Rappresentazione di una catena cromosomica con all'interno cibo e attrezzi per la ginnastica

La locuzione dieta genetica è sempre più frequente tra i media ed i social, e nel periodo primaverile ed estivo, quando arriva il momento della prova costume, i chilogrammi di troppo portano le persone a guardarsi attorno, ed il mercato oggi offre anche questo, un regime alimentare che porti al dimagrimento della persona e personalizzato sull'assetto metabolico dell'individuo stesso, determinato tramite un test genetico (analisi del DNA).

Come molte mode "commerciali", anche questa nasce negli Stati Uniti e viene promossa attraverso i media con pacchetti di integratori e tisane che ricordano molto le diete "weight watchers" o herba life degli anni '80 e '90 … Come detto, la base della dieta genetica è l'uso di un test genetico, che si può effettuare su un campione di saliva attraverso kit pre-composti che consentono l'analisi e la identificazione di alcuni geni già noti che influenzano il metabolismo di grassi e zuccheri, e altri geni che indicano la più adeguata tipologia di attività fisica: a questi test segue dunque una dieta ed un programma di fitness personalizzati che consentirebbero un adeguato calo ponderale, il tutto al modico costo in euro di cifre che oscillano tra le 500 e le 1400 euro.

Ci sono verità dietro questa dieta genetica?

Alcune sì, per il resto se ne può discutere. Le premesse teoriche della dieta genetica sono valide e si basano su ricerche decennali della nutrigenomica, una scienza che studia come il cibo sia in grado di intervenire sul DNA, per attivare quei geni che intervengono per impedire che insorgano nell'organismo alcune patologie.

Cos'è la nutrigenomica?

Per la nutrigenomica il cibo contiene componenti sia dannose che utili per l'organismo, e questo è scientificamente confermato. Per gran parte dei ricercatori, nel nostro organismo esistono geni che influenzati dalla alimentazione, in determinate situazioni (vecchiaia, malattie, eccetera) hanno l'effetto di aumentare i livelli di rischio di ammalarsi di cardiopatie, tumore, osteoporosi e diabete.

Una modifica sostanziale delle abitudini alimentari permetterebbe di neutralizzare l'azione negativa di questi geni. I presupposti scientifici sono i seguenti: i macronutrienti e micronutrienti contenuti degli alimenti non funzionano solo come carburante o malta per le cellule, ma anche come attivatori: si legano cioè a recettori attivando o disattivando geni del DNA da cui deriva produzione di altri elementi che, nel tempo, possono anche essere dannosi per l'organismo, con la possibilità poi di mutazioni genetiche (spontanee, dovute ad errori durante la duplicazione del DNA, o da agenti mutageni) che predispongono a patologie.

Per fare un esempio reale, si fa riferimento ad una pubblicazione recente: Int J Mol Sci. 10 giugno 2016; 17 (6). pii: E918. doi: 10,3390 / ijms17060918. Nutrigenomica e carni bovine di qualità: una recensione su Lipogenesi (autori Ladeira MM, Schoonmaker JP, Gionbelli MP, Dias JC, Gionbelli TR, Carvalho JR, Teixeira PD).

In questo articolo i ricercatori hanno analizzato diversi studi pubblicati che mostrano come l'alimentazione influenza l'espressione di geni coinvolti nel metabolismo dei lipidi e di come la manipolazione della dieta potrebbe cambiare la composizione dei grassi nel settore delle carni.

La modulazione del metabolismo è uno dei recenti obiettivi della ricerca nutrigenomica. In questo contesto, particolare attenzione è stata rivolta allo studio dei recettori nucleari associati con il metabolismo degli acidi grassi. Tra i fattori di trascrizione coinvolti nel metabolismo lipidico, spiccano i recettori attivati ​​di proliferazione dei perossisomi-(PPARs) e steroli e le proteine ​​(SREBPs): la sintesi di mRNA di questi fattori di trascrizione è regolata da sostanze nutritive, e la loro azione metabolica potrebbe essere potenziata da componenti della dieta e potrebbe cambiare la lipogenesi (produzione di grasso) nel muscolo, nello specifico un maggior uso di fonti di acidi grassi polinsaturi, di amido e rapporti di foraggio e vitamine bilanciati.

Da quanto detto, si intuisce dunque che gli alimenti possono, nello stesso tempo, avere effetti benefici ma anche negativi sul nostro organismo, in base a come il nostro stesso organismo tende ad interagire con essi, per predisposizione genetica, individuale.

Esistono alimenti "protettivi" per il corpo umano?

In via generale si può dire di sì, e se ne può fare un elenco, ad esempio di quelli che proteggono dai tumori (carote, pomodoro, cavolo, olio extra vergine di oliva, aglio e cipolla, uva , vino rosso, caffè, omega 3, agrumi e soia), ma alcuni di questi possono anche essere dannosi (si pensi ad aglio e cipolla, capaci di causare molti problemi a soggetti con retto colite…).

Secondo i fautori e sostenitori di questa dieta ad ogni tipologia di geni esiste una alimentazione ottimale tagliata su misura ed una attività fisica adeguata.

Conclusioni sulla dieta genetica

Le premesse teoriche sono corrette, le applicazioni discutibili, ad oggi non esistono pubblicazioni scientifiche valide che sostengano la possibilità, nell'uomo, di fare una dieta ad hoc nel rispetto del profilo genetico di un individuo e che questa applicazione modifichi realmente le prospettive di vita di un individuo. E' certo che forme di alimentazioni sbilanciate, iperglucidiche, ipercaloriche, inducano un ingrassamento con aumento del peso, ma quest si basa su presupposti ovvi basati su bilanci energetico-metabolici, non certo su fattori genetici.