AgopunturaL'agopuntura, chi non ne ha sentito parlare? Ancora oggi il dibattito scientifico su questa tecnica per la cura dell'uomo è aperto, ma non v'è dubbio alcuno che l'agopuntura non lascia indifferenti sia i detrattori che gli estimatori.

La tecnica della agopuntura si basa su presupposti empirici della medicina tradizionale cinese, che presenta un proprio statuto epistemologico basato essenzialmente su una visione olistica dell’uomo, una unità mente/corpo strettamente interconnessa con l’ambiente sociale, culturale e naturale in cui esso è inserito.

E' dunque una medicina che si basa su esperienze dirette e su basi filosofiche, ma che obiettivamente non si discosta dalla visione che i medici oggi devono avere del paziente, da considerarsi non solo come tale, ma inserito in un contesto più ampio.

La tecnica terapeutica dell'agopuntura in sé consiste nella applicazione di aghi, realizzati con specifica manifattura, su determinate aree del corpo (agopunti), distribuiti su tutta la superficie corporea, la cui sollecitazione consente di trattare sintomi e malattie, organiche e psicosomatiche.

In alcune aree specifiche, che in medicina tradizionale prendono il nome di microsistemi, l'agopuntura comprende anche:

  • auricoloterapia
  • cranio puntura
  • mano/podo puntura
  • irinofacciopuntura
  • addominopuntura

L'organizzazione mondiale della Sanità ancora non si è sbilanciata in una conclusione definitiva sulla validità della metodica dell'agopuntura, poiché diversi studi ne dimostrano la efficacia, altri invece ne indicano un effetto “placebo”, tuttavia appare evidente che la sua applicazione sul corpo umano non risulta indifferente: è cioè in grado di determinare comunque una risposta.

Su come agisce i dubbi sono tanti: di fatto si potrebbe affermare, visualizzando le mappe dei punti della medicina cinese, con le mappe dei metameri neuromuscolari noti della medicina occidentale, che l'agopuntura riesca, come una sorta di interruttore, ad agire con una azione di regolazione su diversi sistemi.

L'agopuntura. Seconda parte