimentari);
  • prevenzione delle ricadute.

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Leggi anche: La dipendenza dal cibo (Prima Parte).