Prostata

La prostata è una ghiandola con forma simile ad una castagna; essa si adagia sulla fascia endopelvica, è compresa tra i fasci mediali del muscolo elevatore dell’ano ed è sormontata dalla vescica urinaria; ha un rapporto con l’arco pubico anteriormente e con il retto posteriormente.  Istologicamente la ghiandola prostatica è costituita per il 70% da  aggregati di elementi ghiandolari e per il restante 30% da tessuto stromale.

Cos'è la prostata?

In questa ghiandola si distinguono diverse zone che nell’uomo derivano dalla fusione di quelle che nei primati sono le prostate craniale e caudale. La prostata come tutti gli organi dell’apparato genitale maschile si sviluppa sotto la spinta degli androgeni e va incontro a picchi di crescita significativa nel corso dello sviluppo fetale, della pubertà e nella tarda età media, tra 31 e 50 anni il tempo di raddoppiamento del peso prostatico è 4,5 anni, tra 51 e 70 è 10 anni. L’aumento medio delle dimensioni della prostata è di 6 ml/decennio.

Cos'è l'ipertrofia prostatica benigna?

Usando il termine ipertrofia prostatica benigna si indica non una malattia ma un incremento volumetrico para-fisiologico della  prostata (>30 ml) legato ad un processo di iperplasia ghiandolare e stromale che riguarda principalmente le zone periuretrale e transizionale. Nel mondo ha una incidenza di 8% degli uomini con età fra 31 e 40 anni, 50% degli uomini con età fra 51 e 60 anni, 80% degli uomini con età > 80 anni.

Nella patogenesi della ipertrofia prostatica benigna il ruolo degli ormoni androgeni, degli estrogeni, di fattori genetici e familiari e di fattori di crescita (beta-FGF, EGF, KGF, TGF-beta) è ampiamente documentato.  Dal punto di vista anatomopatologico si distinguono tre forme di ipertrofia prostatica benigna:

  • Ipertrofia prostatica bilobata
  • Ipertrofia prostatica del lobo medio (terzo lobo)
  • Ipertrofia prostatica diffusa (forma mista)

Ipertrofia prostaticabenigna: sintomi

Nella fase iniziale la condizione della ipertrofia prostatica è asintomatica, caratterizzata da incremento volumetrico della prostata, aumento delle resistenze uretrali e modificazioni detrusori ali. Successivamente si avvia la fase sintomatica, con ridotta compliance, instabilità detrusoriale, diminuita contrattilità.

Si avranno in questa seconda fase sintomi irritativi (aumentata frequenza minzionale, urgenza minzionale, incontinenza da urgenza), e sintomi da ostruzione correlati alla fase di svuotamento (ipovalidità del getto urinario, mitto intermittente, esitazione iniziale,  sensazione di ristagno post-minzionale).

Ipertrofia prostatica benigna: diagnosi

La diagnosi si basa su anamnesi, esame clinico, flussimetria e, in seconda battuta, ecografia prostatica, uretrocistografia, studio pressione-flusso); la uretrocistoscopia e la radiografia con Urografia perfusionale sono esami complementari da associare a dosaggio ematico del PSA (antigene prostatico specifico) totale, libero, con calcolo del rapporto (libero/totale) utile per escludere una neoplasia concomitante.

Ipertrofica prostatica benigna: cura

Un trattamento farmacologico accettabile deve avere efficacia e sicurezza e deve essere dimostrata in studi clinici randomizzati e controllati, dovrebbe migliorare i sintomi e prevenire le complicanze, e considerare il rischio di morbidità e di mortalità. Generalmente farmaci usati sono

  • Alfa bloccanti
  • Soppressori ormonali
  • Inibitori dell’aromatasi
  • Cure naturali tramite estratti vegetali (quelli di uso più comune sono la Serenoa repens, la corteccia di Pygeum africanum, ed estratti di polline; di questi il principio d’azione è sconosciuto e non completamente dimostrato).

Il loro impiego si basa razionalmente sull’ipotesi che l’ipertrofia prostatica benigna sia in parte dovuta ad ostruzione al deflusso urinario mediata dal muscolo liscio prostatico, che nella condizione occupa circa il 40% della densità di aree della ghiandola iperplasica. Farmacologicamente per questo si usano molto gli androgeni soppressori, analoghi del Gn-Rh, i progestativi, gli antiandrogeni, gli inibitori dell’alfa reduttasi. la ipertrofia prostatica bengina va monitorata e controllata, poichè aumenta il rischio di tumori.