Nel compartimento posteriore della coscia alloggiano un gruppo di muscoli  definibili bi-articolari poiché coinvolgono le articolazioni di anca e ginocchio. I muscoli ischiocrurali sono il muscolo bicipite femorale (solo il capo lungo, il capo breve del bicipite femorale non è considerato tra gli ischiocrurali, essendo un fascio che non origina dalla tuberosità ischiatica), nella parte laterale, il muscolo semitendinoso, nella parte mediale, il muscolo semimembranoso, nella parte mediale.

Questi muscoli hanno una inserzione prossimale comune (la tuberosità ischiatica), una innervazione comune (il nervo ischiatico detto anche nervo sciatico) e una funzione comune, quella di flettere la gamba sulla coscia ed estendere la coscia sull'anca. Ognuno di essi, poi, singolarmente svolge una azione complementare diversa: il capo lungo del bicipite femorale in aggiunta extra-ruota la gamba e la coscia, il semimembranoso e semitendinoso intra-ruotano la gamba (a ginocchio flesso), mentre adducono e intra-ruotano la coscia. Una patologia che spesso coinvolge la inserzione alta (prossimale) di questo comparto muscolare è definita come ischiocruralgia (alcuni la definiscono in maniera popolare come pubalgia posteriore), e con questo termine si indica un processo infiammatorio spesso di origine traumatica che limita fortemente la funzione di questi muscoli. Diversi studi hanno dimostrato che il sito più comune da cui origina la ischiocruralgia è rappresentato da pregresse lesioni alla giunzione miotendinea del bicipite femorale. Le casistiche sono ampie e differenziate, ma tutti concordano nel definire la ischiocruralgia, associata a infortuni ai muscoli posteriori della coscia, come una delle lesioni sportive più comuni e una delle cause principali di inabilità temporanea allo sport per lunghi periodi. Queste lesioni sono comuni in sport che comportano una rapida accelerazione o decelerazione, salto, taglio, rotazione, rotazione o calci. Atletica leggera, calcio, pallacanestro, pallamano, rugby, sono gli sport che comunemente espongono a questa patologia, in quanto sollecitano questi gruppi muscolari nei movimenti di decelerazione, intra- ed extra- rotazione nei cambi di direzione. Spesso l’evento traumatico principe è rappresentato da lesioni da stiramento causato da un improvviso allungamento forzato che si verifica durante una potente contrazione. Spesso però nella spiegazione della genesi del problema si identificano diversi fattori di rischio associati, anche se ad oggi sono ancora scarsamente supportati da prove scientifiche validate:

  • infortuni precedenti sottovalutati e non perfettamente recuperati, per cui cicatrici innescano una alterata contrazione muscolare con sofferenza dell’intero comparto posteriore
  • affaticamento muscolare (errori nella programmazione dell’allenamento con recuperi non adeguati), dunque muscoli rigidi e poco flessibili ed elastici, e quindi maggiormente esposti al rischio di lesione
  • scarso riscaldamento muscolare (poco stretching)
  • predisposizioni anatomiche specifiche (dismetrie del bacino, bacino antiverso, rotoscoliosi, muscoli ischiocrurali retratti, muscoli ischiocrurali corti o deboli, eccetera) che alterano la distribuzione del carico

La diagnosi di una ischiocruralgia passa intanto da una adeguata valutazione clinica in cui il medico può rilevare la presenza di ischiocrurali deboli o o ischiocrurali retratti e con dolore che si irradia sulla coscia e sulla gamba. La presenza di gonfiore localizzato, dolore alla palpazione, dolore alla contrazione isometrica, presenza di ecchimosi in sede sono elementi clinici indicativi di una sofferenza dei muscoli ischiocrurali. Il paziente lamenta spesso una limitazione nei movimenti sportivi ma talora anche nella quotidianità (un sintomo comune è il dolore sulla parte posteriore della coscia quando stanno troppo tempo seduti in macchina). L'ecografia e la TAC sono modalità molto utili per implementare una corretta diagnosi ma la risonanza magnetica è lo strumento diagnostico di elite. Una volta effettuata la diagnosi corretta, è possibile avviare il paziente un adeguato programma di riabilitazione su misura.

Il percorso di recupero prevede

  • Astensione dalla attività sportiva (obbligatoria)
  • Uso di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), farmaci steroidei (cortisone), farmaci miorilassanti e farmaci decontratturanti (ad esempio il tiocolchicoside) e farmaci antidolorifici (tramadolo ed oppiacei in genere) 
  • Infiltrazioni locali di steroidi: vanno considerati in presenza di dolore cronico o di forte limitazione funzionale
  • Fisioterapia (il laser con la tecarterapia danno sollievo ma la manipolazione riabilitativa con massaggio decontratturante e trazione dei muscoli infiammati hanno un effetto importante nel recupero. Le onde d’urto sono da considerare in presenza di cicatrici che limitano la contrazione)
  • Attività fisica adattata: elongazione muscolare, esercizi di forza elastica, esercizi propriocettivi di carico e bilanciamento del peso corporeo
  • Chinesiotaping: l’uso di tiranti elastici agevola la ripresa sportiva

Il trattamento chirurgico di queste lesioni è da considerarsi nel caso di rotture o lesioni resistenti alla terapia conservativa e dalla natura della lesione. Le ricadute sono sempre possibili, e la limitazione della prestazione sportiva spesso è un elemento fondamentale per prevenirle.