Cervello di un uomo che pensa sempre al ciboLa dipendeza da cibo è paragonabile a quella della droga. Anni fa nessuno avrebbe affermato una similitudine tra mangiare troppo e drogarsi; oggi, grazie a recenti ricerche come quella pubblicata su Nature Neuroscience della Yale School of Medicine, la scienza può affermare che le cellule del cervello non sono solo associate alle grandi mangiate ma collegate anche a comportamenti non alimentari, come la dipendenza delle droghe.

Monitorando un gruppo di neuroni presenti in alcune zone del cervello (circuiti di ricompensa del cervello situati nel mesencefalo) che controllano il senso di fame, i ricercatori hanno evidenziato che questi sono associati alle abbuffate e a comportamenti non alimentari, come la dipendenza delle droghe o l’interesse per stimoli esterni (videogiochi, gioco d’azzardo).

Un aumento di attività cerebrale nel circuito neurologico della ricompensa si associa al rischio di obesità, ma questi soggetti, a rischio abbuffate, possono essere anche molto magri, essendo così più vulnerabili alla dipendenza da droghe. Un aumento dell’appetito può essere associato alla perdita di interesse verso altri stimoli esterni o novità.

Lo stesso meccanismo che si mette in moto, all’opposto, quando si assume la cocaina, facendo perdere al cibo ogni capacità attrattiva. Molti soggetti sovrappeso che lottano contro il pensiero del cibo falliscono nel tentativo di controllo dell’appetito, perché non sono in grado di gestire gli istinti famelici; ciò dipenderebbe dunque da fattori neurologici.

L’esperienza insegna che in questi soggetti “mentalmente” predisposti alle abbuffate, la dieta aumenta pensieri e istinti riguardanti il cibo, che diventa pensiero ossessivo, sino al punto di impedire il dimagrimento; queste persone sanno che il problema non si esaurisce nella perdita di peso, e che il problema dell’appetito ritornerà anche dopo essere dimagriti, causando o un nuovo ingrassamento, o comunque un disagio cronico rispetto alla necessità di arginare questo aumento.

Le terapie farmacologiche per il controllo dell’appetito sono efficaci nella bulimia, ma ad oggi non esiste un farmaco affidabile e sicuro capace di controllare l’appetito di gente che è sostanzialmente sana ma “vorace”; la dipendenza da cibo è quindi da considerarsi come una patologia, in cui l’alterato rapporto con il cibo, vissuto in maniera eccessivamente urgente e intensa, si può esprimere nei seguenti modi:

  • mangiare più velocemente del normale, arrivando quasi a non gustare il cibo stesso;
  • mangiare da soli, talora con la tendenza a mangiare meno quando si è con altre persone;
  • mangiare anche quando si ha sazietà, usando sistemi per rilassare lo stomaco e favorire il transito (bere acqua e caffè, raramente il vomito autoindotto;
  • mangiare senza fame;
  • pur avendo mangiato a sazietà, si ha una sensazione di malessere;
  • avere il pensiero del cibo in quasi tutte le altre attività quotidiane;
  • avere la sensazione di un crescente impegno di tempo e denaro per il cibo.

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