ContusioneLa contusione in sé rappresenta forse l’evento traumatico più comune nella vita quotidiana e, ovviamente, per un atleta. In sé l’evento traumatico può essere innocuo, ma anche dare problemi, in base all’entità meccanica dello stesso evento. In medicina si distinguono.

  • Contusioni di primo grado: in genere implicano lo schiacciamento delle parti molli della pelle, provocando lesioni limitate a piccoli vasi interni, con fuoriuscita del sangue che si diffonde nei tessuti, infiltrandoli. Si parla dunque di ecchimosi, macchia inizialmente bluastra (livido) che con il tempo, con il riassorbimento del sangue, assume un colore verde e successivamente giallo ocra.
  • Contusioni di secondo grado: sono caratterizzate dalla presenza di un ematoma importante, raccolta di sangue organizzata dovuta alla rottura di vasi sanguigni di una certa entità. Al tatto si rileva una tumefazione rigonfia, dolente alla pressione, che talora comprime i tessuti circostanti, limitando possibilmente l’articolarità
  • Contusioni di terzo grado: si verificano quando la cute subisce una compressione tanto violenta da comprometterne la vitalità. Il massiccio versamento ematico altera il tessuto cutaneo che, poco irrorato, va incontro a necrosi: gli strati di epidermide muoiono (la pelle inizialmente appare pallida, poi nerastra) evolvendosi verso la formazione di una piaga.

In base al tipo di tessuto coinvolto nella formazione del versamento siamo di fronte a:

  • contusioni cutanee;
  • contusioni muscolari;
  • contusioni tendinee;
  • contusioni articolari;
  • contusioni ossee.

Spesso i quadri clinici delle varie contusioni sono combinati tra di loro, quindi, stabilito il grado di gravità della condizione clinica, il protocollo terapeutico per una contusione nell’immediato prevede degli step sostanzialmente standardizzati che prendono insieme il norme di RICE (acronimo dei seguenti step):

  1. Riposo: il riposo del segmento corporeo colpito è importante, poiché si impedisce all’ematoma presente di alterare ulteriormente attraverso frizione meccanica, la fisiologia dell’area colpita;
  2. Immobilizzazione: riguarda prevalentemente quei tessuti in prossimità di distretti articolari. La presenza di corpi estranei (ematomi) può indurre frizioni, sfregamenti, processi flogistici tali da indurre un incremento della flogosi di questi tessuti;
  3. Congelamento: il ghiaccio ha un forte potere analgesico-anti-infiammatorio e va sempre usato in grande quantità nelle prime 24-36 ore dal trauma;
  4. Elevazione: in presenza di grandi versamenti, la elevazione dell’arto colpito può essere utile per impedire l’incremento degli stessi e la possibile evoluzione in linfedema o flebiti.

Il primo sintomo della contusione è il dolore, di intensità variabile e variabilmente continuo, che si accentua qualora si prema sull’area colpita. La colorazione, come accennato precedentemente, è caratteristica e determinata dall’entità del versamento, che condiziona anche il gonfiore della regione colpita. Inoltre, in seguito ad una forte contusione, può subentrare un leggero formicolio, indice che il tronco nervoso in sede è stato coinvolto nel trauma.
Dopo il primo approccio terapeutico, sopra indicato, in base all’entità della contusione ed agli esiti conseguenti, il medico può consigliare una terapia di sostegno:

  1. farmaci anti-infiammatori ed antidolorifici (ad uso sistemico e locale);
  2. farmaci anticoagulanti e/o farmaci anti-edemigeni o che favoriscano il riassorbimento dei liquidi localmente (ad uso sistemico e locale);
  3. fisioterapia (laser, ultrasuoni, magneto, Tecar, diadinamica: sono tutte apparecchiature la cui applicazione topica dimezza i tempi di recupero del trauma, se opportunamente applicati).

Dopo una contusione la ripresa alle attività sportive sarà graduale (in particolare esercizi isometrici e pliometrici sono gli ultimi da eseguire in un protocollo di recupero e ricondizionamento atletico) e bisognerà verificare che, a seguito del trauma contusivo localmente non residuino versamenti o sacche che possano limitare meccanicamente le articolazioni o i fasci muscolari; in tal senso l'ecografia rappresenta lo strumento diagnostico più adatto.

A ciò si aggiunga di verificare lo stato di tono-trofismo del muscolo, per evitare che la debolezza intrinseca residua dall'immobilità e dalla contusione possa fare incorrere in infortuni muscolari o recidive del processo flogistico.