Bacche da cui si estrae l'escina

Quando rappresentanti e case farmaceutiche parlano di nuovi prodotti, nel caso della escina, mentono: questo derivato naturale dell’ippocastano è noto da tempo, è stato solo riscoperto, alla luce dell’aumentata prevalenza di disturbi circolatori e di ritenzione idrica che colpiscono le popolazioni occidentali.

Cos'è l'Escina?

Molte culture indigene hanno usato questo derivato con capacità terapeutiche per affrontare diverse questioni di salute. Nonostante la pubblicità ed il lavaggio del cervello effettuati da diverse iniziative dell'industria farmaceutica, non si può nascondere la verità: sono erbe e prodotti naturali, che se usati con costanza, come nel caso della escina, possono avere effetti terapeutici importanti.

Da cosa si ricava l'Escina?

Come detto, l’escina deriva dall’ippocastano (Aesculus hippocastanum), un albero che contiene comunque diversi composti che possono offrire sollievo; l’ippocastano è un albero originario della penisola balcanica, ma è presente in tutto l'emisfero settentrionale.

Quali sono le proprietà chimiche dell'escina?

Dell’ippocastano semi, foglie, cortecce e fiori sono stati usati per secoli per contribuire ad alleviare diversi problemi di salute, inerenti processi infiammatori a carico del sistema cardiovascolare, dei reni, dei bronchi e del sistema linfatico e dell’apparato gastrointestinale.

I derivati dell’ippocastano sono molto usati per le disfunzioni dell’apparato vascolare, nello specifico per la insufficienza venosa cronica (IVC), condizione patologica nella quale le  vene hanno perso la capacità di favorire il ritorno del sangue al cuore. In questo senso la escina sembra stimolare le vene a contrarsi, a costringersi, dunque a favorire l’effetto “pompa”.

Le ricerche sul settore sono diverse e tutte evidenti: studi scientifici della Cina, degli Usa, dell’Europa confermano il grande potere anti-infiammatorio della escina, molecola capace di vaso-costringere (come se il paziente si mettesse delle calze compressive, uno dei presidi terapeutici tipicamente prescritti dagli angiologi nella cura della IVC), ma nel contempo di contrastare l’effetto dei radicali liberi rilasciati dall’organismo umano a seguito dei processi infiammatori, capace altresì di drenare i liquidi in eccesso dell’organismo, che si possono avere negli edemi post-traumatici ma anche nei linfedemi, nella cellulite edematosa. Questa capacità sembra essere conseguenza della capacità della escina, che è anche una saponina, di favorire la rigenerazione del microcircolo, limitando così la fragilità capillare.

L' escina sembra poi avere un effetto immuno-modulatore, dunque pare utile nei processi bronchitici su base immunitaria come l’asma; studi recenti poi indicano nella escina una capacità drenante importante per la funzionalità renale, al punto che molti nefrologi ed urologi la prescrivono nei pazienti con disturbi vari (idronefrosi, calcoli renali, insufficienza renale cronica, eccetera).

Come la escina agisca non è sufficientemente chiaro: i diversi studi ad oggi indicano un campo di azione molto ampio; probabilmente la molecola agisce sul network delle citochine che gestisce i diversi processi infiammatori che sono alla base delle più comuni patologie del corpo, modulando così sia l’azione anti-infiammatoria e riducendo al minimo l’effetto nocivo delle tossine (radicali liberi) che il processo infiammatorio produce a difesa del nostro organismo. Anche sull’effetto del tono dei vasi venosi, gli studi non sono concordi: alcuni indicano nella escina la capacità di contrarre le vene (azione neuromuscolare), altri indicano un recupero del tono vascolare per una ristrutturazione elastica del corpo delle vene. In ogni caso, appare evidente, per un fatto empirico, che la escina, da prodotto naturale quale è, va considerata come integratore quotidiano per coloro che hanno disturbi o malattie come quelle sovra indicate, dati gli scarsi (per non dire nulli) effetti collaterali che la molecola mostra: una sola indicazione va data, ed è la necessità di consumare l’integratore di escina di giorno, la sua assunzione va fatta nelle ore del mattino, se presa di sera, la resa funzionale è nulla (ed anche questo sta facendo impazzire gli studiosi, che non riescono a decifrarne le cause).