Femore che si incastra nell'anca

L'articolazione tra femore e anca, detta anche articolazione coxo-femorale è definita in medicina una enartrosi, dove la fossa dell’acetabolo, situata sulla faccia laterale dell’anca, nel punto dove le tre ossa che la costituiscono, ileo, ischio e pube, si saldano, di forma semisferica e profonda, con un'area rugosa per l’attacco di un grosso legamento che dalla testa del femore si fisserà sulla faccia acetabolare (legamento rotondo), ospita la epifisi prossimale del femore; quest’ultima ha una forma caratteristica, con una testa sostanzialmente sferica inclinata medialmente e sostenuta da un cilindro osseo, il collo anatomico.

Anatomia dell'anca

La testa del femore si articola con l’acetabolo mediante una enartrosi, dunque i cui movimenti sono limitati solo dalla robustezza della capsula articolare e dalla presenza del grande trocantere, che non permette che l’abduzione del femore vada oltre un certo limite. La testa è trattenuta nella fossa dell’acetabolo, oltre che dalla pressione negativa dello spazio capsulare, anche dal legamento rotondo. Attorno all’articolazione agiscono sinergicamente diversi gruppi muscolari. Nell’enartrosi coxo-femorale, che possiede tre assi di movimento, per flesso-estensione, abduzione, adduzione e rotazione, si distinguono i seguenti gruppi muscolari, sinergicamente agenti tra di loro:

  • muscoli estensori: grande gluteo, capo lungo del bicipite, semitendinoso, semimembranoso; hanno un totale di potenziale di lavoro pari a 140,8 kgm;
  • muscoli flessori: psoas iliaco, pettineo, tensore della fascia lata, sartorio, retto anteriore, i primi due adduttori. Hanno meno potenza degli estensori, con totale di potenziale di lavoro pari a 55,4 kgm;
  • muscoli adduttori: tre adduttori (lungo, breve e grande adduttore), pettineo e retto interno. Hanno un’azione adduttoria limitata anche il quadrato crurale, l’otturatore, i gemelli ed il fascio posteriore del grande gluteo. Il totale di potenziale di lavoro è di 99,4 kgm;
  • muscoli intrarotatori: tensore della fascia lata, fibre anteriori del medio gluteo e del piccolo gluteo e fascio inferiore del grande adduttore. Hanno il più basso potenziale di lavoro: 2,5 kgm;
  • muscoli extra-rotatori: muscolo piriforme, i due gemelli, otturatori, quadrato femorale. Lavorano sinergicamente tra di loro, intrinsecamente all’articolazione coxo-femorale, collaborati da ileo psoas, grande gluteo e fasci posteriori del medio gluteo. Hanno un totale di potenziale di lavoro di 40,5 kgm.

Come lavora l'anca nella vita quotidiana?

Nella postura eretta bipodalica il peso del tronco si trasmette verticalmente, con una uguale distribuzione sulle anche, nella stazione eretta monopodalica invece, il centro di gravità si sposta sul lato opposto a quello di appoggio e l'anca diventa il fulcro di una leva su cui la forza di gravità del corpo agisce in un punto tre volte più lontano dal fulcro stesso; conseguentemente la sollecitazione meccanica aumenta notevolmente e i muscoli abduttori esercitano una forza tre volte maggiore di quella del corpo per mantenere la pelvi orizzontale e conseguentemente il peso che agisce sull'articolazione è quattro volte il peso del corpo.

In deambulazione intervengono i muscoli medio-gluteo e ileopsoas costituendo la coppia di stabilizzazione-propulsione. Quando esiste una buona congruenza articolare il carico si distribuisce uniformemente su una superficie estesa. Al contrario, quando sono presenti, per esempio, un valgismo dell'anca o un sublussazione della testa del femore, l'appoggio non si verifica su tutta la superficie articolare ma si concentra in prossimità del tetto cotiloideo e la pressione per centimetro quadrato è notevolmente più elevata.

In deambulazione, flessione, estensione, abduzione, adduzione e rotazione si realizzano grazie all'articolazione coxo-femorale. L’articolazione coxo-femorale relaziona due segmenti ossei di grande importanza nella ortostasi e nella deambulazione: la struttura del bacino con la struttura del femore.

Le articolazioni su cui si verificano i movimenti nel cinto pelvico sono le due articolazioni coxo-femorali, per l’appunto, e le articolazioni con la colonna lombare, in particolare l’articolazione lombo-sacrale.

L'importanza dell'attività fisica nella vita quotidiana

Nelle popolazioni occidentali ed industrializzate l’incidenza e la prevalenza di patologie infiammatorie dell’anca sono molto frequenti, e sta progressivamente aumentando considerevolmente: buona qualità di vita, miglioramento del supporto tecnologico hanno aumentato gli anni di vita media, dunque è aumentata la quota di popolazione a rischio per tali patologie. Sempre più frequentemente si riconosce l'importanza di una regolare attività fisica come mezzo di prevenzione per quella che si definisce coxalgia, dolore dell’anca.

Quali sono i sintomi della coxalgia?

Il termine spesso si associa al termine coxite, per indicare un processo infiammatorio dell’anca di cui si è detto. La coxalgia, il dolore con limitazione funzionale dell’anca, sono spesso confusi con la sciatica (sciatalgia): il dolore in genere colpisce il fianco e si irradia lungo la gamba, si associa a zoppicamento, difficoltà a salire le scale, ma anche a rialzarsi dal gabinetto, oppure alzarsi da un divano troppo basso. Nelle forme più gravi anche lo stare in piedi fermo rappresenta un problema, mentre meno dolore si sente nel muoversi o comunque evitando di caricare.

Quali sono le cause della coxalgia?

Pur non essendo stato chiarito il meccanismo chiave che porta allo sviluppo della patologia, sono stati comunque individuati diversi fattori di rischio:

  • età (aumenta il rischio con l'avanzare dell'età anagrafica)
  • sesso (maggiore incidenza nelle donne )
  • fattori ereditari (comune nei soggetti con familiarità per displasia congenita dell'anca)
  • sovrappeso ed obesità (aumenta il carico alle articolazioni)
  • diabete
  • lavori di fatica
  • dimorfismi (scoliosi, dismetrie di arti, coxa vara, coxa valga, eccetera)
  • esposizione a basse temperature ed umidità
  • sport usuranti (calcio, pallacanestro, corsa, e sport in genere in cui vi sono molti balzi e cambi di direzione

Come si diagnostica la coxalgia?

La diagnosi si basa su esame obiettivo, radiografia tradizionale, ecografia articolare, Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) e/o Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). L’esame baropodometrico, in statica o dinamica, effettuato nella fase meno algica, può confermare eventuali dismetrie di carico.

Quali sono le terapie per la coxalgia?

La terapia della coxalgia revede un intervento multifocale:

  • Farmaci analgesici ed antinfiammatori (per eliminare i sintomi)
  • Dietoterapie (per eliminare sovrappeso ed obesità)
  • Correzione di dismorfismi e dismetrie posturali (ginnastica posturale, esercizi di riequilibrio tra adduttori ed abduttori e di rieducazione del piatto pelvico, uso di ortesi plantari o byte nel caso di alterazioni della postura, chinesio-taping)
  • Fisiokinesiterapia (la tecarterapia e la Frems sono consigliate, insieme agli ultrasuoni. Tens e diadinamica, insieme alla ionoforesi, sono da consigliarsi nella fase infiammatoria acuta)
  • Infiltrazioni intrarticolari (si usano corticosteroidi e/o acido ialuronico, e data la natura dell’articolazione, si devono fare infiltrazioni eco-guidate per evitare di sbagliare)
  • Fangobalneoterapia
  • Terapie alternative (Agopuntura, infiltrazioni di tossina botulinica, auricoloterapia)

La terapia chirurgica va considerata nei casi invalidanti, in cui vi è al dolore, associata una importante usura delle superfici cartilaginee articolari o una compromissione della articolazione.

Comesi può prevenire la coxalgia

Un importante ruolo preventivo sembra essere giocato da una regolare attività fisica, capace di ridurre, come dimostrato da diversi studi scientifici, la frequenza e l'intensità degli episodi flogistici a carico della articolazione coxofemorale, in quanto rinforza le masse muscolari ridando elasticità alle strutture muscolo-tendinee, mobilizza costantemente le articolazioni, riduce la limitazione funzionale impedendo gli esiti invalidanti, migliora la qualità di vita dei pazienti.

La coxalgia negli sportivi

Tuttavia, come affermato, anche gli sportivi possono soffrire di coxalgia: questo è dovuto ad un eccesso di attività, ed in questi casi l’astensione dallo sport praticato è un passaggio fondamentale, anche di sei mesi o un anno. Sempre più studi confermano che alla base della coxalgia, negli sportivi, la causa sia uno squilibrio meccanico (legato alla tipologia sportiva), agevolato da particolari conformazioni dell’anca. Buona parte della riabilitazione sportiva spesso punta a “riarmonizzare” l’equilibrio funzionale tra i gruppi muscolari che elevano, estendono, abducono o adducono l’anca.