gambe di un uomo che corre con scarpe di ginnasticaIl piede del marciatore è una definizione caduta in disuso ma che rende comunque nel definire le patologie da sovraccarico che il piede di un maratoneta, o di fondo e mezzofondo, può subire. In queste discipline l’atleta è obbligato a “serrare il passo”, per rendimento, tecnica, stile di corsa, e conseguentemente l’annullamento dell’angolo del passo comporta un incremento delle sollecitazioni del carico sulla testa del secondo metatarso piuttosto che sul primo, con importanti impatti ripetuti sul tallone.

A causa di questa modifica biomeccanica del carico, il piede del marciatore può soffrire e andare incontro a diverse patologie:

  • La meta tarsalgia della testa del II metatarso
  • Fratture metatarsali da durata
  • Talalgia plantare
  • Infiammazione delle ossa sesamoidi (poste alla base dell’alluce)

Qualunque sia la manifestazione clinica del piede del marciatore, pare evidente che i momenti terapeutici prevedono i seguenti punti:

  • Riposo funzionale con astensione dalla attività di corsa che può andare da uno a quattro mesi, in base all’entità clinica
  • Approcciare una tecnica di corsa, nella fase curativa, con basse velocità, evitando lavori su strade in pendenza (salita o discesa), evitando superfici dure (no asfalto, cemento e sabbia, ok terra e pista)
  • Terapia farmacologica: fans e steroidi per uso orale o anche intra-muscolo o in alcuni casi per infiltrazione locale
  • Fisioterapia (laser, ultrasuoni e tecar)
  • Ghiaccio al bisogno
  • Ortesi plantare per scarico funzionale