Uomini che giocano a calcetto amatoriale

L’infarto è certamente una evento clinico molto grave per il cuore, poiché rappresenta la “morte” di parte del tessuto cardiaco. Quando l’evento interessa gran parte del cuore, il rischio è la morte della persona colpita da infarto, in questi casi si parla di infarto fulminante.

Come è fatto il cuore?

Il cuore, ospitato all’interno della cassa toracica, prevalentemente a sinistra,è un organo cavo costituito prevalentemente da tessuto muscolare, dalla forma grossolanamente conica con la punta rivolta in avanti e verso il basso. Rivestito da una membrana sierosa, detta pericardio, presenta quattro cavità (camere) distinte in due superiori dette atri e due inferiori dette ventricoli.

A cosa serve il cuore e come funziona?

Il cuore rappresenta una vera e propria pompa che, meccanicamente, attraverso la contrazione ritmica del suo tessuto muscolare, pompa il sangue nelle arterie distribuendolo ai vari organi e lo riceve di ritorno attraverso le vene dagli stessi tessuti. Apporta dunque in modo costante sangue, ossigeno e nutrimento a tutto il corpo.

A cosa servono le arterie coronarie

Il cuore mantiene le sue funzioni pompando sangue anche a se stesso, attraverso un sistema di arterie specifiche dette coronarie, la cui struttura varia notevolmente da persona a persona. Volendo generalizzare si individuano due vasi arteriosi principali: la Arteria coronaria destra e la Arteria coronaria sinistra, entrambe originanti nel primo tratto dell'aorta, appena sopra la valvola aortica, all’uscita dal cuore. La arteria coronarica sinistra va ad irrorare atrio sinistro, ventricolo sinistro, parte del ventricolo destro, parte anteriore del setto. La arteria coronarica destra va ad irrorare atrio destro, ventricolo destro (maggior parte e margine acuto), parte più posteriore del ventricolo sinistro, parte posteriore del setto interventricolare.

Quando avviene l'infarto acuto fulminante

Uomo che si tocca il cuore

L’infarto si verifica quando una delle due arterie coronarie o uno dei loro rami periferici si ostruisce; il mancato afflusso di sangue determina a valle un progressivo deterioramento con la morte del tessuto per mancanza di irrorazione sanguigna.

Se l’infarto coinvolge un ramo coronarico periferico, il tessuto muscolare che va incontro ad infarto è minore, se il danno si verifica più a monte, il tessuto cardiaco danneggiato può essere maggiore e portare a morte immediata il paziente. L’infarto fulminante, come causa di morte improvvisa, è sicuramente un evento riconducibile a occlusione acuta di uno o di entrambe le arterie coronariche; la mancata irrorazione del sangue determina un blocco del muscolo cardiaco da cui il paziente può anche non riprendersi.

Quali sono le cause di un infarto acuto fulminante?

Le cause di una occlusione di una arteria coronarica sono diverse: genericamente si può parlare di emboli, materiali solidi che circolanti nel sangue possono occludere una arteria che presenti un diametro di sezione più piccolo. La natura di un embolo è varia, comunemente si può affermare che tutto ciò che aumenta la densità del sangue o riduca il calibro (sezione) delle arterie è un fattore di rischio per l’infarto. Ne viene dunque che i soggetti a rischio sono soggetti che presentino malattie metaboliche.

Chi è a rischio di infarto acuto fulminante?

uomo a torso nudo con elettrodi per elettrocardiogramma appesi

Il diabete, la ipercolesterolemia, la ipertrigliceridemia, la iperuricemia, la insufficienza renale cronica sono condizioni che alterano la viscosità del sangue, aumentando il rischio della formazione di trombi ed emboli, grumi capaci di ostruire il lume di una arteria. Al contempo queste malattie aumentano lo spessore delle pareti delle arterie, riducendone il calibro interno, dunque rappresentano doppiamente un fattore di rischio per l’infarto. La scienza ha poi dimostrato altri fattori di rischio importanti: su tutti la familiarità per la malattia. Avere in famiglia una storia di infarti ci pone di per sé a rischio; è evidente poi che altri fattori ambientali, insieme a quelli genetici, possono aumentare o diminuire il rischio di infarto.

Altri fattori che espongono una persona a rischio di infarto sono il sovrappeso e l’obesità, la sedentarietà o comunque la pratica di scarsi livelli di attività fisica, il fumo di sigaretta, e lo stress. L’infarto non si può prevedere, ma appare evidente che la presenza di uno o più fattori di rischio appena descritti, aumenta il rischio per una persona di sviluppare un infarto. Da qui nasce la elaborazione da parte dei cardiologi di quella che viene comunemente definita “carta del rischio cardiovascolare”, che consente a chiunque di capire le probabilità che ha di sviluppare una malattia del genere. Il buon senso vuole che certi fattori vengano eliminati o contenuti, e la regolare pratica di controlli periodici per potere predire il rischio. Uno stile di vita sano, regolare ed attivo risulta difficile… ma non impossibile.