massaggio a due mani sulla schienaIl sistema linfatico, dal punto di vista anatomico, è sovrapponibile al sistema venoso. I vasi linfatici, tuttavia, non formano un sistema circolatorio, avendo inizio nei distretti periferici, ma rappresentano un sistema, parallelo al sistema venoso, adeguato al trasporto dai tessuti periferici di proteine, grassi e altre sostanze di scarto che non possono venire rimosse attraverso i capillari venosi.

Ogni giorno vengono introdotti nel sistema circolatorio sanguigno circa 2-4 litri di linfa, che inizialmente viene trasportata attraverso piccoli capillari linfatici, privi di valvole, verso tronchi linfatici di diametro progressivamente maggiore provvisti di valvole. La sezione di tronco linfatico che si trova fra due valvole è detta linfangione.

Come per le valvole venose, le valvole linfatiche, ove presenti, favoriscono la risalita della linfa verso vasi sempre più grossi, sino al ricongiungimento della linfa con il versante circolatorio ematico.

Il flusso nel sistema linfatico è lento, ma ha la capacità di adeguarsi in base al volume di liquido che viene prodotto dall’organismo. Nel contesto di questa “rete idrica” deputata allo smaltimento di scorie naturali, ritroviamo delle “stazioni” che prendono il nome di linfonodi, strutture atte a filtrare la linfa prima che questa raggiunga la circolazione sanguigna.

I vasi linfatici con relativi linfonodi delle varie regioni dell'organismo confluiscono in canali maggiori, che scorrono all'interno della parete toracica. Questi canali maggiori vengono chiamati dotto toracico e dotto linfatico di destra e si aprono rispettivamente nelle vene brachiocefaliche sinistra e destra, dietro la clavicola, svuotando la linfa nel torrente circolatorio. La mancata efficienza di questo sistema di drenaggio può determinare il cosiddetto linfedema, rigonfiamento del tessuto molle sottocutaneo per risultante accumulo di acqua e proteine nei tessuti. Quando l’accumulo tende a cronicizzarsi, la presenza di proteine può causare una flogosi cronica del tessuto interessato e la formazione di tessuto connettivale fibroso di natura cicatriziale. Nel sistema linfatico esistono in base alla causa il:

  • linfedema primario, che riconosce in genere cause congenite (malformazioni del sistema linfatico) e che in genere si manifesta entro i 35 anni di vita; tra le malformazioni più frequenti bisogna considerare la fragilità del sistema capillare, comune nelle donne, in genere ereditario, che determina una stasi venosa e linfatica cui segue la formazione di tessuto adiposo e fibroso (pannicolopatia fibroadiposa) detta volgarmente cellulite.
  • linfedema secondario, che riconosce la formazione di liquido in eccesso a seguito di cause ben precise:
    1. infiammazioni che producono più linfa di quanto ne possa venire trasportata dai vasi linfatici;
    2. lesioni a carico dei vasi linfatici, causate frequentemente da interventi chirurgici (esempio classico è la rimozione dei linfonodi ascellari per intervento chirurgico di rimozione del carcinoma mammario);
    3. presenza di neoformazioni (tumori) che ostacolano il drenaggio della linfa per occlusione meccanica.

Appare evidente che nel sistema linfatico un supporto del drenaggio, in questi casi, evita la formazione di linfedema migliorando la qualità di vita del paziente. Un primo aiuto è sicuramente rappresentato dal trattamento riabilitativo che consiste prevalentemente nel linfodrenaggio manuale (tecnica di massaggio che permette di aumentare il trasporto linfatico attraverso quattro tecniche di base, note come cerchi fermi, movimenti pompanti, a spirale e rotatori, usati singolarmente o in combinazione) e nella terapia compressiva meccanica (attraverso vere e proprie pompe meccaniche si gradua la pressione sui segmenti corporei da comprimere attraverso tubolari gonfiabili pneumatici).

La pressione applicata viene adattata alle condizioni individuali, senza aggravamento del dolore. Alle tecniche riabilitative si associa la terapia compressiva, mediante bendaggi o calze compressive, che con lo stesso principio tendono a ridurre l’edema. Un elemento essenziale nel trattamento del linfedema, sia in forma primaria che secondaria, specie degli arti inferiori, è rappresentato dalla pratica di una regolare attività fisica. In particolare la corsa rappresenta, attraverso l'azione biomeccanica di pompaggio effettuata dalla ritmica contrazione dell'apparato muscolare degli arti inferiori, una vera e propria terapia capace di mantenere sotto controllo il linfedema, ed in alcuni casi di guarirlo; è evidente che la corsa effettuata come terapia del linfedema deve prevedere uso di scarpe con alto ammortizzamento, terreni piani di corsa, prevalentemente sterro, terra o piste di atletica, con coefficiente di impatto basso, evitando le pendenze e le alte velocità.

La corsa agisce terapeuticamente sul linfedema anche attraverso una seconda modalità: consente infatti la produzione di citochine e di altri piccoli ormoni (neuropeptidi) capaci di migliorare l'efficienza linfatica e venosa e di ridurre attraverso la loro azione biochimica la stasi dei liquidi.

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