dieta oloproteicaLa dieta oloproteica è definita dai sostenitori utile nella cura del soprappeso e dell’obesità con fondamenti basati su studi metabolici abbastanza noti e di passata concezione, capace di fare dimagrire velocemente.

Il presupposto di base è che a digiuno, una privazione calorica di carboidrati (zuccheri, pasta, amidi, pane, pizza, eccetera) può neutralizzare l'effetto anabolico dell'insulina sul metabolismo dei grassi, cioè in altre parole l’accumulo di adipe (grasso). Solo apportando delle quantità di aminoacidi (proteine), si stabilizza il metabolismo (evitando che il corpo divori le proprie proteine) e l’energia necessaria viene metabolizzata dal grasso in eccesso.

Molti di questi presupposti nascono da analisi scientifiche effettuate da diversi scienziati (ad esempio il prof. Blackburn), tuttavia appare evidente che la rielaborazione di questi concetti scientifici ripropone per l’ennesima volta una soluzione dietetica già analizzata in altre circostanze, quella di una dieta dimagrante con assenza di zuccheri e un incremento della quota proteica, anche se i sostenitori della dieta oloproteica sostengono che per proteggere la massa magra la quota proteica da introdurre debba oscillare da 1,2 a 1,5 g per chilo di peso ideale, quindi senza gli eccessi di proteine caratteristici delle diete iperproteiche proposte da altre.

Nella dieta oloproteica si usano proteine ad alto valore biologico con aminoacidi indispensabili all'organismo per conservare la massa magra. La dieta oloproteica proteggerebbe dunque l'equilibrio azotato e la massa magra, cancellando la fame grazie allo stato di chetosi che l'accompagna e stimolando il metabolismo cellulare a bruciare e consumare grassi.

Con questo tipo di dieta si ha la diminuzione del glucosio, con conseguente attivazione del catabolismo dei trigliceridi (grassi) presenti negli adipociti (cellule del grasso), che vengono spezzettati tramite una lipoproteinlipasi (enzima) tramite un processo di idrolisi in acidi grassi e glicerolo; quest’ultimo è un alcol che viene ossidato a livello del fegato e trasformato in glucosio (zucchero), elemento questo basale nel funzionamento energetico del metabolismo.

Anche i muscoli sono capaci (per un 40%) di idrolizzare gli acidi grassi, per il resto il lavoro lo fa il fegato che produce come scorie da questa azione catabolica Acetil-CoA da cui deriva alla fine l'acido acetacetico, che si trasforma in acetone ed acido beta-idrossi-butirrico: questi tre composti vengono denominati corpi chetonici, la cui presenza nel sangue dà sazietà.

Il circolo appare virtuoso. Riduco gli zuccheri, particolarmente presenti nella nostra dieta, aumento di poco le proteine, produco corpi chetonici che mi danno sazietà e stimolo il corpo a bruciare grassi in assenza di zuccheri, riducendo così gli accumuli di grasso del corpo. Bello… peccato che questo sistema dietetico sia considerato ancora oggi un metodo sbilanciato, che non si può improvvisare, tant’è che è considerata una vera e propria cura che va elaborata da un medico e seguita per un tempo limitato, massimo tre-quattro settimane: la dieta oloproteica sottopone a grande stress fegato e reni, deputati alla “lavorazione” del grasso per dare energia ed allo smaltimento delle sue scorie, ed i cataboliti, i processi di scarto prodotti, hanno un loro certo grado di tossicità; inoltre l'intestino può risentire di una alimentazione ad altro contenuto proteico per il lavoro che deve fare per smaltire il tutto.

Altro punto fondamentale poi è quello rappresentato dal fatto che al termine del percorso non è detto che si mantenga l’obiettivo raggiunto, cosa fondamentale.