vista interna della pelle e del meccanismo di sudorazioneLe ghiandole sudoripare sono piccoli organi annessi alla pelle umana, capaci di produrre il sudore, liquido ipotonico (diluito) composto prevalentemente da acqua, ioni (sodio, potassio e cloro), urea, immunoglobuline, acidi grassi volatili, colesterolo.

Normalmente la secrezione di sudore da parte delle ghiandole è costante, prevalentemente sotto forma di vapore acqueo (prende il nome di  perspiratio insensibilis).

In presenza di sforzi fisici, emotivi, di aumenti della temperatura corporea, o per patologie, la sescrezione di acqua dalla pelle aumenta e si ha dunque la perspiratio sensibilis, il sudore appunto, che può contenere altre molecole come l’acido lattico. La sescrezione di acqua, con perspiratio insensibilis o sensibilis, da parte del corpo umano, è fisiologica: il contenuto di acqua nel nostro corpo, regolato, consente di mantenere la temperatura interna del nostro corpo e dunque consente il fisiologico funzionamento di tutti gli organi, apparati, sistemi e tessuti. Per ogni litro di acqua evaporata, l'organismo trasferisce all'ambiente una quantità di calore equivalente a 580 kcal.

Il sudore serve comunque all’organismo anche a purificarsi, infatti consente la eliminazione di tossine come l’urea o anche l’acido lattico, e nel contempo a idratare e lubrificare la pelle. In un certo senso, possedendo anche anticorpi, le secrezioni delle ghiandole cutanee svolgono con la sudorazione anche un’azione di difesa importante. Alterazioni della sudorazioni possono essere indice di patologie molto importanti. Si può infatti essere di fronte a ipersudorazione o iposudorazione. Il sudore fresco è completamente inodore; la presenza di acido butirrico nel sudore può dare il cattivo odore, quasi "pungente".

La ipersudorazione prende il nome di iperidrosi e, quando non indotta da alte temperature ambientali, emozioni, o attività fisica, si caratterizza clinicamente con mani sudate, specie nella regione palmare, piedi sudati e spesso maleodoranti, cuoio capelluto umido, ascelle sudate, complessivamente cattivo odore corporeo. Le cause di iperidrosi possono essere diverse (tumori, patologie della tiroide, disfunzioni ormonali come la menopausa, predisposizione genetica), e la cura consiste nel controllo degli effetti collaterali (stante la definizione e la cura della malattia che scatena l’iperidrosi):

  • comportamenti idonei: innanzitutto indossare abiti larghi e tessuti naturali per non alterare la termoregolazione;
  • depilare regolarmente le ascelle (i peli facilitano la degradazione del sudore) e indossare scarpe con suola di cuoio;
  • limitare cibi e bevande che aumentano la sudorazione (specie derivati animali, alcolici, sale, pietanze piccanti, ridurre il consumo di aglio, cipolle, peperoncino, pepe, curry).
  • uso di antitraspiranti (il cloruro di alluminio esaidrato in alcol etilico assoluto è in grado di alleviare notevolmente il problema, così come la glutaraldeide, la formaldeide, la tannina e la metanamina, che però vengono impiegate di rado in quanto causano una colorazione brunastra della pelle e dunque dei vestiti. In presenza di eczemi questi prodotti non si possono usare.
  • applicazione locale di ionoforesi: è una tecnica riabilitativa che si basa sul passaggio nelle regioni con iperidrosi di una corrente di bassa intensità attraverso la cute. La migrazione ionica indotta ridurrebbe la escrezione di acqua per un principio di osmosi fisiologica, ma si pensa pure (sono ipotesi) ad una influenza della corrente sui recettori o sulle membrane che regolano il passaggio di acqua e ioni;
  • uso di farmaci: in genere si usano farmaci psicotropi, che cioè interagiscono con il sistema nervoso (sedativi e anticolinergici);
  • iniezioni di tossina botulinica: la tossina botulinica è una sorta di veleno prodotta da un batterio, il Clostridium botulinum, capace di bloccare un neurotrasmettitore, l’acetilcolina, causando paralisi muscolare. Nel trattamento della iperidrosi la tossina è in grado di determinare, se ben inoculata attraverso molteplici iniezioni subdermiche in minime quantità, l’arresto dell'impulso nervoso responsabile della stimolazione della ghiandola sudoripara per diversi mesi. In genere per la maggior parte dei pazienti è sufficiente un trattamento annuale (di per sé già molto costoso);
  • l’intervento chirurgico di asportazione delle ghiandole sudoripare (si effettua nelle ascelle) è da considerarsi in casi estremi. Se la sudorazione si estenda oltre il limite della parte coperta da peli, si rende necessario un intervento più ampio con molteplici incisioni finalizzate alla distruzione, denervazione e/o asportazione delle ghiandole sudoripare del cavo ascellare. In alcuni casi si pratica la simpatectomia (con bisturi o laser), una chirurgia finalizzata alla denervazione del nervo simpatico che trasmette i segnali alle ghiandole sudoripare, usata per forme gravi di disidrosi al viso o alle mani (in genere il trattamento avviene per via endoscopica all’interno del torace, in forma mini invasiva);
  • medicina alternativa: per disperazione molti pazienti si rivolgono a terapie alternative a quelle standard, anche per evitare la chirurgia. Omeopatia, massaggi, agopuntura e fitoterapia possono funzionare in una minima percentuale specie per quei soggetti che hanno una quota psicosomatica importante nel determinismo della malattia. Nello specifico la salvia pare avere una funzione importante (Salvia officinalis,  Famiglia  Labiate), da usare per fare dei bagni (5/10 gocce nell’acqua tiepida della vasca da bagno e rimanere immersi per circa 10/15 minuti) o per bocca, sotto forma di tisana o decotto (due  tazze di infuso di salvia  preparato con un  cucchiaino colmo di foglie secche  o due bustine di tè di salvia lasciate in infusione per circa 20 minuti). In questo gruppo di cure si considera pure l’Ipnosi, anche se per l’efficacia di questi trattamenti mancano dimostrazioni scientifiche validate.

Condizione opposta alla iperidrosi è la ipoidrosi (o oligoidrosi), termine con cui si indica la diminuzione patologica del sudore, le cui cause sono quasi sempre di carattere ereditario, raramente acquisito. Associata a diverse patologie (Amiloidosi , Diabete insipido, Ipotiroidismo, Lebbra, Pemfigo volgare, Psoriasi, Sclerosi sistemica progressiva, Sindrome di Horner, Sindrome di Sjögren-Larsson), la patologia può essere conseguente ad assunzione di determinati farmaci (atropina, scopolamina) o a patologie psichiatriche (stress, ansia, fobie, eccetera). Alcuni fattori rendono l'anidrosi più probabile, tra cui l’età (con la senescenza la capacità produttiva delle ghiandole si riduce), il fumo di sigaretta, disturbi specifici della pelle.

La mancanza di sudorazione può avvenire su gran parte del corpo, in singole aree o in zone sparse (a macchia di leopardo). Nelle forme limitate la sudorazione di altre parti in qualche modo compensa, ma quando la superficie di cute senza produzione di sudore è estesa, i rischi per un paziente sono molto importanti.

L'anidrosi (assenza totale di sudore) che colpisce una gran parte del corpo impedisce un adeguato raffreddamento, e dunque l'esercizio fisico intenso, il duro lavoro fisico e il caldo possono causare crampi o il classico colpo di calore, con sintomi classici quali ipostenia, nausea, vertigini, battito cardiaco accelerato, pelle d'oca sulla pelle, nonostante le temperature calde. Un rischio ulteriore per la salute del paziente con ipoidrosi e l’anidrosi è rappresentato dal “mancato nutrimento” della cute; una pelle poco idratata tende più facilmente a rovinarsi, desquamare, irritarsi, spaccarsi, con disagi quindi di natura estetica importanti ma anche con rischio più elevato di infezioni o patologie concomitanti.

Per la diagnosi di ipoidrosi o anidrosi possono essere necessari alcuni test come il test dei riflessi (test QSART), il Silastic test (misura la distribuzione del sudore prendendo un'impronta delle gocce di sudore con un materiale gommoso), il test della termoregolazione.

In presenza di ipoidrosi o anidrosi bisogna fronteggiare due aspetti:

  • 1) la prevenzione dei colpi di calore, dunque:
    1. indossare indumenti leggeri quando fa caldo;
    2. rimanere in casa nelle giornate più calde;
    3. non esagerare con l'attività fisica).
  • 2) secchezza della cute, quindi:
    1. usare creme idratanti ed unguenti emollienti con una certa frequenza;
    2. lavare la cute con una certa frequenza, evitare uso di creme o prodotti estetici che tendono ulteriormente a “soffocare” la cute.

Il lavaggio consente anche di raffreddare le superfici interessate e mantenerle ben idratate anche attraverso specifici prodotti come la lanolina, cera naturale di color giallastro che protegge e idrata a fondo, in passato usata dai marinai per proteggere la pelle dall’acqua salata marina e dal sole. Dal punto di vista alimentare non vi sono approcci specifici da indicare.