La Danza Sportiva, aspetti funzionaliE' noto che la danza sportiva è stata di recente riconosciuta ufficialmente dal C.O.N.I., e che si può considerare una disciplina sportiva in cui l'impegno agonistico non è indifferente. Considerata per anni come una disciplina di destrezza, è oggi noto che tale attività richiede un'ottima preparazione atletica, in termini di forza ed elasticità muscolare, ed in termini di resistenza alla fatica.

La danza sportiva dunque, come tutte le attività sportive svolte a livello agonistico o comunque intenso a livello amatoriale, richiede dei requisiti psicofisici non indifferenti (in termini legali stabiliti da una iniziale visita medica effettuata da specialista in medicina dello sport, secondo la normativa vigente in materia di tutela sanitaria delle attività sportive vigente nel nostro paese), innanzi tutto per escludere la presenza di avere patologie non note (cardiopatie, deficit biomeccanici articolari o muscolari, alterazioni metaboliche, eccetera), in secondo luogo di esporsi al rischio di infortuni conseguenti ad una inadeguata preparazione atletica.

Analizzando le statistiche relative agli infortuni conseguenti alla pratica di una danza sportiva, è palese che vi è una alta incidenza e prevalenza di lesioni muscolari acute (strappi, distrazioni, contratture) e croniche (miositi, tendiniti, tenosinoviti), in genere conseguenti proprio ad un deficit nella preparazione atletica; l'altro infortunio più frequente riguarda in genere le articolazioni (fratture, micro-fratture, lesioni legamentose, eccetera), ed anche in questo secondo gruppo l'elemento di rischio più comune è rappresentato da una insufficiente o una esagerata preparazione atletica (carichi di lavoro troppo bassi o troppo alti).

Il ballerino sportivo agonista dunque, ma anche chi vuole semplicemente migliorare il proprio ballo con la danza sportiva, non può esimersi da un allenamento tecnico e fisico nel contempo. Considerando che i programmi di allenamento devono comunque essere personalizzati ed effettuati da personale qualificato (diplomati ISEF, laureati in scienze motorie, tecnici riconosciuti della federazione), un programma di allenamento non deve esimersi dal seguire uno schema essenziale che prevede due componenti:

  • un lavoro di base, essenzialmente rappresentato da tutti quegli elementi della preparazione che consentono di avere un corpo equilibrato nell’affrontare il resto dell’allenamento specifico delle varie parti del corpo. In questo settore rientrano tutti quei lavori finalizzati all’incremento od al mantenimento di alcuni parametri della forza (elastica ed esplosiva), e metabolici (lavoro aerobico ed anaerobico). Nell’ambito del lavoro di base dunque rientrano la corsa leggera (con velocità in funzione della propria resistenza, 20-30minuti), allunghi o scatti (serie da 5-10 su distanze di 50, 60, 70 ed 80 metri, con ampie pause di recupero), il potenziamento muscolare agli attrezzi (il carico, isotonico ed isometrico, va tarato sulla base dei parametri antropometrici dell’atleta). In questa fase non ci si deve dimenticare dello stretching, o allungamento muscolare; recenti studi scientifici inglesi avrebbero sconfessato l’utilità dei cosiddetti esercizi calistenici (riscaldamento muscolare attraverso l’allungamento passivo del muscolo), tuttavia in attesa di conferme su più vasta scala, si consiglia sempre di non trascurare lo stretching prima e dopo una seduta di allenamento;
  • un lavoro specifico, di preparazione atletica finalizzato all’esecuzione dello specifico gesto sportivo, la danza appunto. Questo periodo di lavoro in genere segue al lavoro di base o si può affiancarlo, ma non può prescinderne per le considerazioni di cui sopra. In questa fase il soggetto lavora per incrementare o mantenere la massima escursione delle articolazioni coinvolte nella tecnica sportiva (dalle anche alle caviglie, eccetera), attraverso esercizi di intra- ed extra- rotazione delle articolazioni. Tali esercizi vanno sempre eseguiti sino al raggiungimento del massimo range di movimento (ROM) sui tre piani dello spazio. A questo momento seguono esercizi finalizzati allo  studio e realizzazione della tecnica di ballo, concentrandosi sul movimento di base (cuban motion), attraverso la tecnica dei giri, lo studio delle coreografie senza musica e/o con musica lenta. Anche in questo caso il lavoro specifico è variabile, sia in funzione dell’atleta sia in funzione della danza sportiva prescelta.

Un metodo di lavoro abbastanza interessante e spesso contemplato nell'allenamento per la danza sportiva è rappresentato dal P.N.F., acronimo con il quale si indica una tecnica riabilitativa, definita come "facilitazione propriocettiva neuromuscolare". Essa combina stretching passivo (in un allungamento passivo si raggiunge la posizione di allungamento massimo e la si mantiene per alcuni secondi) e stretching isometrico (contrazioni isometriche o tensione di muscoli allungati) in modo da raggiungere la flessibilità statica massima.

Anche in questo caso esistono diverse metodologie di applicazione, la basilare è divisa in quattro tempi:

  1. si raggiunge il massimo allungamento del muscolo in modo graduale e lento;
  2. si esegue una contrazione isometrica per circa 15/20 secondi (sempre in posizione di massimo allungamento);
  3. si effettua rilassamento muscolare per circa 5 secondi;
  4. si allunga nuovamente il muscolo (contratto precedentemente) per almeno 30 secondi.
  5. L’intero procedimento è da ripetersi per almeno due volte per ogni gruppo muscolare da allenare.

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